ABRUZZO NELLA MORSA DEGLI INCENDI DOPO TAGLIO DI DUE TERZI DEI FONDI ALLA SILVICOLTURA


L’AQUILA – Gli incendi che flagellano l’Abruzzo mettono a dura prova anche la parte dell’agricoltura rivolta alla conservazione e all’utilizzo dei boschi. Difficile ma persino superfluo, per il direttore di Confagricoltura Stefano Fabrizi, fare un bilancio dei danni prodotti dai roghi.

“Il fatto stesso che la forestazione è una branca dell’agricoltura, significa che il danno c’è e non è solo ambientale ma anche economico – dice a Virtù Quotidiane – ci si dovrà porre rimedio. Si può osservare che gli incendi sono indubbiamente ascrivibili a delinquenti che evidentemente trovano piacere a vedere i roghi, ma essi derivano anche da una incapacità della nostra Regione di gestire questo enorme patrimonio economico”.

“Più della metà del territorio abruzzese è coperto da foreste e boschi”, ricorda Fabrizi, che fa osservare come “con i precedenti Programmi di sviluppo rurale sono stati spesi parecchi quattrini, mentre l’attuale Psr ha parecchio ridotto gli interventi”, passando da 30 a 9 milioni di euro destinati alle aree boschive, come ricordato anche dall’ex assessore regionale all’Agricoltura Mauro Febbo.

Quelli finanziati in precedenza sono stati interventi utili a “rendere più facile la possibilità di accedere ai boschi, quindi a intervenire con maggiore capacità e rapidità”.

“I silvicoltori sono fortemente preoccupati di questa situazione – aggiunge Fabrizi – a parte i boschi demaniali ce ne sono anche molti privati. Attualmente la fonte di riscaldamento più diffusa, a parte il gasolio, è quella della legna, che viene approvvigionata dai boschi, e chi lo fa attraverso delle specifiche procedure controllate dalla forestale e dagli enti pubblici, effettua il disboscamento, ma in senso di gestione del bosco, non di rapina. Sono operazioni di gestione che rendono il bosco meno vulnerabile”.

“La quantificazione del danno economico è un esercizio persino inutile – chiosa Fabrizi – la maggior parte del danno è di carattere ambientale, per ricostituirsi un bosco impiega decenni, oltre ai pericoli che si possono determinare per effetto degli incendi come il dissesto idrogeologico”.

Alla scrittrice Dacia Maraini, che sul Corriere aveva imputato, tra gli altri, ai pastori la responsabilità degli incendi che stanno colpendo l’Italia e l’Abruzzo, Fabrizi dice: “Dovrebbe esercitarsi su cose che conosce, gli incendi sono un danno per i pastori, come i pascoli distrutti sul Gran Sasso”.

Danni limitati, invece, all’allevamento.

Pastorizia e transumanza sono ormai un ricordo sul Morrone, ha detto Nunzio Marcelli, dell’associazione regionale produttori ovicaprini Arpo, visto che la mancanza di un ricambio generazionale e una burocrazia certamente non incentivante hanno costretto i pastori a vendere le proprie greggi.

“Fino a trent’anni fa si contavano 3-4mila capi sul versante peligno del Morrone, via i pastori finito il presidio del territorio. Il fuoco ha avuto campo facile per la presenza di arbusti ed erba secca che prima invece veniva pascolata”. (m.sig.)

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