SIRENTE VELINO, GLI ECOLOGISTI DEL “GUFI”: NO ALLO SFRUTTAMENTO ENERGETICO DELLE FORESTE


L’AQUILA – Proseguono le prese di posizione contro la riperimetrazione del Parco regionale Sirente-Velino, proposta dalla Regione Abruzzo che taglierebbe fuori dall’area protetta circa 8mila ettari, e anche il botta e risposta tra l’associazione Gufi (Gruppo Unitario per le Foreste Italiane) e la Ilex – Italian Landscape Exploration – micro-impresa che a Fontecchio (L’Aquila) gestisce un Centro di educazione ambientale riconosciuto dalla Regione Abruzzo e che da anni s’impegna per la conservazione del paesaggio e per la valorizzazione della cultura locale.

Nei giorni scorsi la prima aveva accusato la seconda di mettere a rischio i boschi della zona e la Ilex, per tutta risposta, aveva replicato che il progetto di Foresta Modello è antitetico alla riduzione del Parco.

Oggi controreplica l’associazione Gufi, che in una lunga nota (pubblicata integralmente sotto) a firma del presidente Giovanni Damiani sostiene, tra le altre cose, che il progetto Foresta Modello in base a quanto riportato nel documento “Biomass Heating System in Fontecchio (AQ)” ha lo scopo di “avviare una catena, dal valore-pilota, per il riscaldamento sostenibile da biomassa nel comune di Fontecchio, già provvisto di un sistema di riscaldamento grazie a una sovvenzione del Piano di Sviluppo Rurale”.

Una prospettiva alla quale Gufi si oppone ritenendo che “quando viene bruciato il legno di un albero si aumentano nell’immediato le emissioni nette di gas a effetto serra già presenti in atmosfera oltre i limiti di tolleranza dell’ecosistema globale. Né vale la giustificazione per cui un albero piantato in sostituzione di quello bruciato possa compensarne la funzione perché prima che il nuovo albero possa svolgere lo stesso effetto dovranno passare decenni e questo tempo, nell’attuale crisi climatica, non lo abbiamo”.

LA NOTA COMPLETA

L’Associazione Gufi (Gruppo Unitario per le Foreste Italiane) chiede ospitalità per intervenire con alcune precisazioni in relazione al comunicato stampa che ha emesso il 20 luglio u.s. in occasione della manifestazione a Rocca di Mezzo, per contrastare la proposta di legge regionale sostenuta da sindaci della Valle dell’Aterno, tesa alla riduzione ulteriore del Parco Naturale Sirente Velino.

Nel comunicato è stato attribuito a Ilex in Fontecchio, il cui titolare è Alessio Di Giulio a cui mi lega (come anch’egli scrive) un’antica amicizia e rispetto che ho coltivato anche con contributi volontari di studio sulle antiche opere idrauliche della zona e per l’educazione ambientale, di aver in progetto di costruire delle centraline idroelettriche sull’Aterno, con evidenti conseguenze sull’ecosistema del fiume.

La proposta delle centraline è scritta nel “contratto di fiume”, da cui è stata ripresa la notizia, ed è del Consorzio di Bonifica che intenderebbe realizzarle per ripianare i debiti aziendali dal momento che tali impianti – anche se assai dannosi per l’impatto sull’ambiente fluviale – beneficiano di contributi statali.

L’errore in cui siamo caduti riguarda i loghi – tra cui quello di Ilex – apposti nel documento on line del contratto di fiume. Rettifichiamo quindi questa parte del comunicato e ci scusiamo per l’inesattezza.

Apprezziamo che Alessio Di Giulio si sia schierato pubblicamente, e in coerenza coi suoi lunghi trascorsi di militanza in difesa dell’ambiente e del paesaggio, contro il ridimensionamento del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino. Argomento sul quale il Gufi ribadisce il proprio impegno: l’associazione si opporrà con ogni mezzo consentito dall’ordinamento alla riduzione del Parco.

