OLIO DI OLIVA, PROPOSTA NUOVA CLASSIFICAZIONE PER LA QUALITÀ


ROMA – Rimodulare la classificazione per l’olio extravergine di oliva con un abbassamento del limite di acidità dallo 0,8% allo 0,5%: è questa la proposta formulata oggi a Roma dal Consorzio olivicolo italiano (Unaprol) in occasione del workshop organizzato presso la Sala Auditorium dell’Ara Pacis per il rilancio del settore.

L’iniziativa di una nuova classificazione, volta – spiegano i tecnici – a limitare frodi e contraffazioni e ad aumentare la qualità del prodotto, si inserisce in un contesto produttivo della campagna olivicola 2018-2019 che ha fatto registrare in Italia una calo produttivo del 57% e che favorirà – segnala una nota – importazioni per mezzo miliardo di chili con il risultato “che sul mercato nazionale più di due bottiglie di olio di oliva su tre conterranno prodotto straniero”.

“La proposta che lanciamo oggi – ha detto il presidente di Unaprol David Granieri – è quella di una nuova classificazione dell’olio extravergine che sia più aderente rispetto alla domanda che arriva dal mercato”. “E’ sempre più raro – ha aggiunto Granieri – che si chieda olio Evo con un livello di acidità superiore allo 0,5%. Restringere la forchetta significa sia aumentare qualità e trasparenza sia poter contrastare in maniera più efficace frode e imbrogli”.

I lavori dell’incontro organizzato da Unaprol hanno inoltre messo sulla tavola del dibattito tutte le criticità del settore ancora in piedi, dalle speculazioni alla Xylella, alle contraffazioni fino all’invasione di olio straniero e ai cambiamenti climatici che condizionano la produzione. In particolare è stato denunciato che la Legge di Stabilità 2019 non prevede risorse per l’olivicoltura nel Fondo di Solidarietà Nazionale e chiesto l’intervento del governo con un “Piano olivicolo nazionale 2.0. per salvare l’olio italiano dagli attacchi stranieri, dalle frodi e dalle speculazioni”.

È stato infine ricordato l’importanza del patto di filiera sottoscritto da Unaprol, Coldiretti, Federolio e Filiera agricola italiana per un quantitativo di 10 milioni di chili e un valore di oltre 50 milioni di euro. Il patto di filiera ha durata triennale.

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