TERAMO, LE VOCI DEI RISTORATORI DELUSI CHE TEMONO CHE “MINI LOCKDOWN” SIA FATALE


TERAMO – Per i ristoranti di fatto si tratta di coprifuoco. La chiusura alle ore 18, inserita nel pacchetto di nuove norme volte a frenare il contagio da Coronavirus, non piace agli operatori del settore e anche a Teramo c’è aria di forte malcontento.

Preoccupazione per il futuro, rabbia per delle regole ritenute discriminatorie, ansia di veder crollare in un attimo i sacrifici di una vita.

Questo si percepisce fra i titolari di attività del centro città che hanno appena avuto il tempo di rialzare la testa dopo il lockdown per vedersi ora di nuovo in un “mini lockdown” che temono possa risultare letale. Ma accanto a questi sentimenti di apprensione c’è anche la voglia di non mollare.

L’Osteria del Borgo di via Comi prima dell’ultimo Dpcm aveva dato un doppio giro di chiave alla porta: “I contagi aumentavano anche in città, la gente aveva iniziato ad uscire meno, il clima meno mite non ci consentiva più di sfruttare gli spazi all’aperto ed abbiamo deciso di chiudere. Speravamo fosse questione di giorni, e invece è arrivata la mazzata del Governo che per un mese di fatto non ci farà lavorare”, dice a Virtù Quotidiane il titolare Danny Nocco (nella foto sopra), che gestisce anche la birreria Beer Bang, locale che guarda su piazza Orsini e che si è guadagnato uno spazio importante in città soprattutto fra i più giovani.

Nocco è preoccupato per le sue attività e per i posti di lavoro, teme che lo stop ai servizi serali possa prolungarsi nel tempo: “Ci siamo adeguati alle misure e ora ci fanno chiudere: ma davvero siamo noi ristoratori il problema? Forse siamo solo il capro espiatorio. Sinceramente questa volta non so se ce la faremo”.

Il pessimismo di Nocco però non spegne del tutto la voglia di resistere e provarci: entrambi i locali stanno attivando il servizio a domicilio e d’asporto oltre alle aperture per il pranzo del sabato e della domenica: “Teramo al mattino è vuota, pochissima gente in giro, aprire a pranzo ogni giorno non la vedo una soluzione conveniente. Ma nel weekend potrebbe avere un senso…non so…noi ci proviamo”, conclude.

Giorgio Chiarini insieme al figlio Antonio gestisce La Vineria in via Stazio: un locale piccolo e accogliente, nel cuore storico della città, dove i sapori di un tempo sono racchiusi in pochi piatti preparati con sapienza, nel rispetto delle tradizioni e con materie prime del territorio.

Un posto che, si intuisce dal nome, nasce come spazio di incontro, socialità, convivialità all’insegna del buon vino e piatti semplici. Le norme Covid avevano già dato una stretta a questo spirito, ora il nuovo Dpcm stravolge ancora di più La Vineria: il locale lavora solo la sera e non ha mai offerto il servizio da asporto per via della particolarità dei piatti che propone.

Ma ora per Giorgio e Antonio le cose cambiano: “Facciamo un tentativo, vediamo come va, la preoccupazione è tanta anche perché La Vineria è a conduzione famigliare e noi viviamo di questo. La recente esperienza del lockdown ci ha insegnato che il ristoro dello Stato è un piccolo aiuto che non può bastare. Abbiamo deciso di provare ad adeguarci alle nuove regole”, racconta Giorgio Chiarini.

Così da giovedì il locale aprirà a pranzo fino alla domenica e a sera sarà possibile fare l’asporto: “Prepariamo piatti, come la fracchiata o gli spaghetti alla ventricina, che poco si prestano ad essere portati via. Altri invece, come la trippa, molto di più. Proviamo a vedere come va. Le scelte del Governo potevano essere diverse, meno severe. In gioco non c’è solo il settore della ristorazione, ma anche il mondo dei piccoli produttori, allevatori e agricoltori, dai quali locali come il mio si riforniscono. Può essere un colpo durissimo anche per loro”.

Al motto di “Non ci arrendiamo!” si rimboccano le maniche al Monkeys, risto-pub di piazza Cellini che ha fatto della qualità e della territorialità dei suoi panini un marchio di fabbrica.

“Siamo già operativi con l’asporto e con le consegne a domicilio: formule che ci hanno permesso di galleggiare nel lockdown. Ora, dopo tutto quello che abbiamo superato, non possiamo arrenderci, non si deve mollare”: così Fabio Petrella (nella foto sopra), titolare del locale che ha fondato il suo successo anche sulle sedici vie di birre artigianali (anche loro pronte all’asporto).

“Il nuovo Dpcm rappresenta una discriminazione quasi razziale mi verrebbe da dire: cioè fra chi lavora il giorno e chi la notte. Mi sembra assurdo. Chiudere alle 18 per locali come il mio significa non aprire per niente, non ha senso. Non sarà questo a risolvere il problema. Però non possiamo fare altro che tirarci su le maniche e resistere: noi apriremo la mattina nei fine settimana provando a fare qualcosa che si avvicini ad un brunch inglese. Ascoltiamo le richieste dei nostri clienti e proviamo a rispondere per quanto possibile. Certo, navighiamo a vista ma non perdiamo la fiducia. L’auspicio è che questo ennesimo sacrificio serva a salvare almeno il Natale che per il nostro settore rappresenta un momento fondamentale”, conclude Petrella.

LA MOBILITAZIONE. A raccogliere malcontento e paure dei ristoratori ci sono le associazioni di categoria. Per domani, mercoledì 28 ottobre, sono in programma diverse manifestazioni in tutta Italia organizzate dalla Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi): #siamoaterra è lo slogan che verrà portato in 18 città.

Anche Teramo, virtualmente, aderirà: Fipe, Giovani Imprenditori Fipe e Confcommercio Teramo nelle ultime ore hanno deciso di prendere parte all’evento tramite la piattaforma Zoom.

Una webinair in programma per le ore 11,30 di domani che unirà tutti gli operatori del settore: “Vogliamo dar voce anche noi alle esigenze di un settore in forte difficoltà e ricordare il valore del tessuto economico e sociale che i pubblici esercizi rappresentano”, spiegano gli organizzatori dell’evento che invitano alla mobilitazione. Veronica Marcattili

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