VINO SFUSO E MENÙ CORTO: IL SEGRETO DELLA VINERIA CHE HA RIVITALIZZATO VIA STAZIO


TERAMO – Fino a qualche tempo fa per molti teramani via Stazio era “una di quelle viuzze dalle parti del mercato coperto”. Da tre anni circa quella stessa strada è diventata praticamente per tutti “la via della Vineria”. Nel dicembre del 2017, infatti, al civico 58 una giovane coppia ha deciso di dare vita ad un piccolo sogno: aprire un locale diverso dai tanti presenti in città.

Qualcosa che fosse una via di mezzo fra un’osteria e una cantina in stile bolognese. L’idea prende forma e quando si concretizza il successo arriva veloce. In poco tempo La Vineria diventa punto di riferimento per i teramani che ne apprezzano subito lo stile, la filosofia, la cucina. E, ovviamente, il vino.

Antonio Chiarini e Cristina Natali sono l’anima del locale che ha rappresentato non solo una novità in città sotto il profilo enogastronomico, ma anche uno slancio per la rivitalizzazione di una zona del centro poco frequentata e apprezzata. Il movimento creato dalla Vineria ha spinto un altro storico locale teramano, Il Maggese, a lasciare il quartiere della Gammarana per trasferirsi in via Stazio.

A qualche metro di stanza dai due locali sorge il ristorante di pesce La Perla Nera e a stretto giro, a ridosso della vicina piazzetta del Sole, aprirà i battenti un cocktail bar. L’area sta cambiando volto al punto che sarà inserita fra le vie del gusto che il Comune sta elaborando in vista degli eventi estivi.

Antonio, con diverse esperienze lavorative alle spalle anche nel settore della ristorazione, ha trovato nel padre Giorgio un solido motivatore nell’avviare il locale, nel tessere rapporti coi fornitori e produttori del territorio, nello scegliere piatti e materie prime. Cristina, convinta dell’idea del compagno, ha messo da parte la sua laurea in economica conseguita a Roma per dare vita nella sua città ad una attività che oggi “ci sorprende sempre più, ci piace e ci dà tante soddisfazioni” racconta a Virtù Quotidiane.

La filosofia della Vineria si basa sulla semplicità, rispetto delle stagioni, accoglienza. I vini, della cantina Santone di Notaresco, sono offerti soprattutto sfusi. Il menù proposto a pranzo e cena è corto, cortissimo, sta tutto in una lavagna che si trova all’ingresso del locale. Pochi piatti “preparati da noi, con materie prime del territorio e seguendo il ritmo delle stagioni: dalla carne alla verdura, dai vini al pesce, tutto è chilometro zero o quasi. Facciamo la spesa da produttori locali e in base a quello che la terra o il mare offrono in un determinato periodo noi realizziamo di volta in volta il menù” spiega Antonio.

I piatti, come detto, sono pochi: sei o sette al giorno che spaziano dalla tradizione gastronomica strettamente cittadina a preparazioni di nicchia originari della Valfino fino a grandi classici della Toscana e delle Marche. Così nel menù si trovano il timballo teramano, il formaggio fritto e le mazzarelle. Ma anche lo stracotto fiorentino, le olive all’ascolana e la fracchiata, una sorta di antica polenta preparata con farina di cicerchia e condita sopra con cipolla stufata e peperone crusco croccante. A chiudere il pasto ci sono sempre i tarallucci dolci fatti a mano dalla famiglia Chiarini.

“Abbiamo voluto puntare su poche cose ma buone e soprattutto ben fatte: tutti i piatti sono preparati da noi, come ad esempio le olive all’ascolana, e con materie prime locali”, spiega a Vq Cristina.

Insomma, poco ma di qualità. Una scelta apprezzata dai clienti che trovano nella Vineria un clima famigliare e informale, dove pranzare o consumare un semplice e rustico aperitivo. Il target degli avventori è trasversale: dagli universitari ai professionisti, dalle giovani coppie alle comitive di pensionati.

“Avere una clientela così variegata ci lusinga e ci spinge a continuare su questa strada. Il Covid di certo ci ha creato grandi difficoltà, abbiamo lavorato con l’asporto solo in occasione delle feste quando in tavola si portano i piatti della tradizione. Ad esempio a Pasqua e in occasione del primo maggio. Ma la riapertura è stata una grande boccata di ossigeno: le persone avevano voglia di tornare a pranzo fuori e noi di accoglierle”, dice Antonio che non nasconde una certa felicità nel vedere soprattutto la zona di via Stazio rivitalizzata e in qualche modo riscoperta in primis dai teramani.

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