#IOAPRO: ANCHE DALL’ABRUZZO A ROMA PER CHIEDERE LA RIAPERTURA DELLE ATTIVITÀ


L’AQUILA – Anche rappresentanti del Comitato spontaneo lavoratori Abruzzo (nella foto), costituito da esercenti, ristoratori, commercianti, artisti, maestri di sci, operatori della montagna, gestori di b&b, hanno partecipato oggi pomeriggio a Roma alla manifestazione del movimento #Ioapro, che è tornato a chiedere la riapertura di attività economiche, che in alcune regioni – come appunto l’Abruzzo – sono al sesto mese di chiusura.

Rammarico è stato espresso da molti manifestanti perché ancora una volta il presidio è stato infiltrato da frange violente “che nulla hanno a che fare con la ristorazione, è già la seconda volta, vengono a fare casino così poi veniamo associati a forze estreme che nulla hanno a che fare con noi”, ha detto Biagio Passaro, ristoratore salito alla ribalta delle cronache per le sue aperture contro legge. “È la polizia che dovrebbe individuare le poche teste di ca…o e non farle entrare nelle nostre manifestazioni, perché sanno bene chi sono”, ha aggiunto.

“Mi dispiace perché questa occasione avrebbe dovuto e potuto vederci uniti come classe imprenditoriale, sfido chiunque a campare le proprie famiglie un anno senza lavorare e continuando a pagare tasse”, ha detto Annalori Barbati, imprenditrice di Ovindoli (L’Aquila) del Comitato spontaneo abruzzese, che ha raccontato la manifestazione con varie dirette su Facebook. Che ribadisce come “le tensioni sono state causate da persone infiltrate che non hanno nulla a che fare coi movimenti degli imprenditori ed è una cosa scandalosa, la polizia a noi ha bloccato l’accesso a tutte le piazze per causa di questi soggetti”.

Il centro di Roma, sotto una fitta pioggia, è stata massicciamente presidiata dalle forze dell’ordine, con blindati e idranti schierati in varie strade, transenne e chiusure di strade attorno a Montecitorio.

Diverse pattuglie anche della Polizia Locale sono state impegnate nei servizi di viabilità e nelle chiusure nell’area attorno a piazza di Montecitorio.

“Non siamo partite Iva, siamo persone, siamo famiglie – ha detto un manifestante arrivato da Napoli – non siamo delinquenti, siamo persone che lavoravano 14 ore al giorno”. Mentre un altro ha aggiunto: “Ci negano anche il diritto di manifestante. È stata un’impresa arrivare qui”.

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