Cronaca 12 Dic 2024 14:53

I 150 anni di Baratti&Milano, la caffetteria reale torinese che ha attraversato le epoche

I 150 anni di Baratti&Milano, la caffetteria reale torinese che ha attraversato le epoche

TORINO – Eravamo nella seconda metà dell’800, quando, in uno di quelli che diventerà tra i luoghi più belli ed eleganti di Torino, Ferdinando Baratti ed Edoardo Milano davano vita a una storica caffetteria. Il 31 dicembre 1874 aprono la loro bottega per accogliere gli ospiti della Banca Industriale Subalpina, il passage vetrato e monumentale che in seguito prende il nome di Galleria dell’Industria Subalpina, costruita da Pietro Carrera, e a due passi dalla centralissima Piazza Castello.

E il 1° febbraio dell’anno successivo si inaugura questo locale, dove oltre poter acquistare cioccolato, confetti, canditi, caramelle, liquori e vini prestigiosi, ci si può accomodare per degustare un pranzo o semplicemente prendere un caffè chiacchierando.

Diventerà uno dei simboli della città sabauda, tra eleganza e raffinatezza, e segnerà la storia dell’arte dolciaria italiana.

Baratti e Milano (strana coincidenza per uno dei locali storici torinesi), confettieri canavesi, avevano fondato nel 1858 la loro azienda di arte dolciaria, aprendo la prima bottega in Via Dora Grossa, oggi Via Garibaldi, con il motto “La nostra qualità fa storia”.

Torino è in fermento in quel momento, con il primo ministro sabaudo, Camillo Benso conte di Cavour che tesse l’unità d’Italia, e la città che conosce un eccezionale sviluppo economico. Ed è in questo contesto che si fa presto notare il laboratorio di pasticceria dei due giovani confettieri.

Fin dall’inizio si potrà fregiare del Regio Stemma della Casa Reale di Savoia, diventando ufficialmente “Provveditori di Sua Maestà il Re d’Italia e dei Reali Principi”, grazie alla bontà e all’altissima qualità dei suoi prodotti.

A Via Garibaldi succede Galleria Subalpina, e a questi nel 1905 si aggiunge lo stabilimento di Corso Mediterraneo, utilizzato come base per lavorare i prodotti tradizionali, i vermouth e gli aperitivi. Poi, come per innumerevoli altri edifici italiani, in piena seconda guerra mondiale, entrambi gli edifici sono soggetti ai bombardamenti, venendo devastati e causando un quasi totale arresto della produzione.

Nei decenni si assiste a una ricostruzione dello stabilimento e della bottega, con vari spostamenti e rinnovamenti aziendali. L’azienda si affida anche al marketing per ridare vigore al proprio marchio, come l’indimenticabile manifesto di Armando Testa, con l’iconico copricapo di Gina Lollobrigida, che contribuirà al rilancio del marchio torinese.

A questi si aggiungeranno anche cambiamenti aziendali, con passaggi di proprietà, prima verso l’azienda veneta Toulà, e poi quella definitiva nel 1999 al Gruppo Elah Dufour Novi. La famiglia Repetto, prima con Flavio e poi con il figlio Guido, nella figura di patron della Elah Dufour, si impegnano in un impegnativo restauro, sia di design, tra gli arredi, i decori e le facciate, che nel business aziendale, dandogli un respiro più internazionale.

Negli anni è diventato un fiore all’occhiello torinese, centro della sua vita culturale, e ritrovo di intellettuali, artisti e politici. L’800 e il 900 lo vedono protagonista di nobili frequentazioni, da Massimo D’Azeglio a Giolitti, a Einaudi, a Pietro Mascagni, dalla Montalcini e Eleonora Duse, da Pavese a Nietzsche. Guido Gozzano lo celebra nella poesia “Le Golose”, facendone un protagonista della letteratura italiana.

E ancora adesso, nell’anniversario dei 150 anni dall’apertura, rimane uno dei locali più belli e prestigiosi d’Italia, ritrovo tra i più eleganti del capoluogo piemontese. I suoi interni in Art Noveau diventano un simbolo e un contorno perfetto per l’assaggio dei gianduiotti, dei cremini, e per le ormai mitiche “Classica” e “Barattina”, le caramelle con l’iconico incarto a farfalla.

Una caramella, la “Classica”, che dal 1906 delizia i palati dei torinesi e no, e che è diventata un vero e proprio stemma di Torino, a cui si aggiunsero le Gelée Giada, le morbide al gusto frutta.

Un anno di festa tra cucina, arte e cinema

Martedì scorso, alla presenza di Guido Repetto, al sindaco di Torino Stefano Lo Russo, e al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, sono cominciati i festeggiamenti per i 150 anni.

Baratti&Milano si dimostra ancora adesso un “vecchietto” in formissima, con le sue insegne, il marchio, gli arredi immutati, che ti fanno tornare indietro negli anni, come in una macchina del tempo. Proprio per questo il 2025 rappresenterà un anno di eventi e di novità, a cominciare dall’apertura del nuovo spazio ristorante il 28 gennaio.

Poi il 1° febbraio, giorno esatto dell’anniversario, si aprirà a festa per tutta la città con un evento speciale. A nobilitare tutto questo la nuova collaborazione con lo chef stellato Ugo Alciati, membro di una delle famiglie più prestigiose della cucina piemontese, che presenterà un menù che racchiude tradizione e contemporaneità. E ad accompagnarlo il maestro pasticcere Marco Raimondo, a capo dello staff tutto al femminile del laboratorio di pasticceria, con i classici pasticcini e bignè che hanno segnato la storia del gusto del Caffè.

Ma le novità non riguardano solo la parte gastronomica. Da gennaio verrà lanciato un innovativo progetto artistico di Helga Faletti e a cura di Luca Beatrice, dal titolo “Vetrinista sarà lei”, con l’idea di trasformare le sue vetrine in un’esposizione d’arte contemporanea che celebrerà l’identità storica e culturale del marchio. E sarà un modo per raccontare la sua storia attraverso le stesse vetrine, che nel corso del XX secolo sono diventate vere e proprie tavole da disegno per gli artisti.

Ad aggiungersi, a maggio 2025, in collaborazione con il Museo Egizio di Torino (di cui ricorre allo stesso modo il compleanno), comincerà una serie di mostre dedicate per esporre documenti storici, stampe e locandine d’epoca, a testimonianza del rapporto stretto che intercorre da sempre con il territorio.

“Il Caffè Baratti & Milano è una tappa importante nella storia della città di Torino”, ha detto Guido Repetto. “Il traguardo di questo compleanno è motivo di orgoglio e siamo entusiasti di offrire alla città, dopo ben 150 anni, il locale storico immutato nelle sue parti caratteristiche, sia rispetto all’inaugurazione di fine 800, sia rispetto ai rinnovamenti di inizio ‘900”.

Per Manuela Viglione, direttore creativo del Caffè, “in questo compleanno importante, il Caffè Storico si apre sempre di più alle arti e ai nuovi mestieri (come fece nel 1874 e poi di nuovo nel 1911), impegnandosi sulle collaborazioni con artigiani locali, creativi, disegnatori e confezionatori per arrivare ad artisti di fama internazionale che restituiscono alla città la bellezza che merita”.

Un anno ricco di iniziative per omaggiare una realtà storica, culturale e imprenditoriale, e dove la tradizione dolciaria si sono intrecciate con l’innovazione e l’arte, per uno dei luoghi culto della città dei Savoia.
In quel piccolo scrigno che è la Galleria Sabauda, a sorseggiare un caffè e assaggiare una Classica.

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