L’OLTREPÒ PAVESE SCOMMETTE SU RIESLING DOC E BUTTAFUOCO


PAVIA – “Chi beve Riesling versa oro nel bicchiere”. È amore dichiarato per questo vino bianco dai sentori minerali quello espresso da Carlo Veronese, direttore del Consorzio tutela Vini Oltrepò Pavese in occasione della seconda delle degustazioni online del ciclo di promozione del territorio promosso da Regione Lombardia, Unioncamere Lombardia e Camera di Commercio di Pavia in collaborazione con Cia, Coldiretti e Confagricoltura di Pavia, oltre che Consorzio tutela Vini Oltrepò Pavese, Distretto del Vino di qualità dell’Oltrepò Pavese e Consorzio Club del Buttafuoco storico.

Su 14mila ettari vitati di questo territorio collinare, sono 1300 quelli di Riesling di cui 300 di varietà renana e circa mille di varietà italica. “Nei nuovi impianti – ha reso noto Veronese – gli impianti di Riesling renano aumentano decisamente, mentre molti produttori hanno scelto l’espianto per l’Italico.

Tuttavia, anche con le varietà nostrane chi ha in azienda tecnologie dedicate alla vinificazione in bianco ha risultati splendidi. Come avviene per “La Versa”, cantina sociale nata a Santa Maria della Versa (Pavia) nel 1905 da un’idea di Cesare Gustavo Faravelli con 22 soci, resa poi famosa dal duca Antonio Giuseppe Denari che lanciò nel 1989 il brut Testarossa, un’icona del bere negli anni Ottanta. Ora, dopo l’acquisizione del brand da parte di Terre d’Oltrepò cantina cooperativa in cordata con Cavit, sembra pronta al nuovo salto di qualità con l’arrivo dell’enologo Cotarella che con l’annata 2019 ha, secondo Veronese, firmato “un prototipo per il futuro di questa gloria oltrepadana”.

Tuttavia, ha detto il presidente del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese, ”oggi il nostro Riesling è una delle uve che soffre di più perché deve trovare una collocazione importante di mercato in quanto vale come i grandi bicchieri. E la rivalutazione deve partire anche dal prezzo in cantina”.

“È una potenzialità che va promossa” ha concordato Paolo Massobrio, curatore della guida e della manifestazione Golosaria, “ed è un vino ecumenico che ben si abbina con le eccellenze di territorio come il riso e il miele di castagno”.

Ma la novità in termini di promozione è che “da pochi giorni il Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese – ha annunciato Veronese – ha avuto l’incarico di tutela del Buttafuoco, denominazione in crescita, e se i numeri della produzione 2020 lo consentiranno chiederemo la tutela erga omnes. Questo significa aggiungere una perla importante alla nostra collana”.

Il Buttafuoco storico è una “chicca del Vigneto Italia, piccola produzione divenuta indipendente nel 2010 ed espressione di un microterritorio delimitato da due torrenti. Qui 16 produttori proprietari di vigne storiche in sette Comuni hanno dato vita a un progetto comune che vede produrre una cuvée d’eccellenza ogni anno con enologo a rotazione.

“Qui l’unione fa la forza – ha concluso Marco Maggi, presidente del Club Buttafuoco storico – con 16 produttori che seguono regole comuni per un uvaggio che sia l’essenza del territorio e un veicolo di promozione, da qui il veliero a vele spiegate che lo identifica in rilievo”.

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