Cronaca 01 Mag 2019 19:46

LA RINASCITA DELL’AQUILA PASSEGGIA ALL’OMBRA DELLE ANTICHE MURA

LA RINASCITA DELL’AQUILA PASSEGGIA ALL’OMBRA DELLE ANTICHE MURA

L’AQUILA – Non tutte le città del mondo possono vantare la cinta muraria trecentesca più lunga e meglio conservata del Medioevo. Non tutte le città, almeno europee, possono vantare la libertà come segno distintivo della propria fondazione, con quelle stesse mura lì a difenderla.

Eppure L’Aquila, città dall’arte e dalla cultura in piena rifioritura dopo il dramma del terremoto, le possiede entrambe. Sono questi solo alcuni degli elementi emersi durante la passeggiata dell’iniziativa “Camminando L’Aquila” del Circolo Acli III Millennio che, al suo quarto incontro tra l’inverno e la primavera, ha voluto osservare la città e il contado dalla prospettiva delle sue mura di cinta.

All’ombra del possente pomerio, domenica scorsa si sono ritrovati un centinaio di partecipanti che hanno seguito il giovane professore Alessandro Ciuffetelli alla riscoperta e rivalorizzazione di uno dei tanti patrimoni inestimabili del capoluogo abruzzese, le sue mura e le innumerevoli porte d’accesso alla città.

E infatti, si contano 19 porte tra aperte, chiuse, vecchie e nuove, cioè tra quelle risalenti al ‘300 e quelle dell’800. Differenti metodi di costruzione e diverse esigenze caratterizzano i varchi realizzati nei due secoli.

La camminata ha avuto inizio sotto Porta Castello per arrivare a Porta di Poggio Santa Maria, davanti la stazione ferroviaria. Una delle tappe intermedie è stata la Chiesetta del Crocifisso del XVII secolo, che ha inglobato una parte delle mura nella torre del campanile. Intorno ad essa aleggia una leggenda: si narra che durante alcune notti, il Parco del Castello che la custodisce, si popoli di fantasmi, anime di coloro che realmente venivano inquisiti e torturati proprio all’interno della chiesa.

I partecipanti hanno poi passeggiato verso Porta Branconia, una delle porte rivalorizzate dopo il sisma del 2009, oggetto di importanti lavori di pulizia e restauro insieme al suo pomerio esterno che conduce fino a Porta San Lorenzo, attualmente murata. Purtroppo questo importante e lungo tratto resta ancora chiuso alla cittadinanza.

Tramite Viale Don Bosco, la camminata è proseguita fino ai resti di Porta Barete che, ritrovata dopo il terremoto di dieci anni fa, resta anch’essa interdetta alla popolazione.

Lungo le mura di Via XXV Aprile, la passeggiata è arrivata ai resti di una caserma ottocentesca, sede di un reggimento di artiglieria visibile sia da Via Filomusi Guelfi che dall’interno dell’edificio che oggi è sede dell’Agenzia delle Entrate, della Soprintendenza e del Ministero dell’Economia.

Ben riconoscibili in questa zona, alcune delle 86 torrette di guardia, controllo e avvistamento della città medievale.

Infine, la camminata si è conclusa sotto Porta di Poggio Santa Maria, ritrovata solo dopo il sisma, e sotto Porta Stazione: le due distano tra di loro solo pochi passi in quanto la prima era stata chiusa già in epoca medievale, mentre la seconda fu aperta per esigenze più moderne nel XIX secolo dovute alla costruzione della stazione.

Intorno alle mura aquilane sta nascendo finalmente un’attenzione e una volontà di recupero del bene pubblico che per troppo tempo è stato abbandonato, oggetto di una incuria tale che ha permesso addirittura ai privati di inglobare parti del pomerio comunale nelle loro proprietà.

Difficilmente questi “pezzi di mura” torneranno pubblici. Ma per le altre parti è bene che le istituzioni definiscano compiti e competenze di ciascuno, al fine di concretizzare un piano di recupero che permetta la loro valorizzazione e fruizione da parte dell’intera cittadinanza, così da restituire un ulteriore tassello alla rinascita dell’Aquila. Luisa Di Fabio


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