“TEATROVAGANTE” A CAMPLI, IL PAESE TIMIDO


CAMPLI – Lo scorso fine settimana a Campli (Teramo) nona tappa di Teatrovagante, l’originale idea di Sara Gagliarducci, che insieme a Valentina Nibid sta portando in giro per i borghi abruzzesi performance teatrali in cambio di ospitalità e soprattutto di un racconto.

Le due artiste hanno progettato un vero e proprio baratto: viaggiando attraverso l’Abruzzo, Gagliarducci e Nibid si fermeranno nelle comunità disposte a ospitarle e a raccontarsi. In cambio Teatrovagante offrirà esibizioni artistiche.

Ogni luogo che aderirà sarà protagonista di un articolo su Virtù Quotidiane, media partner dell’avventura, in una sorta di diario di viaggio. Ecco il nono.

CAMPLI, IL PAESE TIMIDO

Il tempo non è stato cortese con noi, troppo breve per farci scoprire il borgo. Il passaggio è stato solo un assaggio. Le persone sedute ai tanti bar, 4 in 400 passi di camminata dall’inizio del corso alla piazza, raccolgono i segni di un borgo che soffre lo spopolamento post-terremoto. Sembra che la vita si consumi altrove, forse, nelle tante frazioni. Come spesso accade, sono i bambini a rompere il ghiaccio, ci scortano, ci seguono, sono presenti a tutti i nostri appuntamenti. Cerchiamo negli adulti lo stesso sguardo curioso… sospensione.

Siamo andate via da questo luogo con in tasca accenni di storie, un forte desiderio di saperne di più e tante domande. Quando passerete di lì chiedete dell’Opificio, dell’Antica Banda Musicale, della Scuola di Musica e chiedete del medico che amava Campli e che curava le persone senza essere pagato.

Venerdì 11 settembre

Arriviamo a Campli e ci fermiamo all’Ufficio Turistico dove ci aspetta Melissa, Consigliere Delegato alla Cultura e al Turismo, ed Eugenia, referente del Centro Informazioni Turistico. Sotto i bei portici di Piazza Vittorio Emanuele cominciamo a tratteggiare e ad immaginare la nostra presenza in quei luoghi, perché al momento sembra trattarsi solo di luoghi: il museo archeologico, il Duomo, la Scala Santa, la Casa Del Farmacista. Ma dove sono le storie, le persone? “Qui ormai c’è poca gente, dopo il terremoto sono andati via. Al centro non c’è più nessuno” ci dice Melissa. Ma come? Le scuole ci sono? E dove vanno i ragazzi e dove giocano? E le loro famiglie? Scopriamo che il pomeriggio del sabato e la mattina della domenica c’è la messa. Un’ottima occasione per trovare gente a cui rivolgere i nostri spettacoli, a cui dedicare una canzone in cambio di una storia. La conversazione si conclude ai giardinetti vicino al Comune. Ecco, questo sembra il posto adatto per lo spettacolo della domenica mattina, a maggior ragione che a Campli, quel giorno, c’è il mercato e si mangia la porchetta …

Sabato 12 settembre

Alle 10:30 arriviamo in centro con le nostre canzoni scanzonate e il nostro discutibile senso dell’orientamento: sbagliamo strada ma per caso ci imbattiamo nella macchina di Federico, il Sindaco, che ci suona e ci guida al parcheggio. Foto di rito con lui e giusto due chiacchiere per sentirci dire che se vogliamo scovare la gente dobbiamo andare a Sant’Onofrio. Ormai le persone sono tutte nelle frazioni. Concordiamo un’incursione pomeridiana ma ora è il momento di dedicarci al centro storico del borgo. Subito veniamo travolte da due ragazzine curiose ed entusiaste, Mariaelena e Ilaria, e cominciamo il nostro giro. Passeranno con noi tutto il tempo, facendoci scoprire Campli e le sue strade meno frequentate. Così incontriamo il sorriso di Marina che fa un tratto di strada con noi, verso la sua casa. Grazie a questa breve passeggiata con lei scopriamo un pezzo di Campli poco frequentato : Il Belvedere. Perché vale la pena spingersi fin lì? Il nome Belvedere dice tutto. Per la prima volta passiamo davanti ad un edificio, ci incuriosisce, torneremo a chiedere di lui. E’ l’Opificio.

