I RISTORATORI AQUILANI CONTRO COMUNE, REGIONE E GOVERNO: È LOCKDOWN DI FATTO, BASTA TERRORE!


L’AQUILA – “Sconcerto! Dopo il tempo della rabbia durante il quale eravamo stati prontamente e definitivamente additati come gli untori, i responsabili unici della seconda ondata di Covid-19 in città, gli avidi, gli incoscienti, i banditi irrispettosi delle regole, oggi il sentimento che abbiamo è di un assoluto e profondo sconcerto”.

Così in una nota il collettivo Ravv–Ristoratori Aquilani Versus Virus, costituito durante il lockdown di primavera (nella foto durante la simbolica riconsegna delle chiavi delle attività al sindaco Pierluigi Biondi).

“Siamo sbalorditi nel constatare il silenzio assordante delle istituzioni locali attente a concedere gratuitamente, come una panacea, spazi esterni per dehors vuoti quasi come ormai tutti i nostri locali oppure osservare l’assenza del governo regionale dal quale stiamo aspettando da maggio gli aiuti previsti e stanziati”, dicono i ristoratori, “su tutto, però, siamo sconcertati dalla scelta del governo centrale di attuare due nuove e terribili forme di lockdown: il lockdown-indiretto e l’auto-lockdown”.

“La pandemia va arginata e fermata, su questo aspetto non ci sono dubbi! Noi stessi siamo stati i primi a segnalare ai nostri amici e clienti le chiusure, a volte non necessarie o richieste, che abbiamo attuato in alcuni delle nostre attività per un senso di responsabilità e attenzione (altro che avidità!)”.

“Quello che non accettiamo – proseguono nella nota – è la diffusione scientifica del terrore per obbligare i cittadini italiani a rimanere a casa senza pensare a tutte le attività che vivono, fanno vivere, producono gettito fiscale per lo Stato e che senza ospiti sono e saranno costrette a fermarsi oppure dover subire la riduzione degli orari del normale apertura di un locale sicuro e a norma, con scelte che porteranno, inevitabilmente, alla sua chiusura senza un efficace beneficio per la collettività perché il virus, lo sappiamo, non fa distinzioni di orario”.

“Disprezziamo profondamente questo modo di fare, becero e meschino, noncurante del fatto che dietro una partita iva ci siano madri e padri di famiglia, collaboratori fidati, fornitori storici, quasi tutti non tutelati da qualsiasi forma di ‘ammortizzatore’ o ‘protezione’ sacrosante anche per noi imprenditori del settore!”.

“Ora basta!”, dicono, “non siamo solo vacche da mungere! È tempo di azioni forti, nette e definitive! Per tutti!”.

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