Cantine e vini 26 Ago 2025 13:53

“Non un Teroldego ‘figo’, ma capace di emozionare a tavola”. Il nuovo corso dell’autoctono trentino passa per nove giovani produttori

Teroldego Evolution
Teroldego Evolution

MEZZOCORONA – “In principio fu il sangue del drago a creare la prima pianta di Teroldego”. Così inizia la leggenda che narra le origini del Teroldego della Piana Rotaliana. Un outsider rosso in una regione a trazione bianchista che sta facendo parlare per la sua contemporaneità.

È sempre stato un “vinone” della tradizione, a volte anche relegato a Cenerentola nelle carte dei vini – quando presente – ma oggi, grazie a un gruppo di giovani capaci, sta ritrovando la sua dimensione spolverata, pronta per raccontare un altro Trentino, quello delle grandi occasioni che non sono più disposti a perdere.

Teroldego Evolution, questo è il nome dell’associazione che unisce nove aziende – Cantina Dorigati, Azienda agricola De Vescovi, Cantina Donati Marco, Cantina A. Martinelli 1860, Devigili azienda agricola, Foradori, Gaierhof srl, Zeni Vignaioli e distillatori e Cantina Endrizzi – in cui le nuove generazioni hanno voce in capitolo. Hanno studiato, girato e hanno iniziato a intendere un mondo del vino meno ingessato, più pop senza snaturarne il valore, più vicino al consumatore in cerca di prodotti easy, non banali.

Al timone del gruppo c’è Paolo Dorigati, produttore dell’omonima azienda che ha dato a Virtù Quotidiane la visione di cosa si vuole cambiare affinché il Teroldego possa arrivare in tavola come una scelta consapevole, insolita e che non deluda le aspettative.

“Il Teroldego è storia per la Piana Rotaliana. Le prime tracce risalgono a circa 500 anni fa. Se ne ha notizia negli scritti del Concilio di Trento, era merce di scambio e fino allo scandalo del metanolo aveva un suo peso con la Schiava. Questa varietà è sopravvissuta a tutti questi scossoni – tempo compreso – perché è un vino in grado di rispondere alle esigenze di modernità si cercava già vent’anni fa in fatto di rossi e ancora oggi, si cerca. Poi la forza è la denominazione di origine, la prima del Trentino (1971) che lo rende un granitico tassello nell’universo produttivo regionale”, racconta.

Con una superficie vitata di 400 ettari, una produzione complessiva della varietà di 550mila bottiglie di cui la metà esportate, il Teroldego conquista per il suo colore rosso acceso, naso fruttato, spiccata freschezza ma anche trama tannica fitta.

Così il Teroldego del campo Rotaliano offre due possibilità eleganti: un vino d’annata facile da bere, o da invecchiamento per chi vuole spingersi oltre. Versatilità e piacevolezza, ragioni che non sempre hanno premiato ed è per questo che si deve parlare di rivoluzione.

“Le cause che ci hanno portato a rivedere il prodotto sono diverse”, spiega Dorigati. “Nel passato c’è stata minore attenzione dal punto di vista vitivinicolo, cosa che oggi c’è. Inoltre ha fatto gioco – in negativo – la presenza in gdo, poiché gran parte della Doc Rotaliano e Igt Trentino si trova al supermercato. Ciò ha confuso il consumatore che ha pensato di avere davanti un prodotto di qualità basica”. Il problema però, non è la gdo in sé ma il posizionamento, afferma Dorigati e forse la complicità l’hanno data anche le cooperative, ma senza farne grandi colpe. “Le cooperative hanno trattato il Teroldego quasi come varietà veloci, ma attualmente il lavoro certosino di queste aziende sta dando segnali di attenzione in modo da rendere redditizia anche la vendita del Teroldego valorizzandone la qualità”.

La finalità dei rivoluzionari è pronto qui: apportare migliorie al prodotto dopo aver osservato ciò che succede altrove. La nuova generazione di enologi e produttori ha portato una visione più allargata dal punto di vista stilistico: “Alcoli importanti, legni, tannicità, sono elementi di difficili approccio che possono essere smussati o elevati a seconda della produzione ragionata. Questo vino però, può essere anche un ottimo alleato dall’aperitivo al brasato”.

Proporre il Teroldego come punta di diamante della produzione rossista trentina, si può e si deve fare secondo il presidente e l’associazione tutta. Ma come? “L’associazione Teroldego Revolution ragiona su un concetto contemporaneo di vino attraverso le persone. La promozione deve essere concentrata in primis sul Trentino e sul suo mercato, cercando gli ambasciatori in patria. Prima di uscire fuori dai confini regionali deve essere una star in loco. Bisogna comunicarne la modernità, sottolineando la tradizione che si porta dietro, peso compreso che diventa un punto di forza e mai un minus. Ci vuole lungimiranza per il pairing”.

E poi il posizionamento: “È necessario che sia proposto molto di più nel mercato Ho.re.ca e non deve subire il confronto con nessun’altra varietà di grande potenza. È un prodotto unico e tale deve restare. Non vogliamo che sia un vino figo, ma deve andar bene per ogni occasione e soddisfare ogni occasione”.

Per fare questo Dorigati e l’associazione tutta intende ogni cantina come uno strumento d’orchestra pronto a suonare all’unisono, ma sotto un La unico: “Elevandoci tra di noi ed evolvendoci, ci apriamo anche come gruppo per dare una nuova direzione enologica, agronomica e commerciale a questo vino”.

Paolo Dorigati


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