POCCI, ERRIQUEZ: LE STAGIONI DI UNA VITA NELLA NOTTE DEL BACARO

L’AQUILA – “Non siamo stati tra i primi gruppi ad arrivare all’Aquila, bensì proprio il primo gruppo a suonare per questa gente colpita dal terremoto”. Dalla scalinata che dà sulla sala di ristorazione del “Bacaro” Enrico Greppi, alias Erriquez, frontman della Bandabardò ci tiene a mettere le cose in chiaro, scandendo il suo amore per L’Aquila.

Un’affinità elettiva anche nel segno del rugby, la passione di una vita, oltre alla musica. Erriquez è arrivato all’Aquila per accompagnare il cantautore Fabrizio Pocci, un artista emergente che ha espresso un sound genuino abbinato alla scelta di ritmi e liriche cantautoriali.

Un concerto a dimensione intima, come i live a cui il “Fratelli” di via Roio ci ha abituato. “La dimensione più intima sembra paradossale”, valuta Greppi, “ma mette più agitazione ed emozione a livello di pelle e batticuore. Con tanta gente stai partecipando ad una grande festa e sei tutt’uno con il pubblico. Nei locali più piccoli senti gli occhi, gli sguardi della gente… mi piace da morire”.

Il quartetto in sala sfoggia un bel sound, Pocci e il Laboratorio sono immediati ed hanno una facilità nel comunicare che è impressionante.

Verso metà concerto poi entra anche Erriquez sfoggiando il repertorio della Bandabardò. Un mix di suoni che si impone come cultura musicale e come modo di suonare.

C’è molta personalizzazione tra rock anni 60-70, southern rock, jazz, folk, c’è di tutto anche i Caraibi: le varie influenze arrivano a me come cantautore e le trasporto in forma canzone con l’immediatezza e facilità di comprensione, forse è questo il segreto.

“È stato importante suonare all’Aquila dopo il terremoto”, ribadisce. “Anche con la mia squadra di rugby siamo gemellati con L’ Aquila: sono incantato dal territorio e voglio sempre tornarci. Il popolo abruzzese è così degno e coraggioso: ci ha mortificato abbia dovuto subire una cosa del genere. Senza contare la bellezza di quanto è stato distrutto. Inoltre l’Abruzzo è stata la prima regione insieme alla Lombardia a spalancarci le braccia: grazie!”.

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