MACCARONE, 55 ANNI DIETRO AL BANCONE: “PER L’AQUILA VEDO UN FUTURO DIFFICILE”


L’AQUILA – Ha 77 anni ma energia da vendere, oggi si gode i nipotini e l’orto, ma “se non ci fosse stato il terremoto lavorerei ancora, in fondo non era particolarmente faticoso stare dietro al bancone”.

Mario Maccarone in centro storico va ormai solo la domenica, ma immagina un futuro difficile per la sua L’Aquila, dopo cinquantacinque anni trascorsi a gestire il bar Gran Sasso, un’istituzione lungo Corso Vittorio Emanuele II, l’asse centrale della città ferita.

“Io e mio fratello Vincenzo abbiamo condotto la nostra vita con soddisfazione – racconta – ma oggi tutto è cambiato, il commercio è stato distrutto da internet, hai voglia a lamentarsi i negozianti del centro, i giovani si misurano le scarpe nei negozi e poi le acquistano su internet. Mio figlio fa lo stesso, ordina e dopo un giorno arriva la merce”.

Ci ha provato Mario, dopo il terremoto che ha azzerato tutto, e quella data ce l’ha scolpita nella mente: “Sabato 10 luglio 2010 ho riaperto – ricorda – non pensando che i clienti che mi hanno fatto vivere per mezzo secolo, in centro non c’erano più, li avevo persi tutti”.

“L’unico modo per restare aperti”, fa notare Mario, che due anni dopo ha abbassato per sempre la saracinesca, “sarebbe stato quello di aprire fino alle 4 del mattino mettendo da bere ai ragazzi, ma ho preferito chiudere”.

“Senza il benedetto terremoto sarei rimasto aperto, nonostante i miei 77 anni!”, dice con fierezza, ricordando le esperienze nella gestione dei bar del Teatro comunale, del Circolo aquilano e della piscina comunale. “È stata una vita bellissima!”, esclama. (m.sig.)