Vinitaly 2026 22 Apr 2026 17:58

Arriva il bollino Cervim di Viticoltura eroica per Pasetti, tra i primi in Abruzzo a spostare le vigne dalla costa alla montagna

VERONA – Arriva la certificazione di Viticoltura Eroica, attribuita dal Cervim, il Centro di ricerca, studi, salvaguardia, coordinamento e valorizzazione per la viticoltura montana, per Pasetti Vini, l’azienda vinicola le cui origini risalgono all’epoca borbonica a Francavilla al Mare (Chieti), e che circa venticinque anni fa con Domenico (per tutti Mimmo) Pasetti ha avviato un percorso di trasferimento di tutti i vigneti in zona pedemontana, tra Pescosansonesco, Castiglione a Casauria, Capestrano e Ofena, all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, con il logo autorizzato sul retro delle bottiglie.

Oggi quella intuizione sta portando i suoi frutti, ed è stata sugellata proprio dal bollino Cervim, “un riconoscimento che porta grandi soddisfazioni”, ha commentato a Virtù Quotidiane, durante il Vinitaly, Massimo Pasetti, a pieno ritmo con i fratelli Francesca Rachele e Davide nell’azienda di famiglia condotta dal padre e dalla madre Laura.

“Questo percorso di spostamento del parco vigne in altura”, prosegue, “è nato dal sogno di fare qualcosa di diverso, di particolare e si è rivelato un percorso che serve sia a fronteggiare i cambiamenti climatici che ad accontentare i gusti dei palati fini più ricercati”.

Per un’azienda vinicola seguire il mercato è importante, ma lo è ancora di più anticipare i gusti. Ecco perché la cantina circa quindici anni fa aveva deciso di accantonare la produzione del Cerasuolo d’Abruzzo, dedicandosi prettamente a quella di Rosato “che rispecchiava il territorio in cui abbiamo impiantato i vigneti, ovvero Capestrano, dove c’è una matrice ciottolosa, adeguata ai vini freschi e minerali come il rosato”.

Ma ecco anche che da qualche anno è tornata anche al Cerasuolo d’Abruzzo, che oggi è un vino capace di raccontare l’identità dell’Abruzzo enologico e di accontentare i gusti di un mercato alla ricerca di vini versatili.

“Per anni il Cerasuolo è stato considerato un vino di scarto”, riflette Massimo Pasetti, “mentre oggi si è compreso che invece per la sua produzione serve una sanità del frutto importante e una grandissima attenzione nella trasformazione. Mio fratello Davide, enologo della cantina dal 2017, per la produzione del Cerasuolo ha deciso di adottare la tecnica della svacata aquilana, riappropriandoci così ancora di più della storicità di questo vino”.

Legatissimi al territorio e all’identità, ma attenti all’evoluzione dei gusti, Pasetti ha portato per la prima volta al Vinitaly 2026 un nuovissimo Trebbiano d’Abruzzo, “il Portaparete, che invoca il nome di uno dei varchi del castello di Capestrano per legarci ancora di più al territorio, visto che i nostri vini portano tutti i nomi di strade, colline e porte”.

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