Vini da uve Piwi, la Fondazione Mach premia i migliori esempi mentre la black rot preoccupa
di Serena Leo
SAN MICHELE ALL’ADIGE – Al via la fase di premiazione della terza edizione della rassegna nazionale Piwi organizzata dalla Fondazione Edmund Mach. La cerimonia si è tenuta oggi presso la sede della Fem a San Michele all’Adige (Trento) in aula magna. L’incontro, prima della vera cerimonia, è diventato sede di un confronto sulle varietà resistenti tra Francia, Germania e Italia, dimostrando quanto nel panorama vitivinicolo italiano ed estero l’argomento riscuota grande attenzione.
A intervenire in occasione del seminario organizzato dalla Fondazione sono esperti del settore di calibro internazionale. Il primo è stato il prof. Reinhard Töpfer, direttore del Julius Kühn Institut di Geilweilerhof che ha parlato dei Piwi in Germania, facendo un focus sulle prospettive della ricerca nel settore delle nuove varietà resistenti e fonti per resistenze a funghi secondari. Il vigneto Piwi in Germania corrisponde a circa il 3% della superficie vitata tra varietà a bacca bianca e rossa, tutte selezionate facendo attenzione alle migliori condizioni ambientali che ne favoriscono la crescita.
In seguito ha preso la parola il prof. Philippe Darriet, direttore dell’Institut des Sciences de la Vigne et du Vin, Université de Bordeaux. L’accademico si è concentrato sulla situazione delle viti resistenti nel contesto francese. Dal passato fino ai giorni nostri, un excursus necessario per guardare alle sfide future che questi vitigni dovranno affrontare, in particolare sulla durata della resistenza e la qualità dal punto di vista sensoriale.
A precedere la premiazione c’è stato il prof. Marco Stefanini, responsabile dell’Unità di genetica e miglioramento genetico della vite nel campo delle varietà resistenti. Ha esordito facendo una panoramica sui risultati raggiunti durante questi anni di ricerca, ponendo l’attenzione su ciò che ancora c’è da fare.
“Il nostro impegno, attivo sin dagli anni Ottanta con il supporto del prof. Attilio Scienza“, ha ricordato, “si è mosso sul principio del miglioramento genetico come risposta ai mutamenti delle condizioni climatiche che influisce sul concetto di terroir. Sono nate così nuove varietà in grado di resistere e tollerare l’ospite patogeno senza subire grossi danni”.
Resistenza e non immunità, un concetto che ancora una volta Stefanini sottolinea: “È importante ribadire che parlare di Piwi significa fare resistenza a diversi livelli. Si tratta di tutto ciò permette alla pianta di svolgere il proprio ciclo arrivando a produzioni qualitativamente adatte agli obiettivi”.
Sulla durata di questa resistenza però, non è ancora possibile dare dati certi. Molto si sta facendo per contrastare le minacce derivanti dalla black rot, malattia fungina che sta destando non poche preoccupazioni. “Siamo in fase di sperimentazione con 225 genotipi in analisi di cui 100 in livello di microvinificazione e altri in valutazione – ha spiegato Stefanini – . Valutiamo la fenologia, i caratteri legati al mosto e al vino e anche ciò che sono le necessità climatiche delle singole varietà e dove ipotizzare le migliori zone per la coltivazione. Lavoriamo a stretto contatto con il consorzio Civit in grado di valorizzare tutto il materiale prodotto”.
L’interesse per le varietà resistenti è cresciuto e qualche numero lo fornisce proprio Stefanini: “Ad oggi si contano più di 550 ettari di resistenti coltivati all’anno nelle zone d’Italia autorizzate. Stiamo per iscrivere altre nuove varietà nell’apposito registro che hanno dimostrato ottimi risultati in termini di resistenza. Si tratta di due figli di Chardonnay, di Schiava e Lagrein”.
In Italia la situazione Piwi genera ancora non poche perplessità riguardo la coltivazione, ma anche sull’ammissione nelle diverse Dop. Attualmente infatti, i vini prodotti da resistenti sono classificati ancora come Igp o vino da tavola in alcuni casi. Il Registro nazionale delle Varietà di Vino comprende, al momento, 36 varietà Piwi e la superficie coltivata con queste varietà supera alcune migliaia di ettari, di cui la maggior parte si trova in Veneto. Emilia Romagna, Marche, Lazio e Piemonte sono state le ultime regioni ad autorizzare la coltivazione di queste varietà nella loro superficie viticola e altre si avviano verso questo percorso di sperimentazione.
A questo punto si arriva alla premiazione, frutto delle giornate di degustazione dell’8 e 9 novembre a cura di 30 commissari tra enologi, enotecnici, giornalisti, sommelier e ricercatori afferenti al mondo agroalimentare, coadiuvati dagli studenti del corso enotecnico.
110 etichette da Piwi suddivise nelle seguenti categorie: bianchi, rossi, orange, metodo classico, metodo Charmat, frizzanti e passiti. Condizione necessaria, tutti i vini devono essere prodotti con almeno il 95 per cento di uve provenienti da varietà Piwi. Molte le menzioni per i produttori che si sono distinti per merito. Ad aggiudicarsi il miglior punteggio nella terza Rassegna di vini da uve Piwi è Weingut Tenuta Ploner con Weinberg Dolomiten Solaris Igt 2022.
I PREMIATI PER CATEGORIA
Vini frizzanti
Terzo posto – Il Brolo – Re Baco 2022
Secondo posto – Az Agri Sartori Michele – Crun (solaris) biologico 2022
Primo posto – Az agri Pojer e Sandri – Zero infinito Cremesi 2022
Vini spumante metodo Charmat
Terzo posto – Le Carezze SRL – Iris 2022
Secondo posto – Soc agri Cà de Andol s.s. – Johanniter 2022
Primo posto – Cantina Montelliana e dei colli Asolani – 4.07 organic spumante Brut
Vini spumante metodo Champenoise
Terzo posto – Az agri Pravis – Johanniter 2019
Secondo posto – St. Quirinus – Quirinus Brut Metodo Classico V.S.Q. s.a.
Primo posto – Cantina sociale di Trento – Brut Nature s.a.
Vini bianchi
Terzo posto – St. quirinus – Planties Weis mitterberg IGT 2022
Secondo posto – Terre di Ger s.s. – Arconi Bianco 2022
Primo posto – Weingut tenuta Ploner – Weinberg Dolomiten Solaris IGT 2022
Vini orange
Terzo posto – Cantina Delaiti – Jhoanniter souvigner gris s.a.
Secondo posto – Conte D’Attimis Maniago – Florea IGT Venezia Giulia 2022
Primo posto – Soc agri Gianni Tessari – IGT Veneto Rebellis 2021
Vini passiti
Terzo posto – Ceste – Ratio bronner semisecco 2022
Secondo posto – St. Quirinus – Sonnen Tanz 2022
Primo posto – Nove Lune – Theia 2022
Vini rossi
Terzo posto – Le Carline SS – rosso resiliens PIWI BIO vegano 2022
Secondo posto – Terre di Ger s.s. – El Masut 2021
Primo posto – Cantina Trezero di Gri Alessio – Olympus 2022
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