MAX PEZZALI E LO STAFF CHE VUOL TRASFORMARLO A TUTTI I COSTI NELLA “REGINA DELLE CELEBRITÀ”


L’AQUILA – “Tornare sul palco è un’emozione indescrivibile. Ti rendi conto dell’importanza del pubblico dal vivo solo quando sei costretto a rimanere lontano per così tanto tempo”. Chi può biasimare il nostro Max Pezzali, icona degli anni Novanta, approdato all’Aquila per il concerto che chiude la quarta giornata della 727esima Perdonanza Celestiniana. Canzoni stranote che hanno fatto sognare il pubblico di varie generazioni. Le aspettative della vigilia non sono state certo tradite.

Questo, dal palco in avanti. Dietro al palco, allestito di fronte alla Basilica di Collemaggio, le cose sono andate un po’ diversamente. La simpatia di Max non è stata certo offuscata dalla totale mancanza di buon senso del suo entourage che ha però disorientato lo staff a servizio della Perdonanza con richieste improbabili (“fateci trovare 20 asciugamani o non si va in scena”), cambi di programma, indicazioni e distanziamenti ben al di là del normale rapporto di lavoro artista/organizzatore.

Prima l’indicazione di mettere a disposizione quattro persone della security dalle 16. Poi una telefonata ad annunciare che solo la band avrebbe fatto il soundcheck, con l’arrivo di Pezzali previsto non prima delle 20,30. E questo ci sta. L’incapacità più grande del management è stata nella gestione del rapporto con la stampa.

Posto che solo due telecamere avrebbero avuto l’esclusiva dell’intervista (e anche questo ci stava), l’entourage ha cercato di allontanare il resto dei giornalisti presenti, chiedendo alla security di sgomberare parte del piazzale di Collemaggio, tipo “Extra Omnes” insomma

Richiesta per ovvi motivi disattesa dagli stewart e dal personale della protezione civile. L’arrivo di Pezzali, in minivan dai vetri scuri, è stato accompagnato da pressioni e raccomandazioni gratuite del management ai pochi giornalisti che hanno provato, nonostante tutto, a fare il proprio mestiere, magari cercando di avvicinarsi quel tanto che bastava per una foto. D’altro canto, chi era accreditato aveva tutto il diritto di trovarsi dov’era.

L’arroganza di chi – con fare da bauscia e con tanto di torcia tascabile puntata sull’interlocutore – è abituato ad avere il controllo dell’area mista sotto il palco, senza riserva alcuna, ha fatto il resto, andando a creare incidenti in una situazione che poteva essere davvero gestita diversamente. Ma forse, anche qualcuno dello staff di Pezzali aveva qualche uomo ragno da schiacciare. Poi però Pezzali è salito sul palco per attaccare con “Non me la menare” e la canzone – giocoforza –  ha messo tutti d’accordo.

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