“Sdigiunino” è tra le parole dell’anno per la Treccani, sdoganata da Giorgione è ormai di uso comune
ROMA – La lingua, come si sa, evolve, e con usi e costumi mutano anche i vocaboli che entrano nell’uso quotidiano e, quindi, nel dizionario. Ed ecco che tra le nuove parole che l’enciclopedia Treccani ha inserito nel suo Libro dell’Anno, il volume che presenta e approfondisce gli eventi salienti dei 365 giorni precedenti alla pubblicazione, fa la sua comparsa “sdigiunino”.
Il libro, giunto alla sua 25esima edizione, viene pubblicato ogni anno con i vari aggiornamenti e contiene le parole divenute di uso comune ma non destinate necessariamente ad essere accolte dai dizionari. Si tratta di un’opera che, con la sua ricca varietà di voci, cerca di tracciare un filo conduttore per comprendere un mondo sempre più complesso e in continuo mutamento.
Con 90 approfondimenti affidati alle penne di 80 tra i più prestigiosi giornalisti ed esperti italiani, di vari ambiti, il volume offre un panorama completo delle dinamiche politiche, sociali e culturali dell’intero anno. Tra gli innumerevoli neologismi del 2024, Treccani inserisce tre sostantivi che sono diventate parole sempre più spesso usate nelle conversazioni ma non destinate necessariamente a essere inserite nei dizionari: “vacansia”, che indica quella “spiacevole sensazione di irritabilità o di oppressione” dovuta all’incapacità di godersi il riposo, liberi dai frenetici ritmi lavorativi, “sdigiunino”, la pratica di fare “spuntino o snack veloce da preparare ma molto gustoso” che serve, per l’appunto, a spezzare la sensazione di fame, “pommelier“, una sorta di sommelier del sidro, bevanda poco diffusa in Italia, sebbene tra i soli 97 professionisti dell’assaggio di questo alcolico nel mondo figuri anche un’italiana.
Sdoganata dallo chef Giorgio Barchiesi, personaggio tv molto noto col nome di Giorgione, che ha reso familiare la parola a chi è appassionato della buona cucina, sdigiunino è utilizzatissimo proprio durante i suoi seguitissimi sketch quando prepara delle veloci pietanze che ricordano le colazioni contadine.
Già all’inizio del 2024, comunque, l’Accademia della crusca aveva fornito un’esaustiva risposta a chi chiedeva se questo termine costituisca un’invenzione di Giorgione o se non si tratti invece di una parola italiana, a cui il cuoco potrebbe aver dato un nuovo significato: “Non si tratta di una parola nuova, anzi, tutt’altro. Secondo una prima interpretazione, sdigiunino può essere spiegata come la forma diminutiva, ottenuta attraverso il suffisso -ino, di sdigiuno, voce ben attestata nell’italiano dell’Ottocento, derivante per conversione dal verbo sdigiunarsi (derivato a sua volta dal verbo digiunare con il prefisso privativo s-), che indica ‘pasto che rompe il digiuno’”.
Aggiungendo come “si tratta quasi sicuramente di una voce che ha avuto particolare fortuna nelle varietà dialettali umbre o comunque di area mediana o perimediana”.
Tra i neologismi di Treccani ci sono anche termini come amichettismo, arciterrorista, pezzotto, agrobiodiversità, razzismo immobiliare, trappola al miele, trenopolitana, fuffa guru.
Moltissime sono le espressioni legate alla politica come autonomia differenziata o anche “vannacciano” e fare una “Decima” e cioè, nell’espressione coniata proprio dal generale leghista, il fatto di apporre la croce, vale a dire il segno X, sulla scheda elettorale per indicare una preferenza di voto ammiccando alla XMAS, alla Decima Mas, la flottiglia che dopo l’8 settembre 1943 si schierò per la gran parte con la Repubblica sociale italiana.
È un settore, quello della politica, in cui non mancano tante reminiscenze latine o pseudolatine, come lo “ius scholae” o il “barattellum” per lo scambio sulle riforme, che apre ad un ampio settore per i neologismi e in cui si spazia dall’ormai arcinoto “campo largo” ai “Lep”, dallo “spacca-Italia” alla “solidarietà obbligatoria”, dallo “starmerismo” al “totismo” fino a “TeleMeloni”, passando anche per il trumpiano “maga”.
Ma sono gli anglicismi e i termini derivati dai social media e, più in generale, da Internet, dalla musica e dell’innovazione tecnologica quelli che appaiono più ostici alle vecchie generazioni che con qualche sforzo arrivano al ‘pandoro gate’ ma potrebbero davvero ricorrere alla Treccani quando, seguendo il dibattito sul nuovo codice della strada, si imbattono nel termine “alcolock”, e cioè il dispositivo collegato alla centralina del motore e a un etilometro che non fa partire la macchina quando si è alzato troppo il gomito.
C’è poi il “dissing”, il termine derivante dalla musica hip-hop e rap per indicare la diffusissima pratica dell’insulto; c’è la “Swift economy” che rimanda all’imponete giro d’affari generato dalla cantante Taylor Swift; ci sono i “top jobs” della nomenclatura europea. E se un figlio o un nipote vi confessa di essere andato in “crush”, niente paura: ha solo una cotta. Se vi parla di un “brat” sta raccontando di qualcuno dallo stile ribelle e anticonvenzionale. E si vi rimprovera di fissarvi con i “bopponi” vi sta solo dicendo che ascoltate “canzoni molto orecchiabili” e che “entusiasmano al primo ascolto”.
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