Cantine e vini 25 Nov 2024 14:28

Piccoli, artigiani, alfieri del territorio ma soffocati dalla burocrazia. Voci dal Mercato dei vignaioli Fivi di Bologna

BOLOGNA – Aziende di piccole dimensioni, spesso familiari o unipersonali, che seguono l’intera filiera dalla vigna alla bottiglia fino alla commercializzazione. È l’identikit dei vignaioli indipendenti della Fivi, un piccolo esercito di circa 1.700 alfieri del territorio, custodi di biodiversità che tutelano il paesaggio, anche dai disastri ambientali – basti pensare che l’81 per cento di loro si trova in aree collinari e montane a rischio spopolamento – di cui più di mille si sono ritrovati a Bologna per la 13esima edizione della mostra mercato.

“Il valore aggiunto del lavoro di questi uomini e donne? È rappresentato dal fatto che è profondamente legato al territorio, con cui c’è un legame fortissimo e i nostri vini sono la reale espressione di ogni singolo territorio”, ha detto il presidente Fivi Lorenzo Cesconi. Eppure una recente indagine di Nomisma, dimostra come questi produttori facciano più fatica dei loro colleghi ad accedere ai fondi europei destinati alla promozione: “Le nostre sono aziende piccole e spesso poco strutturate, la burocrazia è un grande ostacolo e spesso anche gli investimenti minimi previsti dai bandi sono spesso troppo ingenti, tanto che solo una esigua percentuale delle nostre aziende approfitta dei bandi, anche se il 90% esporta all’estero”.

“Le denominazioni? Non sono un limite”, rileva Cesconi, pur ammettendo che “possono essere gestite meglio, spesso riscontriamo dei problemi dove ci sono dei player molto grandi che rappresentano la maggioranza della produzione e quindi le dinamiche del piccolo produttore vengono trascurate”.

Le difficoltà incontrate dai vignaioli – che coltivano mediamente una superficie di 10 ettari di vigneto producendo 38mila bottiglie ogni anno – sono confermate da molti degli espositori: “È complicato accedere ai fondi perché molto spesso le norme sono state costruite per aziende che hanno caratteristiche industriali”, spiega Domenico Serlenga di Cantine Petracastalda, a Sasso di Castalda (Potenza). “Piccole aziende vinicole non hanno né strumenti né capacità per svolgere progettazioni complesse, come quelle necessarie per accedere, ad esempio, ai fondi Ismea”.

Eppure l’impegno dei vignaioli indipendenti ha anche un profondo valore sociale. Come dimostra l’iniziativa dell’azienda agricola Elena Fucci di Barile (Potenza): “Con il progetto Verha Wines da circa due anni e mezzo abbiamo aiutato i contadini del nostro paese a continuare la loro attività in campagna acquistando le loro uve e trasformandole in vini quotidiani, pagandogli le uve subito e bene, permettendo loro di continuare una tradizione che nel Vulture è quasi secolare”, racconta Andrea Manzani.

La superficie media di ciascuno dei 1.700 viticoltori associati Fivi è di 10 ettari di vigneto e ciascuno produce 75 tonnellate di uva auto per una produzione media di 38mila bottiglie vendute ogni anno.

Cataldi Madonna, azienda di Ofena (L’Aquila) con oltre un secolo di storia oggi guidata dalla quarta generazione rappresentata da Giulia Cataldi Madonna, partecipa al Mercato Fivi sin dalla prima edizione: “Siamo partiti che eravamo in 160, ora siamo più di mille. Sono contenta che la filosofia abbia contaminato anche altre persone che hanno così la possibilità di farsi conoscere in una fiera di nicchia”.

E anche per denominazioni blasonate come Franciacorta, appartenere alla Fivi rappresenta un valore aggiunto, come testimonia Guido Rizzini di Rizzini Franciacorta, a Monticelli Brusati (Brescia). (m.sig.)


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