Elezioni ad alta tensione alla Federazione dei vignaioli indipendenti, aria di crisi o rivoluzione?
IMOLA – Mancano poche ore alle elezioni del nuovo Consiglio direttivo della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi). Il 13 febbraio all’autodromo internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola si decreterà chi tra i ventuno candidati guiderà la federazione dal 2025 al 2028.
Quello che balza all’occhio leggendo la lista dei candidati è la quasi totale assenza di nomi che hanno fatto parte della gestione ancora in corso, uno su tutti il presidente Lorenzo Cesconi. Nomi nuovi per una nuova gestione che potrebbe riservare sorprese e colpi di scena.
Aria di crisi o di rivoluzione? Forse entrambe viste le notizie che giungono fin dal 2022, quando due grandi nomi del panorama vinicolo italiano, Walter Massa, uno dei fondatori della Fivi, e Andrea Picchioni, hanno dato le dimissioni poco prima della prima riunione del nuovo Cda di cui erano membri eletti.
Proprio quest’ultimo, vignaiolo dell’Oltrepò Pavese, che sembra l’unico a infrangere l’ordine del silenzio, dice a Virtù Quotidiane: “Non vedo grosse problematiche al momento, è normale che in un’associazione con ben oltre mille soci, ci siano punti di vista differenti. I candidati del nuovo Cda sono persone molto in gamba, come i membri del direttivo precedente. Hanno molte idee e sicuramente le porteranno a termine”.
Dicono poco o nulla queste parole, peraltro le uniche che si levano dal mondo Fivi, visto che anche allora le motivazioni delle varie rinunce non erano state argomentate in modo chiaro. Non cambia il fatto che le dimissioni sono state diverse negli ultimi anni, ma ancor di più i rifiuti a importanti cariche. Stefano Casali, Cesare Corazza, Daniele Parma sono solo alcuni di quelli che hanno declinato l’invito a sostituire i dimissionari.
A cosa si può ricondurre il problema allora? Forse a divergenze di pensiero interne alla cui base si può ritrovare la volontà di creare una società di servizi per dare una struttura più definita alla Fivi, ma facendo perdere l’autenticità di questa realtà i cui interessi di partenza non mettevano sul piedistallo il ritorno economico. Altre motivazioni che hanno portato a questo esodo di massa si possono trovare nello spostamento del Mercato Fivi da Piacenza a Bologna, luogo che per molti vignaioli non c’entra nulla con il mondo vinicolo.
Una spaccatura che i vignaioli interpellati non confermano ma neppure smentiscono, semplicemente preferiscono non rispondere. Un segnale di profonda crisi o di grande attesa per le nuove elezioni che si spera portino più chiarezza e maggior definizione degli obiettivi, portando la maggioranza d’accordo su un progetto comunitario.
Su una cosa tutti concordano, che questa fuga termini per far tornare l’interesse dei vignaioli al centro della federazione, spostando l’attenzione su temi fondamentali, per alcuni, come quello dell’accesso ai fondi Ocm. Una tematica già trattata nel 2024 che poneva l’accento sulla difficoltà di accedere a questi fondi europei a causa di eccessiva burocrazia e restrizioni troppo vincolanti. Un punto che sta a cuore a molti dei vignaioli che sperano in una svolta positiva durante i prossimi anni, magari con l’aiuto del nuovo Cda, ma non alla totalità dei soci, molti dei quali ancora credono nei valori identitari Fivi degli albori.
Difficile a questo punto trovare un equilibrio tra coloro che preferirebbero anteporre lo spirito comunitario con cui la Fivi aveva iniziato e gli interessati al profitto e agli aspetti più economici.
Un equilibrio che in questi ultimi anni non è stato trovato e che ha portato a queste diatribe interne e, forse, a questa omertà tra i soci che impedisce di avere un quadro chiaro della situazione attuale. Lo stesso presidente uscente Lorenzo Cesconi non si è reso disponibile a rispondere ai giornalisti. Se non è crisi questa, difficile trovarle un’altra definizione.
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