SANTA CROCE E SANT’ONOFRIO, I LUOGHI DI PIETRO ANGELERIO SUL MORRONE


SULMONA – A più di 1.300 metri sul livello del mare, nel territorio di Sulmona, troviamo uno dei numerosi eremi celestiniani presenti nella regione. Posto sulla cima di un colle del monte Morrone, testimonianza della presenza di Pietro Angelerio nell’aquilano, l’Eremo di Santa Croce fu edificato per volere dello stesso Santo nella seconda metà del 1200. Qui fra’ Pietro, si ritirò più volte in meditazione e preghiera.

Un sentiero, che dal Colle delle Vacche si inoltra nel bosco, ci conduce alla minuta costruzione di forma rettangolare, visibile da gran parte della valle sottostante. All’interno, nella parete opposta alla semplice apertura che consente l’ingresso, quello che resta di un piccolo altare. Una fessura permette alla luce di entrare lieve in questo “lontano” e isolato luogo di preghiera.

L’ineluttabile trascorrere del tempo lo ha reso un rudere dall’apparente, scarso significato. Ma la sua particolare collocazione, la stupenda cornice ambientale ed il fascino che questo mistico eremo riesce ancora a trasmettere, lo rendono unico. Stupefacente segno della presenza dell’uomo che qui, nella solitudine, ha cercato l’intimo contatto con Dio. Contatto che Celestino V ricercava nella sua permanenza sul Morrone anche nell’Eremo di Sant’Onofrio. Monastero rupestre incastonato sulle pareti rocciose, nella frazione Badia, a poca distanza da Sulmona.

Un nido d’aquila che domina la vallata, che si scopre e sembra vigilare sul sito archeologico del Santuario italico di Ercole Curino e sull’immensa, armoniosa mole dell’Abbazia di Santo Spirito. Dopo alcuni tornanti, raggiunto il piazzale, il nostro pellegrinaggio prosegue a piedi. Passo, dopo passo, l’eremo, fatto costruire da Pietro Angelerio intorno al 1290, comincia a mostrarsi ai nostri occhi in tutta la sua, altezzosa, magnifica solitudine.

Il monastero, che ha subito nel corso degli anni diversi lavori di ristrutturazione, ha mantenuto intatto il suo fascino. Il loggiato con archi che si aprono sulla valle, l’oratorio che rappresenta la parte più antica e conserva suggestivi affreschi, le due piccole, anguste celle che ospitarono lo stesso San Pietro e Roberto da Salle. E poi ancora all’esterno dell’eremo, nella parte sottostante, la grotta. La poca luce che proviene dalla porta e dalle piccole finestre rischiara tenuemente l’ambiente, creando un’atmosfera carica di misticismo.

Quassù, in alto, Pietro rimase in raccoglimento e preghiera, a diretto, quasi esclusivo contatto con Dio. Qui fu raggiunto dai delegati del Collegio Pontificio e dall’annuncio della sua elezione a Papa. Le leggende, la controversa storia umana e religiosa che vi si consumò, la grotta, il culto delle acque e il rito dello strofinamento che ancora vi si praticano, rendono questo luogo pieno di mistero e lasciano immaginare la storia e la vita di chi ci ha preceduto.

*giornalista Rai e scrittore

LE FOTO (dal web)

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