LA PICCOLA SEATTLE CHIAMATA L’AQUILA, IL ROCK ANNI ’80-’90 RACCONTA LA CITTÀ PRE-SISMA


L’AQUILA – Articoli, foto sbiadite, copertine di vecchi vinili o musicassette, commenti malinconici si rincorrono su Facebook da centinaia di account provenienti dalle nostre coordinate geografiche. L’occasione di confronto sui social è il gruppo pubblico “La piccola Seattle chiamata L’Aquila”.

Negli anni ’80-’90 all’Aquila si sviluppò, in maniera spontanea, un fermento musicale notevole, ma inusuale fino a quel momento. Per raccogliere documenti e ricordi di quei momenti, ma anche per raccontare la città pre-sisma dalla prospettiva degli amplifcatori valvolari appoggiati su un palco, il musicista Marcello Prosperococco, ha messo insieme questa iniziativa social.

“Il nome del gruppo”, sottolinea Prosperococco, “mi è venuto in mente, perché le analogie con la più famosa città americana, con le dovute proporzioni, a mio avviso furono molte (ad esempio le band che nascevano in continuazione, il fatto che si suonasse in ogni angolo della città). È certo che un confronto diretto con Seattle, risulterebbe impietoso. L’origine di questo movimento musicale, fu dovuto sicuramente e principalmente alla spinta mediatica che il rock alternativo ebbe in quegli anni. C’era però, all’Aquila come a Seattle, la voglia di esprimersi, la voglia di suonare”.

Centinaia di persone hanno risposto all’appello. “Moltissime le band di quegli anni”, ricorda il chitarrista, “ognuna di loro ha dato un contributo fondamentale alla crescita culturale della città”.

Queste solo alcune tra quelle menzionate: A Real Rain, Coffe Shower, Daba Dub, Dline, Disforìa, Distilleria Clandestina, Doctor Khumalo, Exede, Garble, Golem, Intrigo, Ividema, Joy Lips and The Velvet Negroes, Khany Scjoti, Latebra, Lavori in corso, Le Naphta Narcisse, Lungo Cammino, Malìa, Margó, Maxiata, Morgana, Motasemper, Muffa Rialzo, Muttley, Overload, Powerage, Project Orange, Rio Save, Senza Precedenti, Sesto Senso, Souleloquy, State Of Love And Trust, Sturm Und Drang, Uranius, Vega’s, Zelig. Ci furono anche tanti piccoli locali che facevano musica dal vivo.

“Ne cito solo alcuni”, riprende Prosperococco, “l’Arabesque, il Blue Funk, il The Mix, lo Sweet Home, il No End e via dicendo. Per non parlare dei tanti scantinati, adibiti a sale prova, sparsi per tutta la città: come non ricordare lo storico NaftaBenza?”. Non un amarcord, ma un contenitore da implementare con locandine, foto, tracce audio e video.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2021