TRA PROCLAMI MANCATI E SITI WEB OFFLINE: VIAGGIO TRA LE 13 DMC D’ABRUZZO, MINE VAGANTI DEL TURISMO IN REGIONE


L’AQUILA – Nonostante l’acronimo sia sufficientemente altisonante da rimandare alla memoria di serie televisive su squadre speciali nordamericane, come Csi o Ncis, in fondo in fondo non sono in molti a conoscerle al di fuori degli addetti ai lavori.

Sono le Dmc, sigla che sta per Destination Management Companies, organizzazioni private presenti un po’ in tutto l’Abruzzo e specializzate, almeno sulla carta, nella costruzione e nella gestione degli eventi, nei piani di sviluppo e nel marketing turistico, nelle “proposte commerciali di destinazione e di prodotto”.

Si tratta di soggetti di riferimento sia per la domanda esterna – trade, turisti e aziende del settore – sia per quella interna, ossia gli operatori della ricettività, della ristorazione, le guide e chi lavora con i trasporti per turisti. Le Dmc sono quindi organismi intermedi, così come le definisce la Regione Abruzzo, che istituisce con una legge del 2015 la loro costituzione.

Secondo la legge “elaborano e gestiscono lo sviluppo turistico riferito ad una o più destinazioni attraverso la partecipazione finanziaria degli attori interessati ed in connessione con la programmazione regionale, nazionale, comunitaria”. Un soggetto intermedio, appunto, per “l’attuazione di specifiche azioni, interventi, attività o progetti in qualità di soggetto gestore di piani e programmi europei, nazionali e regionali”. In altre parole, sono strutture di intermediazione tra i fondi pubblici (per lo più europei) e i soggetti sul territorio, che partecipano al loro finanziamento.

Le Dmc compaiono prima del 2015. Già nel piano triennale del turismo 2010-2012, infatti, vengono individuate insieme alle cugine Pmc (Product Management Companies). Quasi tutte vengono poi finanziate dal Fondo europeo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) del settennio 2007-2013, a patto che avessero un capitale sociale iniziale minimo di 100 mila euro.

Ce ne sono tredici nella regione, che abbracciano quasi tutto il territorio, per lo più organizzazioni di governance locale a cui afferiscono gli operatori turistici e al tempo stesso enti pubblici, come parchi o Comuni. A sfogliare i singoli siti web (sempre più fondanti in ambito turistico, è bene ricordarlo) si notano molte analogie e alcune differenze.

Tre sono le organizzazioni in provincia di Teramo. La Hadriatica Scarl di Sant’Omero riunisce 83 soci di cui uno pubblico (l’Ente porto di Giulianova), e 39 operatori della ricettività. Non è possibile avere informazioni, o almeno quelle di dominio pubblico, sulla Gran Sasso Laga Scarl, con sede a Tossicia, che opera a favore di alcune decine di comuni del Gran Sasso teramano: il sito web è offline, e come tutte le Dmc in quanto soggetti di diritto privato non è tenuta al rispetto delle regole sull’amministrazione trasparente che vigono per le pubbliche amministrazioni. Sempre in provincia troviamo la Riviera dei Borghi di Acquaviva Scarl, con sede a Pineto, che riunione 106 operatori privati di cui 40 nel settore ricettivo. L’ultima news sul sito web risale a un paio d’anni fa.

In provincia dell’Aquila c’è il Cammino del Perdono, con sede nel capoluogo abruzzese: 62 soci diretti, di cui 40 privati, 22 enti pubblici e 17 operatori della ricettività. Anche in questo caso 100 mila euro di capitale sociale iniziale, 250 mila euro di finanziamento europeo e altrettanti co-finanziati dai soci della Dmc. Come suggerisce il nome si occupa principalmente di itinerari religiosi legati alla figura di Papa Celestino V.

Più a sud troviamo Abruzzo Qualità di Rocca di Mezzo, con un sito web in cui non figurano gli “eventi del mese” e l’ultima news è del febbraio 2019. Situazione simile per la Dmc Terre Extra, nata dalla Marsica Scarl con sede ad Avezzano. Da notare come in questi casi non è possibile attraverso le case virtuali delle organizzazioni apprendere informazioni sulle strutture, sui soci e sulle economie.

Terre d’Amore in Abruzzo Scarl è la Dmc con sede a Sulmona: comprende 194 soci, tra pubblici e privati, e di cui 26 strutture ricettive nei 18 comuni di riferimento, in Valle Peligna, Valle del Sagittario e Valle Subequana. Anche in questo caso il sito è poco aggiornato, e nella pagina “il progetto” campeggia un eloquente coming soon.

Va meglio più a sud, con le news aggiornate e gli eventi segnalati dalla Dmc Alto Sangro Turismo di Castel di Sangro, con i suoi 26 soci probabilmente una delle più piccole della regione.

Ha sede legale ad Assergi, frazione dell’Aquila, e operativa a Penne (Pescara) il “primo distretto montano d’Italia”, nato nel 2015: la Dmc Gran Sasso d’Italia, L’Aquila e Terre Vestine, che abbraccia oltre 60 Comuni e più di 400 soggetti pubblici e privati. Il sito web sembra offrire diversi servizi, itinerari e proposte di attività, e sembra all’apparenza il più completo, anche se è più indicizzato nelle ricerche un altro sito, più spartano e datato, che può generare confusione nell’utente.

A Pescara c’è Terre del Piacere, che nel 2017 ha nominato il nuovo consiglio d’amministrazione, in carica fino all’approvazione del bilancio di esercizio del 2019. Non c’è dato sapere se sia stato rinnovato, perché il sito è offline e la pagina Facebook è inattiva da più di un anno.

Va molto meglio a Terre Pescaresi, con sede a Manoppello (Pescara), dove si forniscono ai potenziali turisti diverse soluzioni in termini di itinerari, alloggi e ristoranti.

Infine, due le Dmc in provincia di Chieti: Terre del Sangro Aventino di Santa Maria Imbaro, composta da 134 operatori pubblici e privati, e un biglietto da visita virtuale sufficientemente accattivante, nonostante la pagina degli eventi sia ferma allo scorso dicembre; e Costiera dei Trabocchi Scarl di Vasto, il cui dominio ufficiale (costieradeitrabocchi.it) è “appena scaduto”.

In generale sembra che le Destination Management Companies abruzzesi si occupino di fare da puri aggregatori nell’offerta turistica nei confronti dell’utente finale, il potenziale turista che naviga sul web alla ricerca di soluzioni per i propri viaggi. In altre parole, ovunque si propongono “esperienze”, itinerari specifici o servizi presso gli operatori delle stesse Dmc. Ci si rivolge, insomma, esclusivamente al turista.

Solo in rarissimi casi si trovano riferimenti rivolti agli operatori e al ruolo di intermediazione tra le istituzioni, le aziende turistiche e soprattutto i fondi di cui potrebbero usufruire quest’ultime: il vero plus che può dare al territorio una struttura come la Dmc.

“La speranza è quella di incidere sulle politiche del turismo della Regione Abruzzo lavorando come interlocutori tra gli operatori privati e quelli pubblici, coinvolgendo coloro che operano sul territorio con una strategia di sviluppo condivisa”, dichiarava nel 2017 un’albergatrice pescarese, appena eletta presidente della Dmc Terre del Piacere.

A cinque anni dall’istituzione di strutture (le ennesime) di intermediazione private che godono di fondi pubblici, l’obiettivo è stato raggiunto?

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