Nei peggiori bar dell'Aquila 09 Giu 2023 19:00

Ritorno ai peggiori bar: la birro-musico-hamburgerterapia del Pocoloco

Ritorno ai peggiori bar: la birro-musico-hamburgerterapia del Pocoloco

L’AQUILA – “Scusi dove si trova via Gioacchino Volpe?” Chiede Stefano a un ragazzo intento a parlare con gli amici davanti a un bar sulla via principale di Paganica (L’Aquila) e lui risponde: “Mi dispiace non sono di qui! Ma… chi cerchi?”.

E lui, che non ha in testa tutte le vie del piccolo centro abitato a nove chilometri dal capoluogo, spiega che deve andare al Pocoloco House of music. Subito il ragazzo replica: “Aaah allora non c’è problema, prima di quel cartello stradale devi girare a destra e il Pocoloco lo trovi più o meno in fondo alla via”. Una sera di fine maggio, una delle poche “risparmiate” dalla pioggia delle ultime settimane. Alle 22,30, su via Gioacchino Volpe, è difficile trovare un parcheggio quando c’è serata al locale di Diego Fiordigigli. Specie quando c’è il concerto dei 21 anni di attività da festeggiare.

Il PocoLoco lo puoi definire anche un Live club music: Diego, ex musicista e grande appassionato di musica, ha coinvolto nel progetto del suo locale dal quel lontano 2002 tanti artisti, anche provenienti dai circuiti internazionali, così come emergenti, che si sono alternati sul palco allestito in un angolo del locale o di fronte al bancone.

Insomma, la buona musica è di casa al Pocoloco house of music. Chitarre, bassi e dischi in vinile, autografati da artisti di fama mondiale che hanno portato qui la loro musica fanno parte della scenografia del locale. E si può tirare tardi con una pinta in mano, o un hamburger, scorrendo con gli occhi gli ospiti che sono passati da queste parti. Gente come Eric Martin (ricordate i Mr Big?), John Macaluso, Neil Zaza, Don Airey, Paul Gilbert i cui ingaggi, negli anni, sono frutto del lavoro – artigianale quanto e più della birra – di gente come Diego o Chiara Masciovecchio.

“Nel mio locale ho avuto la possibilità di ospitare diversi artisti provenienti dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra e non solo”, afferma Diego dal bancone. “This is our little big story”, si legge da una parte. E il curriculum del locale vale tutto l’ossimoro: qui è arrivato anche il Vivaldi Metal Project di Mistheria, il fingerpicking del maestro Paolo Giordano, scomparso nel 2021, così come Alix Anthony one-man-show del blues, soul e funk con un repertorio e una presenza scenica da fare invidia. Quest’ultimo, in scaletta, inserisce spesso anche “Purple Rain”. E guai a dare chiacchiera al titolare quando suonano canzoni come “Purple Rain”. Per la festa dei 21 anni ha voluto dare fiducia a una formazione semi-inedita nato da una settimana appena dal nome Italia Sound.

Il Pocoloco house of music è aperto dalle 18 fino a tarda notte. È un locale per tutti, dalle famiglie, che prediligono la cena, agli appassionati di musica. Il risto pub è noto per la ricetta ben segreta dei suoi hamburger e per la selezione di birre, come a dire: “Birroterapia per chi vuole tornare a sorridere. Hamburgerterapia per chi vuole riempire il vuoto”.  Diego sta anche organizzando un food truck che viaggerà per tutta la Penisola per promuovere i suoi “panini”.

Un locale piuttosto informale, talvolta con qualche oggetto di troppo sulle mensole alle spalle del titolare che ha tutti gli atteggiamenti di un ex giocatore di rugby, un  finto burbero  dalla simpatia che ti travolge. Il Pocoloco è frequentato anche dai giocatori del Paganica Rugby, che in questa stagione, grazie alla conquista del secondo posto in classifica nel girone 4 di serie B, potrebbe essere ripescato in A.

E così, proprio nella sera dei 21 anni, il rossonero Luigi Federico, originario di Navelli, ha ricevuto la “cittadinanza onoraria” dal locale con la motivazione: “Il Pocoloco house of music conferisce la cittadinanza onoraria a Federico, detto Torlò, per meriti sportivi ed enograstronomici e per il grande impegno profuso sia sul campo da gioco sia sul bancone”.

DOVEROSA POSTILLA

Nei peggiori bar è una serie semiseria che, sin dal titolo, con sincera ironia racconta luoghi apprezzabili per la loro naturalezza, non è e non vuole in alcun modo essere oltraggiosa o offensiva ma, anzi, mira ad esaltare l’autenticità intrinseca di locali che sono spesso fuori dai circuiti più in, ma allo stesso modo capaci di essere punto di riferimento per le comunità.

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