CINGHIALI, DA CUPELLO VOCE DI DISSENSO CONTRO DIVIETO DI ABBATTIMENTO IN AREE PROTETTE
CUPELLO – “Il problema dell’alto numero dei cinghiali liberi è da tempo una vera emergenza. Un pericolo per l’incolumità pubblica, decine gli incidenti gravi generati da questi ungulati, di cui tre mortali. E poi, ingenti danni alle colture, infatti l’alta presenza di cinghiali unita alla politica agraria comunitaria, che incentiva e premia l’abbandono della coltivazione piuttosto che la tenuta in produzione, sta generando un territorio poco coltivato e con gravi danni anche alla tenuta fisico chimica dello stesso”.
Così in una nota il gruppo consiliare di Cupello (Chieti) Il Cambiamento e l’omonima associazione, che ha organizzato per venerdì 6 ottobre, alle ore 18,00 presso il ristorante l’Arcobaleno sulla strada provinciale 12-Contrada Polercia, un convegno sul tema per fare chiarezza e per sentire dalla viva voce dei protagonisti quali siano le prospettive future.
Al dibattito interverrà l’assessore regionale alle Politiche Agricole e Venatorie Dino Pepe e il consigliere regionale Mario Olivieri, presidente della Commissione Salute. Apriranno i lavori il consigliere comunale Camillo D’Amico a e il sindaco di Cupello Manuele Marcovecchio. Modera Francesco Bottone, giornalista.
“Sempre più spesso”, continua la nota, “gli agricoltori rinunciano a fare domanda di rimborso per danni da animali selvatici, sia per le lungaggini burocratiche che per la scarsa percentuale di indennizzo, che si attesta tra il 30-35% del danno subito”.
“Il problema dell’alto numero dei cinghiali liberi è da tempo una vera emergenza. Un pericolo per l’incolumità pubblica; decine gli incidenti gravi generati da questi ungulati, di cui tre mortali. E poi, ingenti danni alle colture, infatti, l’alta presenza di cinghiali unita alla politica agraria comunitaria, che incentiva e premia l’abbandono della coltivazione piuttosto che la tenuta in produzione, sta generando un territorio poco coltivato e con gravi danni anche alla tenuta fisico chimica dello stesso”.
Si aggiunga che, sempre più spesso, gli agricoltori rinunciano a fare domanda di rimborso per danni da animali selvatici, sia per le lungaggini burocratiche che per la scarsa percentuale di indennizzo, che si attesta tra il 30-35% del danno subito”, continua la nota.
“La Regione Abruzzo, ente preposto a prendere iniziative in merito, non ha ancora intrapreso azioni incisive e definitive. Nell’ultimo periodo, però, si è cercato di avviare una sistematica azione di caccia con il metodo del ‘selecontrollo’ e ‘di soccorso’ ma non in tutta la regione a causa di azioni strumentali e contrarie di alcuni Ambiti territoriali di Caccia”.
“Restano, attualmente, ampie zone del territorio dove nessuna forma di prelievo è ancora ammessa, come le aree di riserva regionali. Proprio in queste aree allignano la maggior parte delle mandrie di cinghiali. Con apposito bando del Psr Abruzzo 2014/2020, che a breve sarà emanato, la Regione Abruzzo ha stanziato 400.000 euro per trasformare la presenza dei cinghiali ‘da problema a possibile opportunità, generando economia e lavoro stabile’. Per accedere al bando, in caso di società, i due terzi debbono essere aziende agricole”.
“I sindaci si trovano, quotidianamente, di fronte a domande d’intervento da parte di cittadini ed agricoltori. Nel recente passato alcuni primi cittadini della provincia di Chieti hanno cercato di agire attraverso l’emanazione di un’ordinanza comune tesa ad abbattimenti selettivi ed immediati, sia per ragione di ordine pubblico ma anche di carattere igienico sanitarie. L’iniziativa, purtroppo, interrotta dal prefetto perché non è ammissibile. Simile iniziativa potrebbe essere fatta sull’intero territorio regionale purché s’evidenzi una precisa volontà politica al riguardo”.
“Per trovare una possibile e duratura soluzione – continua la nota – sarà senz’altro necessario adottare interventi plurali ed articolati in cui la Regione ne assuma la regia e gli Ambiti Territoriali di Caccia vengano investiti di nuove e più attuali responsabilità, anche alla luce della “scomparsa” delle Province per attuazione della legge Del Rio”.
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