“PINTA E BASTA!”, VIAGGIO TRA LE BIRRERIE (E LE BIRRE) AQUILANE: IL BAR CAFFETTERIA “DA LORENZO”


Da oggi e per i prossimi fine settimana Virtù Quotidiane ospita la rubrica “Pinta e basta!”, il viaggio soggettivo e ironico di Roberto Capezzali, ingegnere e appassionato del mondo brassicolo, alla scoperta delle birrerie (e delle birre) più ricercate dell’Aquila. Buona lettura!

L’AQUILA – La giornata perfetta si conclude quando, sistemate tutte le incombenze, sciolti i nodi, rammendati gli strappi e mandato al diavolo chi di dovere, finalmente possiamo tirare un sospiro di sollievo, prendere le chiavi dell’auto e lanciarci nel piccolo viaggio che ci porta di fronte a una pinta. Tutti i non astemi lo sanno, e gli astemi lo sospettano nel silenzio vuoto e triste delle loro notti insonni. La pinta che conclude la giornata perfetta, però, deve essere perfetta pure lei.

E non solo per quello che c’è dentro. Quello che c’è intorno, e le persone che ci accompagnano in questo rito, sono importanti almeno allo stesso modo. Per questo motivo oggi per la nostra pinta perfetta spostiamo un po’ il sedere dalle solite mete in centro e maciniamo i pochi chilometri che ci portano a Civita di Bagno, frazione dell’estrema periferia est dell’Aquila, dove Lorenzo D’Ostilio ha messo in piedi un piccolo gioiello: il bar caffetteria “Da Lorenzo”, appunto.

Trentotto anni all’anagrafe (ma deve essere cugino di Dorian Gray), Lorenzo nasce a Manoppello (Pescara) e quindi, per gli aquilani, sulla “coshta” come tutto ciò che viene dopo Bussi. Si sposta all’Aquila inizialmente per studio, ma dev’essere stato amore vero perché ci torna dopo il terremoto. Comincia a farsi le ossa nella ristorazione (molti di voi lo avranno sicuramente visto al lavoro in uno o due noti locali) e coltiva la passione per la caffetteria. Parallelamente, in lui lavora sottotraccia l’amore per la birra, che lo porta a trasformare ogni vacanza in un pellegrinaggio verso i luoghi sacri dell’arte brassicola, dal Belgio alla Repubblica Ceca.

A un certo punto, come avviene nelle sceneggiature scritte bene, tutto si incastra: l’esperienza maturata, la passione, la voglia di fare qualcosa per conto proprio e l’occasione. Certo, questa occasione sembra presentarsi in un posto un po’ strano per un locale, il rettilineo della strada per l’Altopiano delle Rocche all’altezza di Civita di Bagno. E invece no, è perfetto così! Lo sceneggiatore l’ha pensata proprio bene, perché si compirà il miracolo di Maometto e la montagna: torme di aquilani scoprono il posto e ne fanno meta d’elezione, spostandosi fuori porta per il loro aperitivo.

Siamo qui per le birre, ma non possiamo non ricordare gli altri punti forti dell’offerta, la caffetteria e i vini, e ancor di più lo staff (Francesca Racano, Alessandra Iannessa e Caterina Carossia), vera arma vincente nel trasmettere all’avventore la giusta atmosfera e quella sensazione impagabile di non essere solo un cliente ma parte di un’esperienza. Come direbbe qualcuno, questo posto ha il giusto mood.

Ora, prima che la sforbiciata di Virtù Quotidiane ridimensioni la mia prolissità, parliamo di birre. I viaggi di Lorenzo influenzano molto l’offerta, che è fortemente centrata sul Vecchio Continente. Due o tre spine a rotazione offrono solitamente pilsner di buon livello alternate con dunkel tedesche, qualche belga, in passato anche una spettacolare rauch. Le bottiglie svariano ad ampio spettro tra Belgio, Germania, Regno Unito e anche Italia (mentre parliamo nei bicchieri c’è una white IPA di Grignè, birrificio agricolo di Corropoli, in provincia di Teramo). Accanto agli stili più noti al grande pubblico (stout, english IPA, saison, altre pilsner) troviamo proposte meno usuali e decisamente intriganti (su questi tavoli mi sono innamorato delle doppelbock, ma incrociamo anche imperial inglesi, rauch, gose…). Le etichette tendono ad alternarsi quindi può essere superfluo citarle, ma concedetemi un minuto di silenzio per la Cantillon che ho lasciato inevasa.

Tenete d’occhio la caffetteria sui social, perché le iniziative sono tante. Ricordo le giornate con la birra a caduta dalla botte appena arrivata dalla Germania, ma ci sono state serate a tema con gli arrosticini o la porchetta, la musica dal vivo, le presentazioni di libri sulla montagna e sul ciclismo (altre passioni di Lorenzo), le degustazioni con i produttori di birra e di formaggi, persino quelle con l’arrotino (sì, avete letto bene).

Insomma, forse la formula magica di Lorenzo è più semplice del previsto: accoglierti in un ambiente familiare ma professionale, proporti un’offerta “comprensibile” ma di assoluto livello, intrigarti con qualche sorpresa. Beh, funziona.

Al momento di salutarci gli chiedo che piani abbia per il futuro. Ci pensa un attimo, indeciso se sbottonarsi o no. Poi mi confida il progetto.

Che vi devo dire…io devo mantenere il segreto, ma voi restate collegati.

Ne vedrete delle belle e ne berrete anche di migliori.

Con voi ci rivediamo per la prossima pinta.

Sláinte!

La Via Crucis dei luoghi comuni – Prima stazione
“A me fammela senza schiuma”

Vi ricordate quella volta che al ristorante avete ordinato una carbonara senza uovo? No? E lo sapete perché?

Perché non si fa, maledizione!

Ogni stile di birra ha la sua tipologia di schiuma. Su alcune birre inglesi, storicamente poco carbonate, ne potreste trovare un velo sottile ed evanescente, mentre la poderosa Quadrupel belga (o Belgian Dark Strong Ale) dovrebbe avere (come recitano le linee guida del Beer Judge Certification Program, BJCP per gli amici) una “schiuma di colore leggermente brunito, enorme, densa, pannosa e persistente”. Che poesia…

In sintesi: fate fare a chi vi spilla la pinta e imparate a godervi la vostra schiuma.

foto Francesca Tarantino

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