EDIFICI IN TERRA CRUDA: QUANDO L’“INNOVAZIONE” ARRIVA DAL PASSATO


CASALINCONTRADA – A Casalincontrada (Chieti) si è da poco conclusa la XXIV edizione della Festa della Terra, una manifestazione organizzata dall’associazione Terrae onlus e con la partecipazione di CEDTerra, Associazione Internazionale Città della Terra Cruda e Centro di Educazione Ambientale.

Questo evento annuale ci ha spinto ad indagare sulle case in terra cruda, costruzioni così antiche e allo stesso tempo innovative. La terra è tra i primi materiali da costruzione impiegati dall’uomo. È materia viva che può essere modellata dalle mani dell’uomo. Le costruzioni in terra cruda, ovvero l’argilla lavorata e lasciata essiccare naturalmente, sono un patrimonio architettonico importante con radici antiche ma che allo stesso tempo hanno una notevole carica innovativa, visto che possono essere definite a tutte gli effetti edifici in bioedilizia.

Si tratta di architetture che si sono diffuse nelle aree interne per la grande disponibilità sia di risorse naturali, sia perché permettevano l’autocostruzione e avevano un costo di realizzazione molto basso. Molti architetti, a partire dagli anni ’70, hanno riscoperto la terra cruda e l’hanno fatta propria proponendo edifici contemporanei e innovativi, come per esempio le architetture del deserto realizzate da Rick Joy in Arizona, le abitazioni come la Back40 House di Jason Gallo e Andy Powell, la Ooi House di Kerry Hill, etc.

Gli edifici in terra cruda sono oggi considerati architetture sostenibili, costruite in “massoni” di creta, acqua e paglia, con ottime capacità strutturali, elevata capacità di accumulo termico, buone proprietà fonoisolanti e resistenza al fuoco. Tuttavia sono sensibili all’acqua per cui è necessario proteggere le mura dagli agenti atmosferici con elementi naturali di rivestimento come la calce ed effettuare interventi di manutenzione ciclica.

In Italia questo tipo di architettura è molto legata alla tradizione costruttiva contadina della pianura padana, delle colline marchigiane, umbre, abruzzesi e molisane, della Basilicata, della Calabria e della Sardegna.

Anche in Abruzzo le case in terra cruda sono la testimonianza di una memoria storica contadina e sono presenti in 44 comuni, gli edifici censiti dal Centro di Documentazione sulle Case di Terre (CED – http://casediterra.com) sono 806 e ben 91 di questi sono abitati.

Caso particolare è rappresentato dal borgo in terra cruda di Casalincontrada dove troviamo 124 case in terra cruda site sia in ambiente urbano (48%), sia in zona rurale (52%), di queste 20 sono ad oggi abitate mentre per le altre sono necessarie opere di manutenzione straordinaria al fine di rendere di nuovo fruibili questi edifici. Per il recupero di questo patrimonio nel 1997 la Regione Abruzzo, con la Legge Regionale 17, ha emanato una serie di “Disposizioni per il recupero e la valorizzazione delle Capanne a Tholos e delle Case in Terra Cruda”.

Nel 2006 ha inserito le terre crude nella carta tematica dei “Valori” del nuovo Paesaggistico Regionale. Nel 2017 è stato siglato un accordo tra la Regione Abruzzo, comuni e Associazione Internazionale “Città della Terra Cruda” per avviare un programma di valorizzazione e tutela del patrimonio di case in terra cruda.

È chiaro come la tutela di questo patrimonio porti a preservare la nostra memoria, il nostro territorio e i nostri paesaggi. Si tratta di un primo tentativo di tutela di una tradizione millenaria che può essere reinterpretata in un’ottica contemporanea sostenibile. In realtà non si tratta di sola tutela, né di solo restauro del patrimonio esistente, ma anche di realizzazione di nuovi edifici non energivori ma passivi, in grado di rispettare i principi della bioarchitettura.

Molte ricerche, e alcuni casi applicativi, hanno dimostrato che restaurare o realizzare edifici in terra cruda significa realizzare manufatti con materie costruttive naturali e tecniche realizzative sostenibili che, fuse con le più moderne tecnologie, possono per far sì che queste costruzioni abbiano prestazioni energetiche elevatissime, che possono addirittura superare le normative europee NZEB che entreranno in vigore nel 2021. Luana Di Ludovico

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