Cantine e vini 19 Nov 2024 19:22

I vini vulcanici ed eroici dell’Etna, l’isola nell’isola che si prepara al salto nella Docg

I vini vulcanici ed eroici dell’Etna, l’isola nell’isola che si prepara al salto nella Docg
Il vigneto di Contrada Rinazzo a Milo dell'azienda Benanti

CATANIA – Quote altimetriche che variano dai 300 ai 1.300 metri sul livello del mare. Pendenze che possono superare il 40%. Escursioni termiche nel corso di una giornata che arrivano anche a 25-30 gradi. Un terreno che è frutto del disfacimento di diversi tipi di lava vulcanica di differente età oltre che di svariati materiali eruttivi. Quella lava che sotto forma di cenere, ma anche di lapilli, che in dialetto chiamano ripiddu, scende pure dall’alto.

Le condizioni di base che connotano la zona dell’Etna, il vulcano attivo della Sicilia orientale, alto 3.340 metri e con un diametro da più di 50 chilometri, definita l’isola nell’isola, sono estreme sotto tanti punti di vista. La vite è allevata per lo più ad alberello, circondata da pali in castagno, un sistema rigoglioso che spinge verso l’alto, e la protegge da pioggia, sole e anche dal vulcano stesso, quasi come fosse un ombrello, e che si arrampica sul monte con l’aiuto delle nere terrazze di pietra lavica.

In questo luogo, dove si trovano alcuni dei vigneti più antichi coltivati in Italia, addirittura più che centenari e ancora a piede franco, si sviluppa l’Etna doc, “una denominazione da 1.550 ettari di vigneti, 440 viticoltori – alcuni piccolissimi, da meno di un ettaro – sei milioni di bottiglie prodotte, il 4 per cento della superficie regionale, ma in termini di valore parliamo di molto di più”, rivendica Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio tutela Vini Etna Doc che si occupa della valorizzazione e della promozione della Doc. La denominazione è la più antica della Sicilia, con le sue origini che risalgono al 1978.

I vini Etna doc raccontano le eruzioni e la particolarità del clima e del terreno che animano la crescita dei vigneti.

“Nei vini Etna doc c’è salinità, la mineralità tipica dei suoli molto sabbiosi, dei vulcani attivi”, dice il direttore. Ma i calici narrano anche di una viticoltura eroica. Qui la meccanizzazione non esiste. Tutto è fatto a mano. Anche le terrazze, sostenute da muretti a secco di pietra lavica, con cui si sistema il terreno che dovrà accogliere i vigneti, in modo da contenere la sabbia.

“I muretti a secco vennero costruiti dai nostri avi e noi oggi cerchiamo di mantenere questi gioielli architettonici”, sottolinea Lunetta. E poi il lavoro nei vigneti, “4-5 volte superiore in termini di ore dei vigneti a spalliera”.

L’Etna Doc è una denominazione in costante crescita, soprattutto grazie all’attività di promozione del Consorzio che dal 2019 ha spinto il piede sull’acceleratore.

“Ogni anno proponiamo l’Etna Days, una manifestazione con giornalisti da Italia, Europa e Stati Uniti. Si crea un giro di visite anche nelle cantine più piccole e un gioco di squadra che è la nostra arma. I vini buoni sono ovunque, ma la riconoscibilità del vino vulcanico rende i nostri vini unici. Noi vendiamo un territorio prima ancora che i nostri vini, vendiamo l’Etna che ogni anno ci regala un’attività promozionale gratuita”, ironizza. “Solo nel 2021 abbiamo contato 52 eruzioni. Ogni volta è uno spettacolo che attrae, oltre ad essere una sorta di concimazione gratuita, che arricchisce il terreno”.

Verso la Docg

Ora il Consorzio ha avviato il percorso per ottenere il riconoscimento della Docg. “In assemblea abbiamo modificato il disciplinare e speriamo che in un paio di anni potremmo ottenere questo obiettivo. Abbiamo già apportato delle modifiche interessanti, come il numero di piante minimo per ettaro di 4.600, la resa dei rossi riserva passata da 90 a 80 e l’aumento della corposità minima del rosso. Interventi tecnici, che dimostrano che stiamo alzando l’asticella. Noi abbiamo bisogno di proteggere i nostri prodotti e la Docg ci consentirà di farlo”, conclude Lunetta.


Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.