Cronaca 31 Ott 2024 08:27

“Vini dealcolati, non decide Lollobrigida ma il mercato”. Intervista a Martin Foradori di Hofstätter

“Vini dealcolati, non decide Lollobrigida ma il mercato”. Intervista a Martin Foradori di Hofstätter

TERMENO SULLA STRADA DEL VINO – “Faremo produrre i dealcolati in Italia perché il mondo del vino li vuole ed è d’accordo. L’Oiv però, sostiene che il vino senza alcol non può essere chiamato tale e difficilmente sarà un buon prodotto”, ha detto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida durante l’evento dedicato al ventennale dell’Istituto Grandi Marchi a Roma lunedì scorso.

Un tema ancora controverso, anche alla luce dei recenti sviluppi che vedono una messa a punto della normativa per la produzione in Italia, con il pasticcio che ha visto il Ministero dell’Economia presentare una bozza di decreto nonostante ce ne fosse già una del Ministero dell’Agricoltura.

Sull’argomento poi, l’Unione Italiana Vini ha rilevato che esiste un regolamento comunitario del 2021 che obbliga a chiamare il prodotto “vino dealcolizzato” o “parzialmente dealcolizzato” e derubrica le polemiche a note di colore.

Le imprese italiane, che chiedono chiarezza e di operare alle stesse condizioni dei competitor europei vedono nel no alcol nuove opportunità di business e un bisogno da soddisfare, quello di una parte di consumatori più attenti all’aspetto salutistico e non inclini a voler alzarsi da tavola “brilli”.

Lo testimonia Martin Foradori della Tenuta J. Hofstätter di Termeno sulla Strada del Vino (Bolzano) che dal 2021 è sul mercato italiano e non con ben due etichette a zero alcol che vanno sold out. A lui abbiamo chiesto perché non è più possibile rimandare la discussione.

Il ministro Lollobrigida ritiene i vini no alcol prodotti non buoni e non degni di essere chiamati vino. Cosa ne pensa?

Il ministro Lollobrigida non ha fatto mistero di non amare questi prodotti. In Italia temo ci sia una volontà fra politici e mondo agricolo di opporsi a questa attività, non facendo gli interessi dei viticoltori. Troppo spesso si dimentica che non sono il ministro o le associazioni di settore a spostare gli equilibri, ma il mercato. Ed è al mercato che dobbiamo guardare e adeguarci.

Qual è la posizione riguardo ai vini dealcolati di chi, come Hofstätter, con il no alcol ci lavora già da tempo?

Ritengo che ognuno sia artefice della propria fortuna. Anche se siamo solo una piccola azienda, il nostro mercato è globale. Già dal 2014 lavoriamo con successo in Germania, in particolare nella regione vitivinicola della Mosella con la nostra azienda Dr. Fischer che produce Riesling. Sempre lì troviamo anche ottime condizioni per poter soddisfare le esigenze di un mercato in evoluzione che richiede al mondo vitivinicolo alternative senza alcol di qualità.

Ad oggi il no alcol vende?

Le prime bottiglie di bollicine dealcolate sono state prodotte nella primavera del 2021. Se non ci fosse interesse da parte dei consumatori non lo produrrei. I numeri di vendita parlano chiaro e sono in costante crescita. Molte altre aziende vitivinicole italiane si stanno avvicinando a questi nuovi prodotti e questo contribuisce sicuramente all’ulteriore espansione del mercato dei vini dealcolati. Il consumatore finale apprezza sicuramente l’assenza di alcol ma anche il basso contenuto calorico di questi prodotti.

Qual è il pubblico che risponde meglio a questa tipologia di vino e quale invece, va ancora informato?

Il grande pubblico oramai è già pronto ed informato. L’hotellerie di alto posizionamento, anche per effetto della richiesta da parte dei molti ospiti stranieri, è stato il segmento di mercato da subito più interessato a questo tipo di prodotti. Il ristoratore italiano invece si è aperto poco a poco a questa categoria, iniziando ad apprezzarne le potenzialità grazie a un attento lavoro di comunicazione e di formazione da parte della nostra azienda. Le ostilità più grandi in Italia arrivano da alcuni operatori del settore che credono di poter dettare legge al consumatore e al mercato, opponendosi all’offrire delle alternative di questo tipo. Preferiscono vendere bevande analcoliche zuccherate in abbinamento ad un buon piatto di pasta, carne o pesce, piuttosto che un prodotto che viene dalla filiera vitivinicola. In alcuni casi le posizioni sono talmente rigide, che molti non si stanno accorgendo che stanno perdendo importanti opportunità e fatturato. Abbiamo avuto invece un’ottima richiesta da parte del mondo della “mixology” che con un vino di questo tipo, o meglio con una bollicina, ha in mano un valido strumento per creare originali cocktail senza o con basso contenuto alcolico.

Qualche dato sulla vendita delle due etichette no alcol di Hofstätter?

Siamo ad oltre 100.000 unità vendute in tutto il mondo. Oramai l’interesse è a livello globale.

Perché non è più possibile rimandare la questione “no alcol”?

Perché ormai non è possibile rimandare una cosa che ha già intrapreso la sua strada. Basta aprire gli occhi ed osservare quali sono le nuove abitudini dei giovani. Ma non solo, anche i cosiddetti “Boomer” stanno cambiando le loro abitudini e ricercando prodotti in alternativa alle loro tradizionali e quotidiane abitudini.

Quali le perplessità e quali le opportunità per l’apertura del dealcolato in Italia?

Da parte mia non c’è nessuna perplessità, anzi. La politica italiana ha ricevuto un chiaro mandato da parte degli Italiani e fa bene a difendere la propria posizione. Anche in materia di dealcolati. Se questa posizione poi sia giusta o sbagliata lo dimostrerà solo il mercato.


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