L’AQUILA, RISTORATORI PORTANO CARRO FUNEBRE IN PIAZZA PER CELEBRARE IL FUNERALE DEL SETTORE


L’AQUILA – Un folto gruppo di commercianti, soprattutto ristoratori, ha manifestato stamattina in Piazza Duomo all’Aquila, portando nel cuore del centro storico un carro funebre con sopra una clessidra, un gesto eloquente che simboleggia come il tempo corra inesorabile e migliaia di attività rischiano di non riaprire.

In contemporanea ad altre decine di città in tutta Italia, gli esercenti hanno voluto ribadire le difficoltà che stanno attraversando soprattutto dopo le ultime restrizioni contenute nel decreto emanato domenica, a partire dall’obbligo di chiusura alle ore 18,00.

“Ci stanno negando il diritto di lavorare, l’intervento dello Stato non fa altro che impedirci di lavorare non soltanto nelle ore serali ma a 360 gradi”, dice Daniele Di Fabio, ristoratore, “intervenendo peraltro con miopia su quelle che sono le principali cause del contagio che ci sono in questo momento, perché sono state colpite categorie che a fatica si sono messe a norma per lavorare in sicurezza”.

“Quanto può reggere un’attività come la mia? Difficile dirlo, perché con il lavoro serale c’erano state delle perdite importanti perché c’è molta paura e il numero dei coperti è sceso drasticamente”, aggiunge, “adesso è difficile andare avanti per più di due mesi perché le spese restano invariate e gli aiuti statali, per i quali comunque ringraziamo, sono insufficienti”.

Secondo Luca Taralli, ristoratore alla guida dell’associazione RAVV-Ristoratori aquilani versus virus, costituitasi durante il lockdown di primavera che ha indetto la manifestazione di stamattina, il problema non sono gli indennizzi ma la necessità di lavorare: “Non dico che qualcuno non abbia trasgredito le regole ma non possiamo pagarne le conseguenze tutti – dice – . A ques

“È un anno completamente perduto e io avrò un calo di circa il 90 per cento”, chiosa Taralli.

“Servono aiuti concreti come la sospensione delle tasse”, dice Marco Gramenzi, gestore di un pub e di una pizzeria, “nell’ultimo mese abbiamo avuto una riduzione del fatturato di quasi il 100 per cento”.

“È importante restare uniti creando un unico corpo sociale”, afferma Antonello Di Giamberardino, titolare di un negozio di cartoleria e giocattoli e responsabile provinciale del movimento Autonomi e partite Iva, “il punto più importante delle nostre dieci richieste al governo riguarda il risanamento equitativo che consente di avere una sorta di condono, ma non tombale, equitativo in quanto permette di essere distribuito su varie fasce di persone che hanno possibilità di pagare”.

Per Fabio Climastone, storico gestore di locali serali, “noi siamo il motore della nazione, se ci fermiamo potrebbe andare persino peggio di come va ora. Io non mollo perché siamo abituati a non mollare, ma ci stanno davvero mettendo a dura prova!”.

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