PARCO GRAN SASSO SENZA GOVERNANCE, GRANDI MANOVRE PER RIDISCUTERE VINCOLI AMBIENTALI

foto danilopivato.com

L’AQUILA – All’inizio del prossimo febbraio il Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga diventerà orfano di una parte importante della sua governance.

L’ente, che dipende dal ministero per l’Ambiente, vede infatti il suo consiglio direttivo in regime di proroga. Il consiglio è uno dei tre organi – assieme alla comunità del parco e al presidente – di governo e gestione.

Parliamo del terzo parco nazionale italiano per estensione (quasi 150 mila ettari), che abbraccia tre regioni (Abruzzo, Lazio e Marche), cinque province (L’Aquila, Teramo, Pescara, Rieti e Ascoli Piceno) e 48 territori comunali.

Il consiglio direttivo, che determina gli indirizzi programmatici e l’attività complessiva dell’ente, dura cinque anni, ed è giunto alla naturale scadenza del mandato lo scorso 21 dicembre. Da allora, non si hanno notizie ufficiali sul suo rinnovo, che deve essere sancito dal Ministero, su sollecitazione dell’altro organo chiave dell’ente: la comunità del parco. Attualmente non è formalmente scaduto solo grazie a una proroga di 45 giorni, i quali tuttavia stanno per terminare.

Se il consiglio direttivo garantisce il governo del parco e gestisce direttamente le attività, la comunità è l’espressione più alta della rappresentanza del territorio, essendo composta dai rappresentanti delle amministrazioni comunali che ricadono nel parco.

La comunità ha il compito di indicare al ministero ben 4 degli 8 membri di cui si compone il consiglio direttivo. Oltre alla presenza in consiglio del presidente, gli altri sono espressioni delle associazioni di protezione ambientale, del ministero dell’Agricoltura, del ministero per l’Ambiente e dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Gli amministratori locali non sembrano, almeno all’apparenza, preoccuparsi del vuoto di governance venutosi a creare nelle ultime settimane, forti anche della permanenza del presidente Tommaso Navarra, anch’egli di nomina ministeriale, il cui mandato scadrà tra due anni.

“La tempistica per il rinnovo del consiglio non è prevedibile – afferma a Virtù Quotidiane il presidente Navarra – l’ente ha l’interesse a un ripristino immediato, per assicurare piena continuità. Il presidente della comunità del parco (il sindaco di Santo Stefano di Sessanio Fabio Santavicca, ndr) ha già avviato le procedure per la nomina dei membri di competenza della comunità”.

Sembra una “normale” storia di pastoie burocratiche, ma c’è dell’altro. Sono in ballo, infatti, tutte le questioni inerenti lo sviluppo turistico del Gran Sasso, con particolare attenzione al versante aquilano, dove soffrono da anni gli impianti di Campo Imperatore (L’Aquila), e dove peraltro ha la sua sede principale l’ente parco.

A quanto si apprende, la destra al governo del capoluogo abruzzese (e della Regione) starebbe organizzando la “presa” del consiglio direttivo, attraverso gli amministratori comunali presenti nella comunità. Regista dell’operazione sarebbe il deputato della Lega Luigi D’Eramo.

Uno degli obiettivi sarebbe favorire la nomina di persone vicine al centrodestra della maggioranza dei quattro membri indicati dalla comunità del parco. In questo senso il nome indicato in rappresentanza del Comune dell’Aquila sarebbe Daniele D’Angelo, consigliere comunale di Fratelli d’Italia (seppur formalmente iscritto a un gruppo civico).

L’operazione politica a guida Lega avrebbe l’obiettivo di ridurre le aree dei siti di interesse comunitario (sic) e delle zone di protezione speciale (zps) giudicate troppo estese per poter garantire uno sviluppo turistico maggiore.

In questo senso lo stesso D’Eramo, in occasione del recente annuncio di una “task force per lo sviluppo del Gran Sasso” è stato chiaro, affermando che “la task force servirà ad imprimere una accelerazione concreta, a partire dal processo di verifica e rimodulazione delle zone sottoposte a vincolo, sic e zps”.

I vincoli istituiti nel parco sono, al contrario, da sempre difesi dalle associazioni ambientaliste, che nel consiglio direttivo esprimono un membro. Le maggiori associazioni (Legambiente, Italia Nostra, Pro Natura e Wwf) avrebbero concordato sull’indicare come nuova membra Pierlisa Di Felice, direttrice della riserva naturale “Sorgenti del Pescara”.

Nelle ultime settimane il Parco nazionale Gran Sasso Laga ha vissuto anche un incidente di percorso relativo all’approvazione del bilancio preventivo per il 2020. Il documento, elaborato dal consiglio direttivo, necessita di un parere (obbligatorio ma non vincolante) da parte della comunità del parco.

Lo scorso 19 dicembre la seduta della comunità dedicata all’approvazione del bilancio è andata deserta. Si è trovata la quadra solo la scorsa settimana, con l’approvazione di un bilancio preventivo del volume di circa 8 milioni di euro. Difficile pensare che questo cambio di atteggiamento non sia collegato alle trattative sulle nomine nel nuovo consiglio.

Negli ultimi anni il comitato ha inoltre delegato al consiglio direttivo la redazione del piano socio-economico del parco, uno degli strumenti di potere contrattuale maggiore di competenza dello stesso comitato.

Vedremo quanto tempo un parco nazionale importante come quello del Gran Sasso e dei Monti della Laga sarà orfano di uno degli organi di funzionamento più rilevanti.

Ne vale il progresso delle aree protette, ma anche del territorio, dell’agricoltura, del pascolo e del turismo.

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