IN ABRUZZO CALO TURISTICO PIÙ CONTENUTO DEL RESTO D’ITALIA E LE AREE INTERNE POSSONO ESSERE UNA CHIAVE


L’AQUILA – Coste basse, scoscese, di sabbia, di sassi; speroni rocciosi che si tuffano nel mare; laghi; fiumi; campagne verdissime; boschi selvaggi e incontaminati; faggete secolari e rigogliose; colline e vigneti; montagne che svettano altissime, tra cui la cima più alta dell’Appennino; borghi e paesi con storie e tradizioni millenarie; castelli antichissimi; città storiche e città più moderne; e ancora, parchi nazionali, riserve regionali e aree protette, marine e terrestri: il patrimonio paesaggistico e culturale d’Abruzzo è uno dei più ricchi d’Italia, nonché che uno dei più importanti a livello europeo, soprattutto per quel che riguara la biodiversità forestale.

La flora regionale presenta addirittura più di duecento specie endemiche, a dimostrazione dell’incredibile biodiversità di questa regione. Inoltre, più di un terzo della superficie del territorio abruzzese è considerato area protetta. Questa meravigliosa diversità paesaggistica, litologica e geomorfologica è, per il turismo, e chiaramente non solo, una splendida risorsa, una ricchezza immensa e al contempo una enorme potenzialità da sfruttare, e il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rappresenta senz’altro un’opportunità in questo senso, per la crescita di questo settore settore.

La pandemia ha rallentato sicuramente lo sviluppo del settore turismo in questi ultimi anni, uno dei più colpiti a livello nazionale e mondiale. Ancora nel 2021 la domanda turistica era ben lontana dai livelli pre-pandemici. Il turismo in Abruzzo, però, ha subito un calo più contenuto rispetto ad altre aree italiane: il Lazio si piazza al primo posto, col calo maggiore, tra 2019 e 2021, del -73,8%, mentre le zone adriatiche evidenziano cali minori. Addirittura il Molise ha riportato un dato positivo del +3,3%, unica regione italiana.

È questo ciò che viene fotografato dall’Osservatorio Abruzzo, progetto di Fondazione openpolis, Etipublica, Fondazione Hubruzzo, Gran Sasso Science Institute e StartingUp, per l’analisi delle dinamiche socio-economiche in Abruzzo, oltre che per il monitoraggio civico sull’andamento dei fondi del Pnrr dedicati alla regione.

Proprio in questi anni complessi e difficili, infatti, è cresciuta la consapevolezza di dover offrire una varietà di offerta turistica legata chiaramente a filo doppio alla varietà paesaggistica: dagli alberghi della costa adriatica con vista mare fino a quelli con affaccio sui pendii dei monti, fino agli agriturismi delle aree interne e ai piccoli B&B che rimandano alle atmosfere dei paesini di una volta, la diversità dei luoghi e dei territori determina la tipologia di struttura turistica. Ma non solo, determina il tipo di turismo e di fruitore.

Se alberghi e hotel ricoprono un ruolo importante nel sistema turistico legato al mare e alla costa, le aree interne della regione sono invece legate a un turismo delocalizzato tra i piccoli borghi, che vengono valorizzati magari con tour enogastronomici, che esaltano le peculiarità territoriali, come le degustazioni di vino sulle belle e dolci colline che scendono verso il mare, ricoperte da vigneti. O ancora, attraverso lo sviluppo di agriturismi, sebbene l’Abruzzo sia una delle regioni con meno agriturismi d’Italia (i dati Openpolis ci dicono che la provincia autonoma di Bolzano è il territorio con la maggior concentrazione di agriturismi: 44,1 agriturismi ogni 100 chilometri quadrati). Seguono la Toscana e l’Umbria. Agli ultimi posti si trovano Basilicata (2,1) e Valle d’Aosta (1,8).

I piccoli borghi rivivono anche grazie a percorsi letterari e culturali, che si ripropongono di ripercorrere gli itinerari e i luoghi degli scrittori abruzzesi, o dei pittori che in Abruzzo sono passati. La montagna, poi, vive spesso di un turismo legato allo sport, sia in estate che in inverno: sci, ciaspolate ed escursioni in inverno, tour in e-bike e trekking tra le faggete del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise in estate.

Tutto ciò rinnova e rinvigorisce le economie locali e il Pnrr rappresenta un’opportunità importante per la regione Abruzzo, per entrambi i poli principali, quello costiero e quello interno, le cui potenzialità sono entrambe notevoli. Nel Piano, infatti, vengono stanziati 2,4 miliardi di euro per il rilancio del turismo nel Paese dopo lo shock pandemico e di questi, 117 milioni sono già stati richiesti dalle imprese abruzzesi. Il principale investimento, di 1,8 miliardi di euro, mirerà a sostenere la competitività delle imprese. Gli altri sono stati stanziati a supporto di iniziative legate ai grandi eventi e alla creazione di un portale nazionale dedicato al turismo.

Il comparto turismo può uscirne quindi incredibilmente potenziato anche in Abruzzo, sia quello legato all’aspetto paesaggistico, sia quello legato alla valorizzazione dell’importante patrimonio culturale della regione, diffuso in maniera sicuramente non omogena e polarizzata, ma capillare su tutto il territorio. Il policentrismo può dunque rivelarsi una risorsa per la regione intera. Ad oggi oltre un terzo del totale della popolazione abruzzese vive sulla costa, che è molto più urbanizzata rispetto all’entroterra. Ma in Abruzzo, e con una media superiore rispetto a quella nazionale, il 36% della popolazione vive nelle aree interne e rivitalizzarle vuol dire riconoscerne l’interesse culturale.

E per rendere competitivo il comparto turismo in modo serio e produttivo, bisogna potenziare la mobilità, che in Abruzzo continua a presentare forti problematicità: è un’esigenza seria quella di un sistema trasporti efficiente, che colleghi la regione non solo al suo interno, ma che la colleghi anche alle altre regioni italiane in maniera più veloce ed efficace.

Un potenziale incredibile, quindi, dovuto alla ricchezza paesaggistica e a circa 3.909 beni culturali censiti per l’Abruzzo, tra cui circa 900 chiese e oltre 1.500 tra case e palazzi storici, secondo i dati dell’Osservatorio Abruzzo. Per questo il Pnrr è un’opportunità anche in termini di potenziamento delle infrastrutture: la mobilità diventa strategica, oltre che fondamentale, per uno slancio serio del turismo in regione, che sia costiero o interno. Antonella Finucci

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