Per quanto riguarda il “Progetto Foreste Modello”, occorre precisare che quanto da noi scritto – ovvero che il progetto propone la gestione attiva e partecipata del bosco e l’utilizzo del legname così ricavato per farne combustibile per centrali di produzione di energia elettrica da biomasse forestali – è riportato nel documento “Biomass Heating System in Fontecchio (AQ)”: http://www.mediterraneanmosaics.org/project-actions/biomass-heating-system-in-fontecchio-aq/.

Redatto in lingua inglese, sotto la voce “descrizione del progetto” è dichiarato che (la traduzione è nostra) sulla base dei risultati dell’MMI lo scopo di questa azione è avviare una catena, dal valore-pilota, per il riscaldamento sostenibile da biomassa nel comune di Fontecchio, già provvisto di un sistema di riscaldamento grazie a una sovvenzione del Piano di Sviluppo Rurale. In questa attività verrà progettata una catena di approvvigionamento di biomassa anche per individuare le aree forestali da coinvolgere. Con questa azione un agricoltore locale sarà assunto dal Comune per la gestione del sistema. Il nostro compito sarà quello di aiutarlo e supportarlo nell’organizzazione di questo lavoro-pilota.” L’articolo è corredato da due foto che ritraggono rispettivamente il trasporto a dorso d’asino di legna e un deposito di cippato di legno vergine destinato alla combustione.

Il Gufi–Gruppo Unitario per le Foreste Italiane è un’associazione che nasce proprio per contrastare l’utilizzo delle biomasse legnose a scopo energetico, consentito sciaguratamente dall’Unione Europea con la direttiva sulle fonti rinnovabili, la Red II (Renewable Energy Directive), nonostante appelli contrari di un migliaio di scienziati e iniziative legali. In Italia l’uso energetico del legno è generosamente incentivato con i proventi derivanti dalle accise sulle nostre bollette elettriche e ciò sta portando a tagli indiscriminati di alberi in tutto il Paese che non possiamo non contrastare.

La contrarietà e la sensibilità a tale argomento di Gufi è ancorata a motivi scientifici di cui si riportano per motivi di spazio solo alcuni tra i principali.

Tale utilizzo è assai climalterante perché quando viene bruciato il legno di un albero si aumentano nell’immediato le emissioni nette di gas a effetto serra già presenti in atmosfera oltre i limiti di tolleranza dell’ecosistema globale. Né vale la giustificazione per cui un albero piantato in sostituzione di quello bruciato possa compensarne la funzione perché prima che il nuovo albero possa svolgere lo stesso effetto dovranno passare decenni e questo tempo, nell’attuale crisi climatica, non lo abbiamo.

Bruciare legna non è “neutrale” rispetto al bilancio del carbonio mentre al contrario gli alberi e gli ecosistemi forestali sono i principali nostri alleati nell’estrarre dall’atmosfera l’eccesso di CO2 emessa. Il legno non è risorsa energetica rinnovabile se si tiene conto del fattore “tempo”: con questa logica dovremmo sostenere l’assurdità per cui in fondo anche il petrolio, il carbone e il metano sarebbero “neutrali” sul clima perché derivano tutti da biomasse a suo tempo sepolte in ere geologiche. La scienza ci dice che la riduzione dei gas serra deve avvenire da subito.

L’Italia corre il rischio che il proliferare incontrollato di tali impianti, siano questi piccoli o grandi, porti alla combustione di materiale pericoloso anche per la salute pubblica dal momento che la combustione del legno oltre ad essere poco efficiente (occorre molto più combustibile per ottenere un kWh) produce più di altre fonti polveri sottili e altri inquinanti (vedasi relazioni Ispra).

Ovviamente la nostra attenzione e sensibilità sono rivolte soprattutto alla salvaguardia della bellezza e delle funzioni che il bosco garantisce per la biodiversità, la regolazione del clima e del ciclo dell’acqua e la purificazione dell’aria.

