Il guru delle etichette Di Paolo apre negli Usa: “Made in Italy e contaminazioni, Napa una vallata isolata come Capestrano”
SPOLTORE – Spazio Di Paolo allarga gli orizzonti e fonda Spazio Di Paolo Usa LLC in Napa Valley (California). È il primo studio di packaging design specializzato in wine & spirits con base in Italia a investire direttamente negli Stati Uniti, portando oltreoceano il saper fare italiano.
La nuova società statunitense ha un’anima profondamente italiana: quella di Mario Di Paolo, fondatore e direttore creativo di Spazio Di Paolo, hub consolidato di creatività e arte applicata al marketing globale del wine & spirits, con sede a Spoltore (Pescara).
La nuova sede californiana nasce con “l’idea di diffondere il design made in Italy e creare nuove opportunità di contaminazione tra i due mercati”, racconta Di Paolo a Virtù Quotidiane.
Di Paolo, perché una nuova sede in Napa e in un momento di crisi globale del vino?
Era il momento giusto, un po’ come hanno fatto le grandi famiglie italiane del vino – Antinori, Frescobaldi e poche altre – che hanno portato il proprio know-how fuori dai confini nazionali, investendo e acquisendo quote di mercato negli Stati Uniti. Oggi si porta il made in Italy a tutto tondo all’estero: è il know-how italiano del marketing che guarda al mercato americano. Spazio Di Paolo è il primo studio in Italia ad aver intrapreso un’operazione di questo tipo.
Sfida o opportunità?
La nostra professionalità è stata richiesta dal territorio, ci hanno voluto. Ho quindi deciso di aprire una società americana con ufficio a Napa. Americana nella forma, ma con la sostanza e l’anima di una famiglia italiana. È certamente una sfida importante: non è un mercato vicino, lo raggiungi dopo un viaggio di 15 ore e con 9 ore di jet lag. Ma ho una soglia di tolleranza molto alta. Abbiamo visto in questa sfida una grande opportunità, abbiamo già formato un team e, nel giro di un anno, lavoreranno 3-4 persone del posto.
Un’impresa italiana al servizio delle cantine americane, quali saranno le strategie per sviluppare business?
L’ambiente americano è completamente diverso dal nostro: c’è un’altra cultura e il mercato va analizzato con strumenti differenti. Il nostro saper fare verrà contaminato dalle realtà più consolidate, adattando i linguaggi visivi al contesto americano.
Quali le differenze più macroscopiche nella comunicazione tra i due mondi?
Gli americani sono molto più asciutti, diretti e immediati. Se vogliamo, anche più semplici. Non danno la stessa importanza alla cura del dettaglio e alle innovazioni a cui noi siamo abituati e che Spazio Di Paolo ha imposto sul mercato a livello globale: multimateriali, sovrapposizioni, polveri laviche e materiche, etichette 3D, tecniche di stampa avanzate. Il nostro plus è portare una cultura artistica all’interno dell’industria americana, un approccio che sta già riscuotendo grande entusiasmo, come confermato dai nostri affiliati.
Quali le analogie invece?
Napa ha una struttura simile a quella di alcuni territori italiani del vino. È campagna, ma in una forma evoluta, completamente diversa dalla vita di una grande città come San Francisco, che dista solo un’ora d’auto. È un bacino naturale molto simile a Capestrano (L’Aquila), anche se molto più grande, dove ho scelto di insediarmi con la mia azienda agricola Fuoridimè: un luogo isolato, in una vallata che arriva fino a Calistoga e oltre passando per Sonoma, Yountville, Oakville, St. Helena, Santa Rosa e il lago Hennessy. Sono territori che conservano radici storiche legate ai nativi d’America e una forte spontaneità naturale. Le caratteristiche pedoclimatiche hanno favorito lo sviluppo di una vitivinicoltura di alto valore e di un enoturismo deluxe. Arrivano da tutto il mondo per vivere l’esperienza di cantine innovative e lussuose. L’alta imprenditoria americana ha costruito tutto questo quasi da zero, pur rappresentando solo una parte della produzione californiana.
Una produzione di alto valore incarnata dal Cabernet Sauvignon e altri iconici vitigni internazionali, che fa i conti con un drastico reset di mercato: eccesso di produzione, export in stallo, nuove abitudini di consumo, espianti. Quali strategie fornirà Spazio Di Paolo ai brand del vino californiano?
Il vino californiano segue dinamiche profondamente diverse rispetto agli altri mercati internazionali tradizionalmente vocati alla viticoltura. Anche qui si è registrata una sovrapproduzione di uva, che viene però gestita attraverso un’attenta ricalibrazione. È importante considerare che le problematiche produttive sono sostanzialmente le stesse, con una differenza fondamentale: il vino californiano parte da un valore di base molto elevato, elemento che incide in modo determinante sull’intero sistema. La capacità di creare valore, tipica dell’approccio americano, è stata finora uno dei suoi punti di forza. Tuttavia, oggi il settore inizia a mostrare segni di sofferenza a causa dell’inevitabile saturazione del mercato. Come già accade in Italia e in Francia, emerge quindi la necessità di rafforzare la riconoscibilità del prodotto, aggiungendo valore non solo al vino in sé, ma anche alla sua narrazione, attraverso packaging efficaci, curati e ricchi di dettagli.
Per il terzo anno consecutivo è direttore artistico del Vinitaly Design Award-58esimo Vinitaly di Verona in programma in aprile. Quali le novità della nuova edizione del Premio dedicato all’eccellenza del packaging per vino, spirits, birra e olio?
Sarà un momento di anteprima delle nuove tendenze dell’enologia italiana, con grande attenzione alla formazione delle nuove generazioni, allo sviluppo di progetti, prototipi, concept, tecniche innovative, strategie e visioni. Il tutto sarà suggellato da una giuria autorevole e ancora più trasversale, aperta a designer, mondo della distribuzione, giornalisti e professionisti del settore, con Michelangelo Pistoletto presidente onorario. L’utilizzo dei linguaggi artistici è oggi il vero valore aggiunto nella comunicazione del vino: arti visive e packaging design sono sempre più connessi.
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