L’ARTE COME ANCORA DI SALVEZZA DALLA MALATTIA, INCONTRO ALL’EMICICLO TRA LE OPERE DI CICCOZZI


L’AQUILA – “Spesso persone gravemente malate sono state salvate dall’arte, dalla loro accentuata creatività. Creatività che dava vita a quantità copiose di opere d’arte nei momenti più bui della malattia, nei momenti di isolamento sociale imposti dal disturbo. La terapia di questi artisti era proprio l’arte”.

Così Enrica Strippoli, psicoterapeuta, durante l’incontro “Arte e disabilità, l’arte come terapia” curato dall’associazione Aiacm (Associazione italiana per l’arte e la cultura nel mondo) nell’ambito dell’esposizione delle opere del maestro Giancarlo Ciccozzi, allestita all’Emiciclo e visitabile fino al 17 aprile.

“L’arte è spesso associata alla psicopatologia, quando studiavo un mio docente ci faceva lezione di psicopatologia e ci raccontava della vita degli artisti per spiegarci i disturbi dell’umore. Ad esempio Caravaggio e Van Gogh soffrivano di disturbo bipolare”, ha aggiunto l’esperta.

All’incontro, insieme alla stessa Strippoli, hanno partecipato la presidente dell’Aiacm Maura De Meo, il docente all’istituto di scienze religiose di L’Aquila, Don Carmelo Pagano Le Rose, la giornalista e poetessa Alessandra Prospero e l’artista Ciccozzi.

“Questo colore è composto da coppi tritati dal terremoto – ha detto il maestro indicando una delle sue opere – , sono pezzi che non si possono rimontare, che io trito e unito a terre e a pigmenti “dice descrivendo una sua opera. Qualcosa di ormai inutilizzabile diventa arte, diviene colore, riacquista un nuovo essere e si eleva ad opera d’arte”.

Dal pubblico, poi, la testimonianza di un uomo affetto da sclerosi multipla: “Prima di questa malattia ero un maratoneta e un ciclista, la malattia mi ha tolto la parte più importante di me – ha raccontato – . Ora sono uno scrittore e l’arte mi ha salvato, mi ha detto che dovevo farcela, mi ha accarezzato ed ora sto per pubblicare il mio secondo libro”.

“L’arte e la malattia sono un odoroso sentiero di spine, l’arte mi ha fatto intraprendere un viaggio, un viaggio in me stesso di spine, a causa di una patologia così dura ed invalidante, ma odoroso proprio grazie alla riscoperta della scrittura”, ha aggiunto. Valentina Di Fonzo