Abbiamo bisogno di un’economia decarbonizzata, che tenga conto esplicitamente della dipendenza umana dalla biosfera (scrivono in una lettera 190 scienziati sul tema del clima).

Gufi ritiene che la decarbonizzazione necessaria riguardi anche – e in maniera rilevante- l’uso del legno come fonte energetica. Ovviamente si è favorevoli all’impiego del legno, in sostituzione della plastica, per qualsiasi uso da opera a condizione che il carbonio di cui è costituito resti il più a lungo possibile allo stato solido.

Altro problema è che oggi in Italia anche il Tuff non distingue tra boschi di protezione e quelli di produzione né detta regole per quest’ultimi per un approccio effettivamente sostenibile. Gufi ritiene che la funzione primaria di un Parco sia la protezione e che quindi occorre favorire le popolazioni che vi vivono perché tale obiettivo sia raggiunto e praticato nei territori protetti più che altrove.

Apprendiamo dalla replica di Di Giulio che l’entità del prelievo delle biomasse legnose è modesta e che l’incremento (definito “catena”) lo sarebbe altrettanto. Ne prendiamo atto (le dimensioni contano e la fonte sopracitata non lo lasciava evincere), ma la posizione del Gufi rimane di contrarietà alla combustione di biomasse a scopo energetico, ritenendola un’alternativa non sostenibile alle fonti fossili e che va abbandonata il più velocemente possibile e non certo promossa.

Sul tema delle foreste modello Gufi non ritiene pregiudizialmente che i promotori e gli animatori di questa iniziativa-programma siano distruttori di boschi. E prende atto che le intenzioni generalmente espresse alla base dell’idea siano accettabili. Ma è opinione scientifica del Gufi che non esista un “modello” di gestione forestale codificato e accettato che funga da riferimento virtuoso indiscutibile, e che, nel caso, questo vada ricercato invece nelle foreste lasciate alla loro evoluzione naturale con le loro successioni spontanee.

Per noi Gufi, secondo calcoli che verranno pubblicati, almeno il 50% delle foreste italiane può essere lasciato in pace, senza intervento dell’uomo. Questo vale innanzitutto in aree Parco, ove la tutela dovrebbe essere massima.

Per altri, come taluni amministratori, la foresta modello può essere intesa come sfruttamento del bosco per cui si dovrebbe contrastare qualsiasi vincolo che inibisca questa visione considerata un “diritto di proprietà”.

Il problema è anche nel linguaggio: la “gestione attiva” è alla base della filosofia e del dettato dell’intera normativa pericolosa e inaccettabile del Tuff (Testo Unico Forestale e delle Filiere Forestali) che all’art. 3 (Definizioni), c.2, è portata come sinonimo di “sostenibile”.

Le foreste sono evolute sul pianeta Terra in oltre 350 milioni di anni, senza l’intervento gestionale attivo dell’uomo e riteniamo che sia provato che non abbiano bisogno dell’uomo mentre, al contrario, è l’umanità che ha bisogno delle foreste e dell’intero mondo vegetale.

Pertanto prendiamo atto della posizione di “foreste modello” di dichiarata contrarietà all’impego di biomasse legnose destinate alla combustione, assai condivisibile, ma vigileremo anche affinché questa giusta posizione si traduca sempre, coerentemente, in realtà.

Il rischio è che coloro che la pensano diversamente, e hanno il potere, possano pendere a pretesto e come cavallo di troia aperture su questo argomento e fare danni connessi con la propria idea di “modello”. In questo caso la condivisione non può essere mediazione: si sceglie.

Propongo, su questi argomenti, un incontro chiarificatore su basi scientifiche, da tenersi magari a Fontecchio, ove le cose che qui si è potuto solo accennare per motivi di spazio, possano essere affrontate approfonditamente nell’interesse comune ad arricchirsi e capirsi su temi di alta rilevanza.

Il presidente del Gufi
Giovanni Damiani

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