LA BADIA DI SANTO SPIRITO A MAIELLA, FORTI E IRRIPETIBILI EMOZIONI NELLA ROCCIA


ROCCAMORICE – La Maiella, la montagna Madre, ricca di luoghi di culto, nascosti, isolati, silenziosi, immersi nella bellezza della natura, custodisce uno dei monasteri più interessanti e pieni di fascino della nostra regione: il complesso di Santo Spirito.

La costruzione che sorge nell’omonima Valle, nel territorio di Roccamorice, più volte ristrutturata ed ampliata nel corso degli anni, nasce con molta probabilità prima dell’anno mille. Importanti testimonianze della presenza dell’uomo si hanno già intorno al 1050, periodo in cui vi si stabilì, con altri eremiti, Desiderio che fu Abate del monastero di Montecassino e Papa con il nome di Vittore III.

I periodi più luminosi nella vita di questo eremo coincidono con l’avvicendarsi di fondamentali figure, come il priore Roberto da Salle. Il monaco Pietro Santucci da Manfredonia, al quale si deve la costruzione della Scala Santa. Il principe Caracciolo di San Buono e soprattutto Pietro Angelerio. Fu il Santo del Morrone, infatti, a partire dal 1246, a dare inizio ai lavori di ampliamento, con la costruzione di due Oratori e delle piccole celle, dimora dei suoi discepoli.

La spettacolare Badia, posta a strapiombo sulla Valle sottostante, ai piedi di una ripidissima parete rocciosa, ci appare oggi divisa in tre diversi settori che comprendono la Chiesa, la parte abitativa, la sagrestia, i resti dell’antico convento, la Foresteria e la Scala Santa che porta all’Oratorio della Maddalena.

Dopo tanta bellezza, un suggestivo sentiero nella viva roccia, ci riconduce verso il piazzale della Chiesa. Il complesso monastico, impressionante per grandezza, particolarità architettonica e collocazione ambientale, riesce a suscitare forti, irripetibili emozioni. Il silenzio che avvolge tutto, con i suoi inconfondibili “segni”, ci ricorda la vita ascetica di uomini alla ricerca di sé stessi e del diretto contatto con Dio.

“Romita esistenza fugge via da ciò che mi circonda. Pochi ricordi, forse non miei, forse raccolti in altre memorie. Grandi, impossibili distanze mi avvicinano all’unico irripetibile me stesso, quando fine ed inizio non hanno origine”. (Pierpaolo Bellucci)

*giornalista Rai e scrittore

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