Cantine e vini 12 Set 2026 14:15

I quarant’anni della Petite Arvine di Grosjean, la regina bianca della Valle d’Aosta

I quarant’anni della Petite Arvine di Grosjean, la regina bianca della Valle d’Aosta
Hervé Grosjean e Alessandro Sarzi Amadè

QUART – Nel panorama della viticoltura valdostana la famiglia Grosjean rappresenta sicuramente uno dei fulcri qualitativi della regione ma soprattutto tre generazioni che hanno saputo apportare una dose di innovazione e di pionierismo davvero encomiabile.

Situata a Quart, giusto a ridosso del capoluogo Aosta, le due case gialle e arancione identificano il quartier generale di questa famiglia di vignaioli partita alla fine degli anni Sessanta dalla passione di nonno Dauphin e dall’acquisto della prima parcella di quel cru che è Vigne Rovettaz.

Luogo/toponimo che di recente il nipote Hervé Grosjean, attuale enologo della cantina oltre che frontman del paritetico giovane quartetto di cugini (formato da Hervé, Simon, Didier e Stefano) oggi alla guida dell’azienda, ha scoperto che il nome compare citato come vigneto di valore già in un documento settecentesco.

I vigneti del cru Rovettaz

In occasione dell’evento celebrativo – svoltosi nell’elegante cornice del Golf Club di Courmayeur, struttura molto attiva e attenta alle sinergie con le realtà del territorio – organizzato per festeggiare i quarant’anni di produzione della Petite Arvine aziendale, abbiamo chiesto ad Hervé di illustrarci il percorso e l’evoluzione di questo vitigno autoctono simbolo, insieme al Prié Blanc, dei bianchi valdostani, e caratterizzato da vividi profumi agrumati e di fiori alpini e da un sorso spiccatamente salino e minerale, di grande piacevolezza.

“La Petite Arvine sta diventando sempre più il vitigno a bacca bianca valdostano per antonomasia, il vino bianco iconico che rappresenta l’identità di un territorio montano” dice Hervé. “Infatti lo troviamo soltanto in Valle d’Aosta, nel Vallese (Svizzera Francese) da dove probabilmente ha origine e in Alta Savoia. Diciamo intorno al Monte Bianco, montagna che fa da trait d’union di questa bellissima varietà che noi, grazie alla lungimiranza di mio padre e mio zio, vinifichiamo da oltre 40 anni”.

“Furono proprio loro due a spingere mio nonno Dauphin a piantare questa varietà a bacca bianca, indottrinati dal canonico Joseph Vaudan (sorta di Dom Perignon valdostano, responsabile della nascita della vinificazione commerciale regionale e uno dei primi direttori dell’Ecole Pratique d’Agriculture, oggi Institut Agricole Régional, centro d’eccellenza agro-ambientale istituito dalla Giunta regionale nel 1951 ed inizialmente affidata ai Canonici dell’Ordine del Gran San Bernardo, ndr)”.

“In quella che era allora una terra quasi esclusivamente di vini rossi”, ricorda Hervé, “fu lui a convincere la mia famiglia a piantare questa varietà che lui conosceva bene. Inoltre mio zio (Vincent) qualche anno prima aveva avuto modo in Svizzera di sperimentare sul campo la singolarità della Petite Arvine e così è nata questa nostra avventura che dura da oltre quarant’anni”.

“Le prime vendemmie non sono state per nulla facili perché le competenze tecniche e le attrezzature degli anni Ottanta e Novanta non erano certo quelle attuali”, fa osservare l’enologo e produttore, “ma fin da allora alla prova della degustazione della Petite Arvine mio padre e mio zio percepivano quanto questa varietà incarnasse il territorio montano da cui nasce. Con quelle note di frutta esotica e di freschezza minerale quando è di annata che poi con gli anni diventa più grassa e rotonda ma in entrambi i casi rimane immutata quella cifra stilistica di sensazioni sapide e minerali che la caratterizzano”.

“Per le sue doti di varietà tardiva, inoltre”, aggiunge Hervé, “è un vitigno capace di adeguarsi e reagire agli effetti del cambiamento climatico avendo anche una inaspettata longevità che le permette di conservare una freschezza di beva anche a distanza di molti anni”.

Un vitigno quanto mai al passo coi tempi. Ma quali saranno le novità in cantiere per la Petite Arvine Grosjean?

“Innanzitutto di crescere un po’ nella produzione, alla luce dei nuovi impianti” afferma l’enologo. “Attualmente ne produciamo tre versioni, quella base, il Vigne Rovettaz e, solo nelle annate che lo meritano, la selezione inserita nella linea dedicata alla nostra tradizione familiare, ‘Les Freres’. Penso per tutti di allungare un po’ l’affinamento e poi ad una ulteriore versione del Vigne Rovettaz che trascorra almeno 18 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato”.

“Nonostante le difficoltà attuali del settore noi non ci possiamo proprio lamentare” rileva Hervé, “perché abbiamo un ottimo rapporto con le realtà ristorative e alberghiere regionali che assorbono quasi la metà della nostra produzione ed una richiesta sia in Italia che all’estero in costante crescita”.

“E, giusto per ribadire l’assoluta attualità della Petite Arvine, all’interno della gamma è il nostro bianco più richiesto e venduto all’estero, proprio per questa sua unicità territoriale che tutte le riconoscono nel calice”.


Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.