Cronaca 24 Ott 2024 19:02

Il Prosecco piace all’estero ma in Italia si snobba ancora. Per Umberto Cosmo “è un problema di comunicazione”

Il Prosecco piace all’estero ma in Italia si snobba ancora. Per Umberto Cosmo “è un problema di comunicazione”

VITTORIO VENETO – Agli occhi dell’estero l’Italia è diventata a tutti gli effetti uno Sparkling Wine Country e il merito è del Prosecco. A confermarlo sono i dati che vedono gli Usa preferire allo Champagne questa bollicina italiana che, per volume e valore, tocca il +35% di share sul totale spumante venduto egli States (dati Osservatorio Uiv-Vinitaly su base SipSource agosto).

Il suo essere democratico ha saputo conquistare proprio tutti. A dirlo sono gli addetti ai lavori che, dalle colline di Valdobbiadene, osservano il successo pensando al prossimo passo da compiere.

Ma perché spopola all’estero mentre in Italia è ancora un prodotto da snobbare? Per Umberto Cosmo (nella foto), volto di Bellenda, azienda di Vittorio Veneto (Treviso) che produce Conegliano Valdobbiadene Prosecco docg, “prima di tutto dire che il Prosecco ha superato lo Champagne è un po’ da provinciali. Il Prosecco è e resta ben diverso dallo Champagne”.

“Il suo successo”, dice a Virtù Quotidiane, “dipende dall’aver individuato una nicchia ancora inesplorata dal consumatore e questo è un cammino iniziato già dalla fine degli anni Settanta in cui in Italia, parlare di spumante significava avere a che fare solo con il dolce Asti e lo Champagne francese dedicato alle occasioni speciali. Nel mezzo non c’era nulla e il Prosecco si è posizionato proprio qui, trovando una fascia di consumo disposta a bere bolle a un prezzo più accessibile. In più è piaciuto per facilità di beva, l’essere fruttato eppure non dolce, non stucchevole. Dall’aperitivo e anche su qualche antipasto, il Prosecco piace sempre”.

Una bolla democratica certo, ma non chiamiamola economica, avverte Cosmo. Ad aver affascinato l’estero è proprio il suo essere versatile al bar per l’aperitivo, oppure a tavola per un pranzo conviviale. Ne vanno matti i “boomers” che si godono la pensione in Florida o a New York City, così come la gen Z che si avvicina per la prima volta al vino.

Ma era la metà degli anni Ottanta quando è iniziato l’interesse verso il Prosecco da parte del mercato estero: “In quel periodo da Valdobbiadene abbiamo preso la valigia e abbiamo iniziato ad esplorare l’oltre confine. La Germania è stata la prima a investire su questa bollicina, poi l’America ci ha fatto partire sul serio. A vincere è stata una promozione sincera evitando parallelismi con lo spumante italiano perché lo avrebbero assimilato all’Asti, ma neanche allo Champagne per sua complessità e soprattutto per correttezza”.

Spesso il Prosecco va a intercettare i giovani o chi si vuole approcciare al vino senza dover necessariamente investire molto denaro. Il Prosecco quindi, appaga questo bisogno e, alcune volte, anche la prima bevuta dei maggiorenni. Poi, a lungo andare, c’è disaffezione e questa bolla viene snobbata. Un problema che riguarda solo l’Italia però, secondo Cosmo.

“La banalizzazione del Prosecco è un fenomeno circoscritto in Italia”, dice. “Su questo ci siamo ampiamente interrogati ma, ad oggi, non abbiamo ancora capito perché. Per quello che sto vedendo nella zona di Conegliano Valdobbiadene c’è tanta ricerca. Si lavora incuriosendo il consumatore sull’evoluzione del Prosecco, invitando a consumare prodotti con più anni sulle spalle e dimostrando che ci sono caratteristiche che possono farlo entrare di diritto in carta vini senza nessuna vergogna. Inoltre non mancano nicchie volte a sperimentare, come chi sceglie di lavorare il prosecco col fondo”.

I detrattori del Prosecco quindi, sono tutti italianissimi, un po’ per falsa informazione un po’ per pregiudizio, lo classificano spumante di serie b. Che sia un problema di comunicazione o di miopia nella visione è possibile, secondo Cosmo, però i numeri parlano chiaro e sono questi a contare.

“In un momento in cui proprio i dati confermano che non solo in Italia, ma anche all’estero, serve un vino con minore alcolicità e struttura, è importante tenere il Prosecco come una possibilità. Questo è in grado di adattarsi meglio a un menù sempre meno pesante, condito, va bene su pietanze vegetali, il Prosecco intercetta questo bisogno. E piace all’estero perché si acquisisce maggiore consapevolezza verso una cucina healthy dall’Asia agli States. Infatti i mercati che ci scelgono non cercano il saporito a tutti i costi, come Giappone con cui siamo partiti già trent’anni fa e oggi, attendiamo le reazioni di Corea, Taiwan e Cina, anche con tutte le loro dinamiche commerciali complesse”.

Ma l’America, con i suoi brand “frizzanti” dedicati comunica una voglia di made in Italy costante. Che sia questo un altro motivo di successo? “Tutti i grandi del vino italiano in America arrivano con un Prosecco, registrando ovviamente un successo. E il merito è anche del Made in Italy, lo dimostrano i numeri e il fatto che il pubblico che apprezza vuole proprio il mito. Basta che ci sia un po’ di Italia in etichetta e la giusta riconoscibilità per essere preferito a scaffale. Ovviamente si deve saper fare marketing. Chi ha imparato fa successo ovunque, anche in Francia, dove il Prosecco incuriosisce e fa registrare una crescita a doppia cifra, stimabile al 40%”.

L’Italia delle bollicine vede nel Prosecco una chiave di successo per aprirsi nuovi mercati all’estero, ma non può funzionare come testa d’ariete per tutte le bollicine. Piuttosto la denominazione può viaggiare su un binario parallelo rispetto a tutto quanto il comparto spumantistico che vede anche altre denominazioni iniziare a farsi strada. “Il valore del marchio Prosecco conta ancora al momento e va cavalcato senza dover arrossire”, chiosa Cosmo.


Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.