Nel pomeriggio, ai portici del Museo Archeologico, Mimì incontra un bellissimo gruppo di persone pronte a regalarle generosi sorrisi e applausi tra cui un frizzantino gruppo di signore anziane che si concedono una distrazione prima di andare a messa. Ilaria e Mariaelena sono sempre con noi. A fine spettacolo passiamo al Mingus, pub di ritrovo dove conosciamo Marcel, che lavora lì, e Claudio, il titolare, un ragazzo rientrato a Campli dopo l’Università. Giusto il tempo di riposarsi e poi dritti a Sant’Onofrio. Nei bar sempre tanta gente ma in giro nessuno. “Fino a 10 minuti fa, qui ai giardinetti era pienissimo!” ci dicono. Noi troviamo pochissimi bimbi, prevalentemente stranieri di diverse nazionalità e molto piccoli. Per questo pubblico speciale Mimì fa lo spettacolo più bello.

Domenica 13 settembre

Alle 10:30 Ninetta arriva ai giardinetti del Comune. Tutto intorno c’è il mercato, c’è la televisione che intervista un gruppo di ciclisti e le bancarelle e la fila per la porchetta. Ninetta, dopo aver raccolto quanta gente poteva, fa partire La Giostra. Tante persone presenti, decidendo di deviare dai loro impegni, arrivano piano piano, sorridono e applaudono. Un veloce “sdjuno” a base di porchetta accompagnata dalla famosa “gassosa di Campli”, la bibita dall’etichetta meravigliosamente retrò di cui vanno tanto fieri, a ragione, i Camplesi.

Poi lunghe passeggiate su e giù per le vie del centro per decidere il percorso del nostro “Saluto al Paese”. Un po’ alla volta i giri si fanno più stretti, con lo sguardo sempre fisso all’Opificio… una calamita.

Alle 17:00 Piazza Vittorio Emanuele è strapiena per via della presentazione del libro “Elogio della lentezza” di Lamberto Maffei. Noi apriamo l’evento. Ferme all’ingresso di una via, cominciamo il nostro attraversamento seguite da Ilaria, Mariaelena ed un gruppo di persone arrivate lì per noi.

Con loro poi restiamo ai portici per prendere parte all’evento, sedute al bar Farnese, dove ci viene offerto un giro di prosecco ringraziandoci per il nostro lavoro.

Poi passiamo a salutare il nostro caro Mingus. Ormai con Marcel e Claudio si è stabilito un bellissimo contatto, pieno di simpatia, curiosità e calore. Restiamo con loro in chiacchiere e intanto ci raggiungono Melissa, il professore Roberto Ricci, Presidente di Memoria & Progetto Onlus, associazione che gestisce l’ufficio turistico, e i suoi soci Evelina Di Berardo e Davide Francioni. Sembra che il luogo e che la presenza di Marcel e Claudio allarghino questa giovialità e serenità di relazione all’intera comitiva. Salutiamo il pub e finiamo la serata con una cena insieme a base di buon vino e tante risate. A tavola parliamo della ricchezza del paese, abbiamo la fortuna di cenare con un gruppo di persone speciali: sono innamorati di Campli e lo capiamo non solo da cosa raccontano ma dal coinvolgimento che hanno nel raccontarlo: i tesori portati via dopo il terremoto, il presidio archeologico, le ricchezze custodite nel museo e tanto altro. Così, con questa bella energia e con un grande piacere di stare insieme e raccontarsi, concludiamo la nostra serata e questa tappa.

Si, siamo andate via da Campli con la certezza che questo timido borgo abbia bisogno di più tempo per raccontarsi ma sappiate però che mai come qui i nostri spettacoli, senza essere pubblicizzati, senza una locandina, annunciati solo 30 minuti prima, hanno conosciuto tanta partecipazione e tanta presenza di pubblico. Da questo sarebbe bello ripartire e ritrovarci al prossimo incontro. Non è un caso che questo paese sia arrivato a fine percorso a ricordarci di nuovo che non bisogna mai dare nulla per scontato, che basta girare un angolo per scorgere un belvedere, che basta sedersi e dare tempo agli occhi, alle orecchie, ai sensi di stare, di fermarsi e con umiltà attendere che il paese emerga con tutto il suo carattere, senza forzare. Ciao Campli, non dimenticare di raccontarti, sei bello e tutto da scoprire.

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