IL BENE COMUNE NELLE AREE INTERNE: COME CAMBIANO LE AMMINISTRAZIONI DEL DOMINIO COLLETTIVO

foto meteoaquilano.it

L’AQUILA – Un terreno sconosciuto ai più, sul quale c’è confusione da parte delle stesse istituzioni, e che tuttavia “norma” molti dei beni pubblici nelle aree montane. Parliamo dei beni di uso civico, ossia di quei beni immobili spettanti (in varie forme) ai membri di una comunità, su terreni di proprietà pubblica o di privati.

Questi beni sono presenti un po’ ovunque nelle aree montane, e in generale nelle aree interne, soprattutto laddove la densità abitativa e l’antropizzazione è minore rispetto alle zone metropolitane. Va da sé che siano dunque in gran numero nelle aree alpine e in quelle appenniniche, come l’Abruzzo interno.

Se è vero che quella che viene chiamata “proprietà collettiva” spesso rappresenta un bene di uso civico, non è sempre vero il contrario: l’esistenza di un uso civico su un suolo non prova necessariamente che esso derivi da una proprietà collettiva piena, ma anche ad esempio da forme di proprietà privata originaria, con successivi diritti d’uso concessi in favore di terzi.

Le leggi che normano gli “usi civici” – come comunemente vengono chiamati – sono complesse, e non è semplice districarsi tra le norme. Può essere tuttavia utile sapere che l’ultima grande iniziativa legislativa sul tema è stata intrapresa nel novembre 2017, con la legge 168, da molti considerata la “riforma degli usi civici”.

Secondo questa legge, i soggetti deputati ad amministrare l’ingente quantità di territorio di competenza cambiano nome, almeno rispetto a come si chiamavano in Abruzzo (ogni Regione ha disposizioni autonome in materia): da Amministrazioni separate per i beni di uso civico (Asbuc) da allora hanno preso il nome di Amministrazioni del dominio collettivo (Aduc), tanto che anche la legge quadro fa riferimento nel suo titolo al “dominio collettivo” dei beni.

Le norme attuali fanno emergere una rigidità maggiore in termini di vincoli paesaggistici, probabilmente con lo scopo di difendere il territorio montano dall’antropizzazione.

Le Aduc sono associazioni private, ma la particolarità è che le elezioni per il direttivo vengono indette nell’ambito territoriale di quell’amministrazione. In altre parole, nelle frazioni o nei quartieri del Comune di competenza. Una sorta di piccola amministrazione dentro l’amministrazione.

È questa la particolarità delle amministrazioni del dominio collettivo: decidono i residenti, che regolano la zona di competenza secondo legge.

“Dobbiamo rendere conto chiaramente alle istituzioni, come il Comune e la Regione, ma solo per alcuni passaggi, come i cambiamenti di destinazione d’uso dei terreni o le alienazioni degli stessi”, spiega a Virtù Quotidiane Antonio Nardantonio, consigliere comunale dell’Aquila ma anche presidente dell’Aduc di Preturo, una delle poche in Abruzzo che ad oggi si è adeguata alle nuove denominazioni. Molte amministrazioni, infatti, stanno aspettando che la Regione, recependo la nuova normativa, regoli il settore.

Siamo in una zona molto vasta a nord ovest dell’Aquila, che comprende diverse frazioni e all’interno della quale, soprattutto dopo il terremoto del 2009, vivono migliaia di persone.

La normativa approvata due anni fa prevede l’istituzione di un’assemblea popolare che funga allo scopo di costituire la nuova amministrazione degli usi civici, mentre prima era la Regione a indire le elezioni per la stessa.

Nel caso di Preturo le elezioni avranno luogo il prossimo 17 novembre, e provvederanno ad eleggere 7 consiglieri (che a loro volta nomineranno il nuovo presidente) e 3 provibiri. Potranno candidarsi e votare i cittadini delle frazioni di Preturo, Colle, San Marco, Pozza e Cese, dove sorge anche una delle aree più grandi del Progetto Case, gli alloggi costruiti dallo Stato dopo il terremoto del 2009.

Lo scopo delle Aduc è la salvaguardia del territorio come bene comune, ma cosa fanno in concreto questi soggetti giuridici a metà strada tra una Pro loco, un comitato cittadino e un’amministrazione pubblica?

Ad esempio, a Preturo negli ultimi anni sono stati ristrutturati alcuni fontanili, sono stati realizzati nuovi percorsi in montagna, è nata una cooperativa a latere, che si occupa della manutenzione dei beni, è stato ristrutturato anche un circolo, e il 20 ottobre verrà inaugurata la nuova sede, in quella che era la scuola di San Marco: “Collaboriamo con le associazioni del territorio – spiega Nardantonio – ma facciamo anche piccoli e grandi investimenti. Ad esempio abbiamo acquistato un capannone per il rimessaggio degli attrezzi, abbiamo uno spazzaneve che ci serve per l’inverno. In alcuni casi abbiamo persino manutenuto strade al posto del Comune”.

Le entrate arrivano principalmente dagli accordi per l’utilizzo dei terreni. Nella popolosa frazione dell’Aquila, per esempio, gli incassi derivano sostanzialmente dalla convenzione quarantennale per l’utilizzo dell’aeroporto dei Parchi, e dall’esproprio dei terreni sui quali dieci anni fa sorse l’area Case.

Inoltre, da anni, è in corso un contenzioso sulla vicenda del carcere “Le Costarelle”, che pure sorge in zona.

Infine, una voce di entrata è quella per i canoni di utilizzo dei terreni, come quello che paga un giovane della zona che ha recentemente avviato un’attività agricola, o l’affitto delle terre per i pascoli: “Abbiamo reintegrato diversi terreni negli ultimi anni, allo scopo della coltivazione e dei pascoli, in uno di questi oggi lavora un agricoltore di Campotosto, la cui stalla, nell’Alto Aterno, era stata fortemente danneggiata con il terremoto del 2017”.

L’Aduc in questione tiene aperti gli uffici quasi tutti i giorni, cercando di informare la popolazione attraverso bacheche e iniziative pubbliche, e collaborando con comuni vicini come Scoppito, Pizzoli e Cagnano Amiterno, dentro il quale ricade il bellissimo altipiano di Cascina.

Tanti sono i progetti che si intendono realizzare in futuro, tra cui lo smontaggio e il rimontaggio a Preturo di un’imponente tensostruttura, oggi installata nel polo universitario a Coppito, e che per anni ha ospitato gli studenti universitari. Tra le altre cose servirà, dice Nardantonio, a circa 40 bambini della scuola calcio locale.

Piccole e grandi azioni di amministrazioni e associazioni dai nomi talvolta misteriosi, ma spesso funzionali alle complessità delle aree interne appenniniche.