L’ULTIMA DOMENICA CON LE PASTICCERIE APERTE? “INFRANGERÒ LEGGE, MI ARRESTASSERO!”


L’AQUILA – “Ci ho già rimesso la Pasqua, non posso rimetterci anche il Natale. Altrimenti mi diano tremila euro al mese per pagare affitti e stipendi!”.

Tullio Manieri gestisce da quarant’anni l’omonima pasticceria di Via Garibaldi, nel centro storico dell’Aquila, e un momento tanto buio come quello che i commercianti stanno vivendo oggi non lo ricorda “neanche dopo il terremoto del 2009!”.

“Non riusciamo neanche a capire cosa fare, queste decisioni comporteranno un disastro”, dice senza mezzi termini rispetto all’obbligo di chiusura alle ore 18,00 e nei giorni festivi per le attività di somministrazione, come bar e ristoranti e, appunto, pasticcerie, che potrebbe arrivare con il nuovo decreto.

“Sicuramente infrangerò la regola, mi arrestassero!”, sbotta Manieri, che fa osservare come la domenica incide per circa l’80 per cento nell’economia settimanale della sua pasticceria.

“Ci sono attività come i forni che vendono i miei stessi prodotti e possono continuare a farlo perché sono da asporto, ma anche la mia lo è!”, rileva, “noi non abbiamo il consumo al banco, non abbiamo mai avuto il bar, abbiamo sempre fatto solo asporto”.

“Di che aiuto avremmo bisogno? Noi abbiamo da pagare un fitto, abbiamo acquistato le materie prime per i prodotti di Natale, devono quindi dirci come dobbiamo comportarci”, chiosa il pasticcere, per il quale persino un’eventuale sospensione fiscale, di cui peraltro non si è mai parlato, sarebbe insufficiente.

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