VALORIZZAZIONE VS VOLGARIZZAZIONE DEGLI SPAZI PUBBLICI: L’INDULGENZA URBANA


L’AQUILA – Su internet si legge, a proposito dell’indulgenza, che “si riferisce alla possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato (detta pena temporale), dal peccatore che abbia confessato con pentimento sincero il suo errore e sia stato perdonato tramite il sacramento della confessione”.

Nella settimana santa della Perdonanza è possibile ammirare alcune singolari applicazioni urbanistiche di questa interessante dottrina. Metaforicamente, sembra che dell’indulgenza se ne possa beneficiare non solo sui piani spirituali dell’anima ma anche su quelli materiali della città.

Ci sarebbe a tal proposito da discutere se vogliamo una grande festa diffusa, legittima occasione di sollazzo cittadino, oppure qualcosa di più. Piuttosto che generare una temperie culturale di ampio respiro temporale e spaziale, si sceglie la via più semplice, quella della magniloquente veste scenica dei Ludi Augustales. Celebriamo i fasti imperiali, piuttosto che coinvolgere periferie e frazioni, piuttosto che progettare e lavorare affinché la Perdonanza diventi integrale nel complesso patrimonio materiale e immateriale della comunità aquilana, piuttosto che irrorare le centinaia di spazi pubblici abbandonati di nuova vitalità culturale, artistica, musicale, emozionale, sociale. Rinunciare a tutto questo, ci comprime dentro una sola settimana e dentro le sole mura urbiche.

Ecco, partiamo ad esempio dalle mura urbiche. Un primo caso studio di indulgenza urbana. Si apprende dai giornali che l’accordo di manutenzione ordinaria volontaria fra Comune e Compagnia delle Mura, stipulato anni fa, non è stato rinnovato. Da un anno e più nessuno si è preso cura delle mura, che sembrano aver cambiato funzione, da bene architettonico monumentale a rettilario bio (in aquilano “serparo”). L’indulgenza urbana di cui gode chi si accosta sinceramente pentito alle mura consente tante e variegate applicazioni: alle amministrazioni di tenerle in un diffuso e soporifero stato di oblio (da cui il serparo di cui sopra), ad altri consente di erigere pratici cancelli e fontanelle per privatizzarne lo spazio e utilizzarlo per i propri comodi, nel silenzio generale; altre volte invece si riaccendono di vita e custodia per un breve tratto, ma per questa sola settimana.

È curioso come i tratti restaurati delle mura urbiche e del pomerio, segnatamente quello di Porta Leoni e quello di Porta Branconia siano gravati dall’ineffabile incuria delle amministrazioni e dall’indolente indifferenza dei più. Eppure rappresentano alcuni dei principali elementi di valore della Città capitale della Cultura. Ma a tal proposito si aprirebbe un tale circo equestre di osservazioni, che la metà basterebbero davvero a confessarci sinceramente pentiti.

Ci sono poi gli interessanti casi della Scalinata di San Bernardino, del Chiosco della Villa o del Parco del Castello di cui già abbiamo scritto qualche articolo fa.

Lasciamo per ultimo il caso dello spazio pubblico monumentale per eccellenza, il prato e la basilica di Santa Maria di Collemaggio: improvvisamente sono scomparsi. Ora, da profano (fuor di metafora), mi sarei aspettato come qualunque altr* cittadin*di trovare questo eccezionale e unico monumento, simbolo della Perdonanza e di L’Aquila Capitale della Cultura, pienamente visibile e godibile, valorizzato nella sua dimensione monumentale e paesaggistica. Invece è stato ingoiato dal colossale allestimento per i concerti serali. La basilica, il prato, il parco e gli spazi pubblici circostanti sono stati per di più sottratti completamente alla città: non ne è consentito l’uso o l’accesso. Gli spazi sono stati occupati e uno dei più pregevoli brani del paesaggio urbano è stato oscurato.

Ma ci vuole un’indulgenza grossa qua. Una perdonanza sola non basta. L’eventificazione che ha volgarizzato gli spazi della città storica, ha poi dimenticato completamente periferia e frazioni. La balcanizzazione politica di consenso spiccio lede l’immagine della città territorio, del paesaggio e della Perdonanza stessa.

Ci sono due tipi di spazi oggi all’Aquila, quelli valorizzati e quelli volgarizzati. Entrambi temporaneamente, senza programmazione né pianificazione degni di una città capitale della cultura. Quirino Crosta

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