LE CREAZIONI DI STABBER, L’ABRUZZESE TRA I MAGGIORI PRODUTTORI MUSICALI ITALIANI


L’AQUILA – Ne è passato di tempo da quando si suonava in una saletta prove al seminterrato di un palazzo nel centro storico dell’Aquila. A farlo, con i Souleloquy, era anche Stefano Tartaglini. Oggi un sempre maggiore numero di persone lo conoscono come Stabber.

Stabber è un musicista e produttore, 40 anni da compiere, nato e cresciuto nel capoluogo abruzzese e arrivato due anni fa a Milano, dopo aver vissuto a lungo a Roma. Nella città lombarda, l’unica metropoli italiana di respiro europeo, Stabber frequenta l’industria musicale italiana, perché produce e collabora con alcuni tra i principali artisti della scena nazionale, tanto da essere stato recentemente definito il “produttore del momento” da Billboard Italia.

“Molti pensano che il produttore musica sia quello che finanzia i musicisti per produrre gli album – racconta Stabber a Virtù Quotidiane – ma non è affatto così. Un produttore collabora con gli artisti per permettere loro di produrre le loro canzoni. Io compongo la musica di brani di altri artisti, come che per i miei brani”. Si tratta insomma di creare musica da zero, oppure modificando per portare all’evoluzione la musica di altri.

Stabber è un creativo. Lavora sul suono, non dal punto di vista della mera composizione, ma nella sua totalità.

C’è il suo estro in numerosi album usciti nell’ultimo decennio. Da tempo lavora a stretto contatto con Salmo, Coez, Motta, Inoki e altri. Basti pensare che solo nei primi mesi del 2020 il suo nome è comparso nelle uscite di Raphael Gualazzi, Nitro, Coma Cose e Anastasio. Nell’ultimo caso, anche nel pezzo che il rapper campano ha portato all’ultimo Festival di Sanremo. In questo periodo lavora anche con artisti di provenienza musicale molto distante dalle sue origini, come Malika Ayane.

La sua carriera non è stata fulminante, anzi. Anche durante l’università – il corso di fisica all’Università dell’Aquila – ha sempre studiato da autodidatta la musica, suonandola e cercando di conoscerla sempre meglio. Da circa quattro anni è diventato il suo unico lavoro: “La mia è passione da sempre, ma ho sempre desiderato di voler vivere di musica e ho costruito il mio futuro lentamente, senza voler bruciare le tappe. Per cinque anni a Roma sono stato il lable manager di un’etichetta indipendente e questo mi ha aiutato molto”.

È negli anni romani che quello studente abruzzese, che se ne va dalla sua città natale a 25 anni, lascia sempre di più spazio alle produzioni musicali. Fonda insieme a Danno dei Colle der Fomento gli Artificial Kid, con cui si impegna per i movimenti sociali nati all’Aquila dopo il terremoto del 2009 con alcuni concerti benefit, oltre a dedicare alla città il videoclip di La verità. Conosce e lavora con Coez e Salmo, non ancora noti. La sua crescita lavorativa sarà proporzionale alla fama crescente dei due.

Così col tempo passa dallo studio musicale di Fidene, a nord di Roma, allo studio casalingo di Milano, iniziando a lavorare con Sugar, una delle maggiori etichette italiane: “Visto il volume di persone con le quali sto lavorando, sto cercando altre soluzioni – sottolinea Stabber – anche se non è facile a causa della pandemia. Chiaramente mi muovo spesso in altri studi. Ma la finalizzazione del lavoro è sempre a casa, perché ho bisogno del mio comfort e dei miei strumenti per dare l’ultimo tocco”.

L’orecchio a volte non basta. A volte è aiutato implicitamente dai suoi studi scientifici, soprattutto per quanto riguarda “l’approccio da fisico per il problem solving”, come racconta nel corso del nostro incontro. La fisica non l’affronta più, ma i libri non li molla, continuando da autodidatta nello studio delle sonorità musicali.

La musica è la vita stessa di Stabber. Lo percepisci subito, ascoltando le sue parole in una mattina di inizio maggio: “Il mio lavoro è anche molto stressante, certo, perché guidare la direzione artistica di un disco che però è di un altro artista lo è eccome. Però quante soddisfazioni, è l’unica cosa che ho sempre desiderato di fare”.

Ne è passato di tempo dalla saletta prove del centro città, nei seminterrati di una piazza Chiarino che oggi guarda gli universitari divertirsi nelle serate aquilane: “Con la mia città – confida a Vq – ho sempre avuto un rapporto di amore e odio, com’è normale per chi sceglie di andar via rimanendo legato comunque alle radici e agli affetti. Da un lato mi fa rabbia, perché soprattutto dopo il terremoto del 2009 si sarebbe potuti davvero fare un salto di qualità e invece è stata sprecata un’occasione. Dall’altro, però, ho già affittato una casa per il mese di agosto, che voglio passare all’Aquila, per incontrare la famiglia, gli amici e quei paesaggi meravigliosi”.

L’Abruzzo ha tutto sommato un bel rapporto con il rap. D’altronde è la regione di Lou X, e L’Aquila è la città che dopo il sisma ha visto un’esplosione del movimento giovanile, più di altre in proporzione alla sua grandezza.

Qui è nata la Zona Rossa Krew, e qui rappano in molti anche della generazione successiva, quella letteralmente cresciuta nei palazzi inagibili, come i ragazzi e le ragazze della Slammer Sound: “A volte capita di parlare con ragazzi ahimé più giovani – dice Stabber con un po’ di ironia – non mi sono mai piaciuti i saggi consigli, ma l’unica cosa di cui si ha bisogno per crescere è il confronto. Uscire fuori dal campanilismo e dall’autoreferenzialità delle piccole città significa confrontarsi e crescere dal punto di vista umano e artistico. Il confronto aiuta a differenziarsi dagli altri e a creare la propria originalità”.

È necessario poi mettere da parte la fretta, e la storia di Stabber lo insegna: “Non bisogna avere paura di sbattere il culo, di percorrere anche vicoli ciechi, di essere testardi. Se uno vuole fare della musica la sua vita e il suo mestiere, è più sensato ragionare a lungo termine”.

La musica dal vivo, come lo spettacolo in generale, è tra i settori più duramente colpiti dalla pandemia. È un po’ come l’intrattenimento o il turismo: si tratta di mondi che muovono migliaia di persone e ingenti quantità di denaro, e che non sanno cosa succederà nelle prossime settimane, per non parlare di mesi: “Dal punto di vista pratico io posso continuare a lavorare, ma tutto l’indotto nel quale lavoro è massacrato da questa situazione. L’impatto è stato brutale, se penso che solo ad alcuni artisti per i quali compongo le musiche sono saltati cinque tour in questi primi mesi dell’anno”.

Il passato è andato, il futuro è incerto. Rimane un presente nel quale Stabber, si muove in bicicletta da uno studio all’altro, in una Milano che tenta faticosamente di ripartire. Rimane, comunque, un presente di bella musica.

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