TV… UNO, NESSUNO, CENTOMILA: LA RIMPATRIATA DEI REDUCI DELLA STORICA EMITTENTE AQUILANA
di GIUSI FONZI*
L’AQUILA – Quando Matide Albani, ha avuto l’ottima idea della cena di Tv Uno pensavo ad un amarcord fra pochi amici del secolo scorso: Marcello Aromatario, Stefano Frascaria, Cinzia Scopano, Gianfranco Colacito, Enrico Vittorini, tutti nomi di primo palinsesto, e le ragazze del poi.
Quando sul gruppo chat abbiamo superato i 50 membri, alcuni persino sconosciuti fra loro, ci è venuto spontaneo il tema della serata: Tv Uno, nessuno e centomila.
Abbiamo preso coscienza tutti, tra un arrosticino ed un bicchiere, che quel piccolissimo schermo della tv locale è stato un caravanserraglio di giornalisti, tecnici e funamboli vari che hanno popolato via via le redazioni non solo cittadine ma anche nazionali.
Mentre correvamo, sempre contro tempo, poco attrezzati, giovanissimi e male imparati, dietro agli scarni fatterelli del giorno, per riempire l’ineluttabile mezz’ora quotidiana, nostra spada di Damocle, non ci rendevamo conto di scrivere una parte importante della memoria cittadina.
Nel contempo, eravamo protagonisti ignari di un pezzo della storia minore della tv locale, tutta cancellata e sovrascritta per necessità di riciclo nastri in formato tre quarti.
Un tentativo di tv, spesso fatto di sacrifici personali, di comiche gaffes, di rimborsi da mozzo, di tanta curiosità e poca preparazione, di un’esperienza che si costruisce col tempo e senza maestri, in un ambito che, negli anni 90 aveva scarsa tradizione e know-how nel capoluogo abruzzese.
Questa dimensione di arrangiamento e il capogiro di vedere L’Aquila e il tran tran sotto casa rappresentati sullo schermo, a poca distanza di telecomando da realtà e canali patinatissimi, valeva la clemenza dei tele-concittadini per le modeste prestazioni e, nonostante tutto, una generale considerazione.
Anche se, i meno realistici di noi, a volte possono aver ceduto alla lusinga di scambiare lo sguardo di chi ti riconosce per strada, con una ammirazione da fan, ci pensava Marcello, da dietro la telecamera a ridarti le misure con due vernacolari battute tranchant.
Eravamo una piccola comunità dell’antenna a basso voltaggio ma che pure cercava di contribuire, bene o male, all’informazione e quindi alla trasparenza e alla democrazia.
Oggi la rete e la tv digitale hanno inventato altri modi di farlo e Tv Uno è già archeologia della comunicazione e noi, i suoi centomila anonimi testimoni, ce lo siamo raccontato in un’inedita cena, la prima di una serie che diventerà sicuramente rito, in quella tipica retorica da reduci: tra epica nostrana, aneddotica e nostalgia. Ci siamo persino scoperti a volerci bene.
Ho sempre pensato che chi sceglie di “andare in onda” invece che stare dietro una tranquilla scrivania, abbia una certa dose di egocentrismo e follia. Tra gente così può succedere di tutto. Persino decidere di scrivere delle memorie. Si scoprirebbero retroscena da cabaret dell’assurdo dietro l’improbabile impeccabilità dei mezzi busti di provincia.
*giornalista, “reduce” di Tv Uno
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