I CASTELLI DI FONDAZIONE DELL’AQUILA: LEPORANICA, UN SALTO AVVENTUROSO NELLE NOSTRE ORIGINI
PRATA D’ANSIDONIA – Ricadenti nel comprensorio Prata d’Ansidonia-Caporciano (L’Aquila), noti ai più sono lo straordinario sito archeologico di Peltuinum, la suggestiva Chiesa di Santa Maria di Centurelle, il maestoso Castel Camponeschi e il palazzo baronale Cappa a San Nicandro, pochi invece conoscono il castello di Leporanica, il quale, concorrendo alla fondazione della città dell’Aquila, ebbe persino il privilegio di possedere un proprio locale intus (interno) nel quarto di Santa Maria.
Visitarlo però, dobbiamo ammettere, è stata una vera avventura.

Il castello di Leporanica sorge nei pressi di San Nicandro, sulla collina di 954 metri che separa la frazione da Ripa di Fagnano.
Il sentiero per raggiungerlo, una carrareccia quasi interamente fagocitata dalla vegetazione, parte dalla curva all’incrocio delle vie di San Demetrio, Antonucci e SS. Demetrio e Nicandro, che conduce quest’ultima alla piazza del borgo.
La passeggiata è facile, basta seguire la stradina, non fosse appunto per la lotta continua con le sterpaglie.
Giunti sulla collina bisogna poi piegare a destra, verso ovest, e farsi largo per un centinaio di metri tra i rovi e gli alberi, tentando d’intercettare qualche percorso creato dal passaggio dei cinghiali.

In questo tratto c’è solo da procedere a fatica e a fiducia, perché le rovine, completamente ricoperte dalla vegetazione, non si vedono da lontano; e si stenta persino a individuarle dall’alto, con Google Maps.
Una volta raggiunto l’insediamento, però, ad attenderci c’è un intero muraglione alto circa quattro metri, i resti di una cisterna, i basamenti diversificati secondo le dominazioni e le ricostruzioni susseguitesi e una splendida vista sulle frazioni di Fagnano Alto e sulla media valle dell’Aterno.
Il gioco, insomma, vale la candela.

Come il castello di Ocre, Leporanica ha sempre ricoperto un ruolo strategico per la sua posizione fra la valle Subequana e l’altopiano di Navelli.
L’origine di questi insediamenti segue l’abbandono della città di Peltuinum, e del castrum se ne hanno notizie già attorno al XII secolo.
Il suo nome appare infatti nel Catalogus Baronum, l’elenco dei vassalli e dei relativi possedimenti redatto dalla Duana dei Normanni all’indomani della costituzione del Regno di Sicilia.
“Il castello di Leporanica era tenuto a fornire 2 milites, che passavano a 4 con 10 servienti considerando l’augmentum previsto per la magna expeditio” (Forgione A., Scudi di frontiera. Dinamiche di conquista e di controllo normanno dell’Abruzzo aquilano – All’Insegna del Giglio, 2018), la grande difesa dei territori normanni dalle minacce dell’Impero germanico di Barbarossa e di quello bizantino.

Al netto dell’impegno che implica raggiungere Leporanica, l’escursione, a tratti davvero avventurosa, ripaga in pieno.
Camminando per una ventina di minuti si ha la possibilità, anzi il privilegio, di fare un salto millenario nel passato, nelle nostre origini.
E pensare che sarebbe sufficiente una semplice segnaletica e, negli ultimi metri, un massiccio rifacimento del breve sentiero per rendere fruibile a tutti il fascino di questa fortezza militare.
Magari però, ricominciando a parlarne, incuriosendoci, forse qualcosa in futuro potrà cambiare.

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