IL MOVIMENTO ZOÈ E LA FIERA DELLA NEORURALITÀ, IN BILICO LA DECIMA EDIZIONE MA NON LA VOGLIA DI EDUCARE


SULMONA – Quando si incontra Roberta Viggiani, presidente dell’associazione Movimento Zoè, ci si confronta con una mente lungimirante e sapiente del suo ambito di formazione, capace di ripescare nel passato azioni che potrebbero aiutarci a vivere nella società di oggi, una società di servizi come lei stessa la definisce.

Tutti i soci di Movimento Zoè e le altre associazioni correlate collaborano con l’intenzione di creare una rete neorurale. Condividono, dunque, l’idea di stare al passo con i tempi e recuperare la tradizione, per non perdere la memoria, e questo li ha portati ad organizzare la Fiera della NeoRuralità, evento di spicco tra le attività dell’associazione.

La fiera, incentrata sullo scambio di semi autoctoni seguendo la stagionalità, da diversi anni viene ospitata in location diverse per far risaltare diversi luoghi e comunità ma al momento non è ancora chiaro se e in quali modalità si potrebbe svolgere quest’anno. L’associazione è amareggiata ancor di più visto che questa sarebbe la decima edizione, pertanto è alla ricerca di format alternativi per garantirla.

Ma da dove comincia la storia di Roberta e del Movimento Zoè? Originaria della Campania, zooantropologa e laureata in Scienze della produzione animale, si trasferisce in Abruzzo per un puro scherzo del destino tredici anni fa.

Sbagliando strada è arrivata ad Anversa degli Abruzzi (L’Aquila), dove è stata ospitata per un solo giorno. Tanto è bastato per sentire, durante il ritorno a Napoli, di aver lasciato in quel paesino qualcosa di incompiuto. Quarantotto ore dopo ha ripercorso la strada al contrario e da quel momento ha iniziato a lavorare al bioagriturismo La Porta de Parchi di Nunzio Marcelli, volto iconico della pastorizia abruzzese.

Le esperienze lavorative si sono moltiplicate e la nascita dell’associazione a Sulmona (L’Aquila) è stata una conseguenza naturale nel 2009. Formata da una ventina di soci e molte più attività satelliti, il nome deriva dal greco e sta ad indicare l’essenza della vita che si coniuga al movimento.

Si sostanzia nel laboratorio permanente sull’ecosostenibilità, in concorsi, convegni e seminari.

Vengono promossi corsi di autoproduzione della birra e del vino, di trasformazione delle materie prime alimentari, di artigianato artistico; sono organizzate settimane in natura e laboratori educativi per i bambini nell’arco dell’anno.

Capisaldi dell’associazione sono la conoscenza del potenziale di ciascuno di noi che si traduce in cura, ossia passione per tutto ciò che vive, senza confonderla con la parola procurare che è l’azione che cura la debolezza; l’importanza del rito e della convivialità; l’educazione dei bambini intesa non solo come informazione.

Tutti gli incontri del Movimento prevedono un momento di convivialità, perché “il cibo ha connotazioni archetipiche che vanno oltre l’ambito nutrizionale e si rifanno allo stare insieme. Esiste una modalità comunicativa che parte dall’educazione alimentare”, spiega Roberta a Virtù Quotidiane.

Fino all’anno scorso c’era anche la possibilità di partecipare al bio catering ad opera di Caterina Palmucci. Inoltre, sono portate avanti le scuole in natura, ispirate ai principi dell’outdoor education e a quelli de “La scoperta del bambino” di Maria Montessori.

Recentemente Roberta è stata chiamata ad un incontro proposto dal Politecnico di Milano su uno studio per la rivalutazione delle aree interne e di confine, confrontando la situazione dei territori alpini con quella appenninica: “In questi mesi ho avuto molti contatti del genere e riconosco che tante risorse economiche nazionali ed europee stanno convergendo verso questa tematica – dice – ma sono spaventata perché non tutti coloro i quali la stanno affrontando hanno effettivamente consapevolezza delle serie difficoltà che stanno dietro la bellezza di quei luoghi”.

“Dovremmo trasformarla davvero in un’occasione per vivere dignitosamente quelle aree, garantendo una pubblica istruzione facilmente raggiungibile grazie ad un servizio trasporti adeguato e una medicina di base di montagna, ad esempio”, afferma Roberta.

Parla con cognizione di causa essendosi dovuta trasferire a Sulmona da un piccolo paese, quando sua figlia ha iniziato il percorso scolastico.

L’ottimismo innato di Roberta la spinge a sperare che le attività possano riprendere in sicurezza. “Questa estate abbiamo lavorato tantissimo dividendo i visitatori in gruppi ma da ottobre siamo fermi a causa dell’acuirsi della pandemia”, chiosa. “La fiera sarebbe l’occasione per rimettersi in moto e incentrare questa decima edizione su cosa abbiamo capito da questa esperienza ed esprimere tutto il bagaglio emotivo che ha provocato il Covid”.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2021