“OSSA”, GIAMPIERO MARGIOVANNI RACCOGLIE RACCONTI SULL’ESSENZA DELL’UOMO


ATRI – L’analisi, lo studio, la descrizione di un lato forse non edificante della società e in generale degli esseri umani, ma un lato purtroppo reale, sul quale non è possibile chiudere gli occhi. Nei suoi racconti, raccolti in un titolo più che emblematico, Ossa, Giampiero Margiovanni, giovane scrittore abruzzese già distintosi per alcune raccolte di poesie e il romanzo I sogni nelle lacrime, ha cercato di sondare luoghi e dimensioni psicologiche in cui gli esseri umani non danno certo il meglio di sé, ma che tuttavia risultano spesso essere parte integrante di ciò che è umano, collegato con le essenze, i centri degli individui.

Le “ossa” a cui Margiovanni fa riferimento sono proprio la materia di cui è fatta la vita dei suoi personaggi, e lo scrittore mostra la volontà di entrare dentro le loro psicologie, o meglio ancora dentro l’essenza di determinati atteggiamenti e comportamenti appunto per denudarli, disossarli si potrebbe dire.

Margiovanni è riuscito così a mettere nei suoi racconti quanto appreso in tante letture appassionate, giungendo però a trovare una maniera propria e originale. In effetti ciò che salta agli occhi immediatamente è il carattere eccentrico, soprattutto in negativo, di molti personaggi, come il ragazzo pittore del brano “Alla torre” che trova una maniera a dir poco strana per procurarsi i colori, oppure altri racconti come “Due euro” che esordiscono innocui per concludersi con scene da thriller che quasi tolgono il respiro.

Tra i racconti più riusciti e meno provocatori, nel senso di meno scandalosi, c’è “Tra la doccia e il resto del mondo”, storia di un uomo fin troppo paziente che chiederebbe solo qualche minuto di tregua in più rispetto al correre frenetico degli altri e dei giorni. Di grande significato è anche “L’alba e il tramonto”, che nella visione apocalittica di un mondo in disfacimento lascia emergere una proposta edificante per la salvezza della nostra civiltà. Così come edificante e propositivo è il racconto “Gianni Dado e Piero”, che può essere considerato un racconto di formazione visto che i tre giovani protagonisti ricevono una lezione di non poco conto da un incidente d’auto.

Altri racconti dimostrano invece una visione nichilista, che emerge dalla volontà di Margiovanni di andare a scandagliare personalità e caratteri eticamente ed umanamente discutibili. Naturalmente il giudizio etico non rientra nelle intenzioni dell’autore, semmai la sua è un’immersione nei lati bui e comunque purtroppo diffusissimi dell’uomo. Un’immersione coraggiosa al di là di ogni retorica.

Un racconto inquietante e davvero senza speranza è quello intitolato “Paolo Malaché”, il cui protagonista, appunto Malaché, è un serial killer che incontrerà sulla sua strada un altro serial killer, con un finale a sorpresa e per certi versi raccapricciante. Molti dei racconti presenti nella raccolta lasciano al lettore una sensazione strana, intrisa di nichilismo, o meglio ciò che sorprende il lettore, e lo lascia a bocca aperta, è la negatività di gran parte dei personaggi.

Lo stile di Margiovanni è poi perfettamente in sintonia con la materia delle sue narrazioni. Si tratta di uno stile spedito, un’espressione che giunge diretta al lettore, racconta i fatti e lascia che il significato venga fuori dalle azioni e dagli eventi, e non dai ragionamenti.

E ciò fa sì che i racconti siano ben costruiti, si fanno leggere e tengono desta l’attenzione. “La sessione di Ob” è allucinante, inizia con un sogno a occhi aperti quasi romantico ma finisce in un incubo, e per questo prende allo stomaco. È un racconto sentimentale all’inizio, ma poi diventa la descrizione di un’ossessione. Anche qui c’è un finale negativo, anzi è un pugno allo stomaco, probabilmente voluto. La conclusione così dura testimonia proprio il tentativo di Margiovanni di dare uno sguardo agli aspetti meno edificanti dell’essere umano. E qui si capisce ulteriormente il titolo della raccolta, Ossa, e il suo tentativo di spolpare l’uomo dai valori che troppo spesso, benché fondamentali, nascondono realtà orribili, e denudarne le ossa, la sua consistenza animale, aggressiva, violenta.

Tra i testi “Equilibrio” è il più intrigante, degno di un Edgar Alan Poe, costruito molto bene, crea mistero e curiosità e anche sorpresa finale. “La pioggia rossa” è anch’esso molto attraente, più che altro perché ci si aspetta una disgrazia che per fortuna non arriva. La suspense è ottima, ben costruita. Si sente che deve succedere qualcosa da un momento all’altro, e questo incolla sulla pagina.

“La casa col balcone basso” è un racconto un po’ strano, coinvolgente nella disperazione del vecchio, ma forse un po’ riduttivo dei sentimenti umani, un po’ semplicistico. L’idea tuttavia è originale e come al solito il racconto si fa leggere.

Forse “Il vecchio campanile” è uno dei più riusciti, almeno nella sua valenza culturale ed etica, la storia di un uomo che ha rinunciato al successo. È un bell’atto di accusa all’idiozia sempre più imperante dei nostri tempi; oggi tutti vogliono visibilità, ascolto, fama, anche se non hanno niente di importante, originale o edificante da dire.

Il racconto dedicato a “Tix” è il più incredibile, una sorta di pozzo senza fondo della sfortuna e di come può essere misera una vita. Ben riuscito, ma ovviamente più negativo che mai. Infine c’è “Asso” e questo è un altro atto d’accusa al mondo del successo e dell’apparenza, che poi è un atto d’accusa a tutta la nostra contemporaneità. “Asso” infatti è la storia di un successo mondiale e poliedrico fabbricato sul sacrificio di una madre, insomma un altro racconto sulla bassezza umana. Su quel versante dell’umano che purtroppo non possiamo tacere e che Margiovanni ha avuto il coraggio di denudare.

Nato ad Atri (Teramo) il 9 aprile 1990. Ha iniziato a scrivere diciannove anni, ma solo nel 2017 pubblica il suo primo romanzo I sogni nelle lacrime. A due anni di distanza esce il suo nuovo libro per Edizioni IlViandante: Ossa, una raccolta di 17 racconti tra il genere pulp e thriller. Ossa è stato presentato in anteprima il 9 febbraio presso il Teatro comunale di Atri da Evelina Frisa, con la partecipazione di Marco Tabellione e l’editore Arturo Bernava.