TERRENI AGRICOLI SOTTRATTI ALLA CACCIA, PER ASSOCIAZIONE ACR NON BASTA UN CARTELLO


SAN VITO CHIETINO – Continua a far discutere la possibilità di caccia nei terreni agricoli.

Al contrario degli ambientalisti, infatti, le associazioni venatorie sostengono che per inibire il proprio fondo occorrono requisiti ben precisi, come recinzione metallica o in muratura di altezza non inferiore a 1,20 metri e che i proprietari devono presentare domanda alla Regione, con tanto di relazione tecnica dettagliata di un perito iscritto all’albo e mappatura specifica. Ogni altra azione privata non autorizzata dall’Ente sarebbe contraria alle disposizioni di legge.

Ed ecco che Dino Rossi, portavoce della neonata Associazione per la cultura rurale (Acr), che rappresenta agricoltori, allevatori, cercatori di funghi e tartufi e cacciatori, in una nota denuncia che “una azienda agricola sita nel comune di San Vito Chietino ha apposto dei cartelli di divieto di caccia senza alcuna recinzione e i cartelli non presentato alcuna vidimazione dagli organi preposti, come da legge157/92”.

“Se tale tabellazione dovesse risultare in regola con la legge, allora noi dell’Associazione per la cultura rurale, pretendiamo che la legge venga rispettata sul tutto il territorio della regione Abruzzo per quanto riguarda le aree protette. Dalla relazione presentata dal Vinca, valutazione di incidenza ambientale per il nuovo Piano faunistico approvato a voto unanime, tanto sbandierato dal suo delegato alla Caccia e agricoltura, risulta che le aree sottoposte a tutela ambientale superano il 40% della superficie regionale”.

“Quindi – continua Rossi in una nota – in Abruzzo siamo fuorilegge considerando che secondo la legge 157/92 nelle zone montane i vincoli possono includere al massimo il 30% del territorio. Pertanto”, prosegue il portavoce dell’Acr, “chiediamo ai tecnici della Regione di verificare l’effettiva percentuale sotto tutela per riportarla ai limiti consentiti dalla legge nazionale”.

“Sarebbe opportuno iniziare a togliere le infinità di osai in affidamento al Wwf e ai suoi accoliti al fine di evitare inutili e dannosi finanziamenti da parte della Regione Abruzzo, che potrebbero essere dirottati ai Consorzi di bonifica diventati per i contadini un vero salasso”, ricorda Dino Rossi, “oppure in questo momento critico, essere utilizzati per finanziare la sanità e il settore della ristorazione, che sta pagando senza lavorare”.

L’Associazione ha scritto anche al presidente della Regione Marco Marsilio per chiedere un incontro e “arrivare ad una soluzione per riportare un equilibrio ambientale a tutela degli allevatori e agricoltori e cittadini abruzzesi”.

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