L’AQUILA MAGLIA NERA D’ABRUZZO PER AVVELENAMENTO DI ANIMALI, ARRIVA LEGGE
L’AQUILA – È quello aquilano il territorio con più casi di avvelenamento di animali, sia domestici che selvatici, rispetto a tutto il resto del territorio regionale. È la volpe la vittima principale delle cosiddette esche avvelenate fai da te confezionate da ignoti con la precisa volontà di uccidere. A seguire, nella lista degli animali morti per avvelenamento, ci sono il cane domestico e molte specie di animali protetti.
Sono solo alcuni dei dati raccolti dall’Istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise dal 2010 al 2016, oggetto di studio per la stesura del testo di legge regionale “Norme sul divieto di utilizzo e detenzione di esche avvelenate” presentato da Lorenzo Berardinetti, presidente della Commissione Agricoltura della Regione Abruzzo.
Una legge approvata di recente dal Consiglio e condivisa tra Regione, autorità di gestione del Piano di Azione e Tutela dell’orso marsicano e il Comando regionale Carabinieri Forestale Abruzzo per l’applicazione di sanzioni amministrative che vanno da 100 a 600 euro per chiunque violi le disposizioni in materia.

“Sulla scia di quanto previsto dal Ministero della Salute e in attuazione dei principi in materia, la finalità della legge è quella di tutelare la salute umana, l’igiene pubblica, l’ambiente e la salvaguardia degli animali – ha spiegato Berardinetti – Nel testo, all’art. 2 si regolarizza la possibilità di derattizzazione ed utilizzazione di esche avvelenate per invertebrati solo nelle immediate vicinanze di abitazioni e aree coltivate. Inoltre il medico veterinario che emette diagnosi di avvelenamento dovrà darne immediata comunicazione al sindaco che deve fornire immediate disposizioni per l’apertura di un’indagine, al servizio veterinario territorialmente competente, al Gruppo provinciale dei Carabinieri Forestali, all’Istituto Zooprofilattico dove vengono conferite le carcasse e all’ente gestore dell’area protetta”.
Un primo passo in avanti per contrastare l’ecatombe di animali trovati in agonia con ciclicità ineffabile in concomitanza dei periodi di raccolta dei tartufi e nelle zone dove è più frequente il pascolo brado di equini e bovini incustoditi oppure a ridosso dell’apertura o la chiusura della stagione venatoria. Alla base del gesto criminoso ci sono anche vendette personali legate all’insofferenza verso cani e gatti del vicinato o al controllo indiscriminato dei predatori selvatici.
“Uno strumento che si è già rivelato molto valido nel contrasto del fenomeno di avvelenamento degli animali – ha riferito il maggiore Marta De Paulis, del Comando Regionale Carabinieri Forestale Abruzzo – I nuclei cinofili antiveleno d’Abruzzo sono due, uno dislocato nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e l’altro nel Parco Nazionale d’Abruzzo, per un totale di cinque unità cinofile ovvero cinque conduttori e novi cani. Un’attività già iniziata nel 2011 in seguito al protocollo d’intesa tra i quattro parchi nazionali d’Abruzzo volto a contrastare l’uso legale del veleno. Sono state effettuate in questi anni più di duecento ispezioni di urgenza, i nuclei cinofili antiveleno hanno segnalato oltre 100 esche e una cinquantina di bocconi avvelenati”.
Tra i veleni maggiormente utilizzati per commettere l’azione spregevole ci sono fitofarmaci o fitosanitari utilizzati in agricoltura, lumachicidi e veleno per topi.
“Lavoro con i cani antiveleno dal 2011 e rappresento la prima unità cinofila attiva su tutto il territorio nazionale – ha spiegato il brigatiere capo Alessandra Mango, del Coordinamento Territoriale Carabinieri per l’Ambiente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga con il cane antiveleno al guinzaglio, Dingo, un pastore belga malinois – I cani sono addestrati nell’individuazione di bocconi avvelenati in presenza di una sostanza attiva che prontamente segnalano al conduttore”.
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