Cultura 27 Giu 2019 10:33

PEZZOPANE: DALL’HARD ROCK AL CANTAUTORATO, ECCO “CAFFEINA MON AMOUR”

PEZZOPANE: DALL’HARD ROCK AL CANTAUTORATO, ECCO “CAFFEINA MON AMOUR”

L’AQUILA – Sonorità spensierate, che oscillano tra l’ingenuità e il mal vissuto. Testi ironici e agrodolci, accompagnati da un’attitudine scanzonata che riflette quella “malinconica felicità” figlia del nostro tempo.

Questi gli ingredienti che fanno del cantautore aquilano Francesco Pezzopane, in arte Pezzopane, una delle più consolidate realtà musicali della città.

In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “Caffeina mon amour”, Virtù Quotidiane lo ha incontrato, per parlare del suo percorso artistico, dalle origini hard rock al cantautorato, e del suo album d’esordio “Storie da monolocale”, in uscita il 28 giugno su tutte le piattaforme digitali.

Francesco, per iniziare, parlaci dell’album. Come nasce “Storie da monolocale”?

L’album, come indica il titolo, è composto da canzoni nate nel monolocale sui Navigli a Milano dove ho vissuto per qualche tempo. L’ispirazione è venuta dagli infiniti momenti di solitudine passati in pochi metri quadri e da una vita abbastanza bohémien. Quando si vive in una grande città come Milano il concetto di solitudine è ben diverso da quello che si prova nella vita di provincia. Dentro casa sentivo i rumori delle vite degli altri intorno a me, sotto di me, eppure non li vedevo mai. Ho pensato che ognuno di loro avesse una storia da raccontare: parlare d’amore al primo piano, ad esempio, è ben diverso dal farlo nel sottotetto (per la cronaca, io ero nel sottotetto). Allora di getto ho scritto testi e musica, mentre per la produzione mi sono affidato a due amici musicisti e produttori abruzzesi, Luca Mongia e Giacomo Pasutto. Grazie a loro ho trovato il sound giusto per le mie canzoni, senza troppa difficoltà.

È da poco uscito il tuo nuovo singolo “Caffeina mon amour”. Cosa vuol dire per te questo brano?

Caffeina è stato il primo brano che ho scritto con l’idea di fare il disco. Volevo andare oltre il cantautorato, volevo un sound fresco con tanti synth. È il pezzo che tutti vogliono sentire e cantare quando suono dal vivo. Tutti si ricordano la canzone del caffè dopo averla sentita. Una bella soddisfazione.

Nel testo si legge: “Non ho bisogno di una donna tutta dolce e carina, ho bisogno di caffeina”. Qual è la tua caffeina?

Il bisogno di caffeina è l’emblema di quella necessità di non-so-cosa che tutti noi avvertiamo ogni giorno all’improvviso quando ci prende lo spleen. C’è chi si salva lavorando fino a svenire, chi giocando a calcio, chi sbronzandosi, chi con la musica. Oppure c’è chi si salva andando a cercarsi relazioni sentimentali insoddisfacenti. In fin dei conti la caffeina è una droga e in quanto tale dà dipendenza ma anche assuefazione.

Il tuo percorso artistico ha seguito un’evoluzione particolare. Hai un passato decennale da chitarrista hard rock, cos’è dunque che ti ha spinto verso il mondo del cantautorato?

C’è ancora qualcuno che si ricorda di quel periodo? Bei tempi, eh! Scherzi a parte, da ragazzino non esistevano solo la chitarra elettrica e gli ampli Marshall a stecca. Nonostante a 18 anni andassi in giro con i Motley Crue nelle orecchie, alla fine bastava una inaspettata mezza frase di un De Gregori qualsiasi per sciogliere il mio cuore di metallo e riportarmi sul pianeta terra. Bello il sound americano, ok, ma quello che colpisce veramente sono le parole, e noi italiani le sappiamo usare veramente bene.

Negli ultimi tempi stiamo assistendo a un gran numero di progetti musicali originali e di qualità nella nostra città. Cosa pensi della sena musicale aquilana?

L’Aquila non ha mai partorito tanta buona musica come in questo periodo. Mi ricordo che prima del terremoto i gruppi che suonavano roba originale dovevano aspettare le selezioni di Arezzo Wave o qualche altro concorso per farsi sentire, poi i costi di produzione erano altissimi e il pubblico inesistente. Nonostante tutto erano gruppi validissimi ma non hanno riscosso il successo che meritavano. Era il periodo delle cover band: locali pieni di gente che voleva cantare i classiconi e nient’altro. Ora è cambiato tutto: i locali propongono inediti perché la gente ha voglia di sentire roba nuova. La città ha finalmente una sua scena fatta di artisti senza distinzione di genere che collaborano senza antipatie né egoismi, oltre che di produttori che crescono e fanno crescere. Personalmente ho un debole musicale verso Noce Moscardi, giovanissimo cantautore aquilano, il mio preferito. Non per niente l’unico artista che “coverizzo” quando suono dal vivo.

Hai date live in programma per quest’estate? Dove si potrà trovare il tuo disco?

Penso proprio dopo l’uscita del disco, in programma il 28 giugno su tutte le piattaforme digitali. Per quel che riguarda i live mi troverete in giro per l’Italia a suonarlo dal vivo con la mia band: Federico Serpietri alla batteria, Giorgia Aglietti alle tastiere ed Emanuele Capogna al basso: a loro va la mia gratitudine perenne ed incondizionata.


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