RISTORATORE NON RIESCE A PAGARE, TRIBUNALE IMPONE RIDUZIONE CANONE D’AFFITTO


ROMA – Dopo la pandemia e il lockdown la società ha subito mutamenti profondi e globali che in pochi non riescono ancora a cogliere e le attività di ristorazione sono tra quelle che ne stanno pagando maggiormente le conseguenze, soprattutto quando si trovano a doversi relazionare con proprietari delle mura intransigenti.

Ed ecco che a Roma una sentenza storica, destinata probabilmente a fare giurisprudenza nel settore e magari a indurre a maggiore ragionevolezza tanti locatori, dà ragione a un ristoratore che non riuscendo più a pagare l’esoso canone d’affitto, e in mancanza di un accordo col proprietario, si era rivolto al tribunale.

Si tratta di Clotilde, locale del centro che ha aperto i battenti nel 2017 su iniziativa di Clemente Quaglia, già titolare di Clemente alla Maddalena.

Oggi, in piazza Cardelli, tra i vicoli di quel rione Campo Marzio che raccoglie insegne storiche e scommesse innovative, il passeggio auspicato agli inizi dell’avventura si è più che dimezzato – come fa osservare il Gambero Rosso – . Dopo il lockdown che ha paralizzato la ristorazione italiana per oltre due mesi, il ritorno alla normalità, in un centro storico solitamente affollato di turisti in arrivo da ogni parte del mondo, è lento e incerto. E trovare un equilibrio, per chi lavora nella ristorazione, tutt’altro che scontato.

Vistosi rifiutare uno sconto sull’affitto dal proprietario delle mura, il patron del ristorante si è rivolto al tribunale, che con sentenza ha accolto la sua richiesta, stabilendo un decremento temporaneo del canone, in virtù della crisi economica aperta dalla pandemia.

La decisione è retroattiva, e comporterà una riduzione del 40% sul canone dovuto per i mesi di aprile e maggio 2020, e del 20% per il periodo compreso tra giugno scorso e marzo 2021.

Normalmente, per garantirsi l’uso del locale, Clotilde versa alla proprietà 96mila euro l’anno (quindi 8mila euro al mese). Amareggiato e indisponibile a rilasciare dichiarazioni, Quaglia ha rivelato al Corriere della Sera di essere ricorso al tribunale “in questo momento di tristezza, perché il governo non ha fatto nulla per i commercianti che non riescono a pagare l’affitto”.

A orientare la decisione del giudice è stata la presunzione che in mancanza di una riduzione delle spese l’attività avrebbe seriamente rischiato di chiudere (e infatti il provvedimento ha anche stabilito la sospensione della garanzia fideiussoria, fino a un indebitamento di 30mila euro).

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