Francesco Spadafora, il principe contadino: “Il vino deve piacere innanzitutto a me. Altrimenti come lo racconto?”
CAMPOREALE – Una nobile famiglia siciliana, un campo sperimentale, nomi che hanno segnato la storia della viticoltura come Giacomo Tachis, Diego Planeta e Attilio Scienza. Nella tenuta di Virzì, nella sterminata campagna di Camporeale (Palermo) che si raggiunge attraverso strade tortuose e sconnesse, Francesco Spadafora da trent’anni fa il suo vino con la “modesta presunzione” che piaccia innanzitutto a lui.
E il suo ragionamento non fa una piega: “Non è un atto di egoismo – dice – . Il primo a essere convinto di quel che faccio devo essere io. Noi potevamo benissimo vendere uva o vino sfuso, se decidi di mettere un’etichetta su una bottiglia ti assumi una responsabilità!”.
La storia degli Spadafora si perde nei secoli. E visitare l’azienda fa proprio questo effetto, in un contesto a-spaziale e a-temporale in cui si entra a stretto contatto con un mondo rurale che si credeva perduto. Discendenti di una nobile famiglia siciliana con importanti possedimenti in tutta l’isola, sono le ultime generazioni ad aver scritto una pagina importante per la viticoltura contemporanea: don Pietro, che riceve l’azienda come si presenta oggi in eredità da uno zio, e il figlio Francesco, che ne ha preso le redini tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta e la porta avanti ancora oggi.

Le vigne di Virzì
“Nel 1986 l’Istituto della vite e del vino aveva creato una ventina di campi sperimentali in tutta la Sicilia”, ricorda, “e qui nel 1990 fu creata una cantina sperimentale nella quale confluivano le uve di tutti questi campi. Diego Planeta ne era presidente e chiamò Gianni Tachis come consulente. È stata per me un’università a cielo aperto, poter assaggiare uve diverse, coltivate in territori diversi, con quantità di uva diversa in pianta, vinificazioni in cui potevi fare comparazioni…”.
Tra le colline di Camporeale, oggi i 180 ettari di cui 100 vitati con le varietà Chardonnay, Inzolia, Catarratto e Grillo tra i bianchi, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Nero d’Avola tra i rossi, danno vita a circa 200mila bottiglie. La prima, nel 1993, fu dedicata proprio al padre e ancora oggi il Don Pietro Rosso è uno dei vini più conosciuto dell’azienda. Considerato il primo taglio bordolese siciliano (Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon e Merlot), fu prodotto proprio con l’aiuto di Tachis.

La sauna
Protagonista del rilancio è ora la figlia 29enne Enrica, che sta scrivendo una nuova pagina tutta votata all’accoglienza: “Raccontare i nostri vini in giro e cosa c’è dietro la bottiglia è importantissimo, l’enoturismo è portare giovani in cantina, è volto a semplificare il mondo del vino, rendendo più giocosa e divertente una degustazione”, dice.
Enrica è anche tra i protagonisti di Generazione Next, un gruppo di produttori under 40 di Assovini Sicilia già operativi nelle aziende familiari, nato per valorizzare il territorio e la produzione vitivinicola siciliana: “Vogliamo fare squadra, confrontandoci e crescendo insieme, anche imparando l’uno dall’altro”.
Molti giovani vanno via, ma altrettanti tornano nella propria terra: “Io ho deciso di non andarmene perché volevo rimanere qui. All’inizio non sapevo come, ma poi è stato tutto molto naturale”, rivela la giovane produttrice.
Convinto del fatto che “il vino è un companatico, va abbinato a qualcosa”, Francesco si diletta, con ottime riuscite, anche ai fornelli. Preparando per gli ospiti piatti semplici ma magistralmente realizzati per i quali predilige i prodotti del grande orto che affianca le vigne e le uova delle sue galline. E gli abbinamenti non sono affatto lasciati al caso.
“Il vino è la fine di una piramide alla cui base c’è il cibo, sono due elementi che devono parlarsi” riflette facendo assaggiare Il cuGino, un Grillo in purezza “da bere senza paranoie sui sentori, quando voglio bere un bicchiere di vino bianco che non mi impegni troppo”. Un prodotto che affina tre mesi in acciaio e poi uno in bottiglia, portato a 10,5 gradi proprio per andare incontro alle tendenze del momento.

Enrica Spadafora
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